giovedì 6 agosto 2009

Parliamo dell'Iran.



E va bene! Parliamo dell'Iran!
di Aldo Vincent
20 giugno 2009


Mi stupisce ancora oggi la superficialità con cui si trattano le questioni di questo Paese.
Del Terzo Mondo.
Allora cominciamo a parlare del Primo.
Immaginatevi il raccordo anulare di Roma a sei corsie, tre in una direzione e tre nell’altra. Immaginatevi che ad ogni semaforo ci sia un vigile e ad ogni svincolo un Mercedes con due poliziotti stradali. Immaginate che ad ogni svincolo parta una strada a due corsie per ogni direzione per andare in centro attraversando parchi e giardini fioriti. Immaginate che dalla montagna sia stata dirottata l’acqua che costeggia le strade e le tiene pulite. Immaginate che ogni venerdì, i semafori i guardarail e i passaggi pedonali vengano lavati col sapone. Immaginate che se avete caldo potete andare a nord della città e pranzare in uno degli innumerevoli ristoranti costruiti sotto le cascate, al fresco.
Questa è Teheran.
Adesso immaginate di entrare nel caldo opprimente del mezzogiorno, in un autobus o in un taxi collettivo e immaginate che TUTTE le persone profumino di essenze alle rose o alle violette.
Immaginate le donne che lasciano uscire i capelli dai loro fuolards colorati, civettuole e bellissime. Donne che occupano senza differenze luoghi pubblici, uffici privati, sportelli bancari. Donne che rientrate in casa illuminano con la loro allegria la vita familiare.
Questi sono gli abitanti, nobili e fieri.
Sì, ho visto anch’io intere facciate di palazzi con la faccia dell’Imam o dei martiri della guerra. Poi sono tornato in Italia e in via Broletto a Milano c’era un palazzo in restauro e per coprire i tubi Innocenti c’era un pannello alto sei piani con la faccia di Armani. Perché Armani sì e Khomeini invece no?
Chissà.
Di notte quando passavo davanti al grande parco per andare in centro, c’era un’enorme aiuola che si illuminava con la scritta “Allah Akhbar” rossa.
La guardavo esterrefatto perché sembrava la scritta della cocacola al contrario.
Chissà perché un popolo che scrive che Dio è grande è assoggettato ad una teocrazia opprimente, mentre noi che inneggiamo al marchio di una multinazionale saremmo più liberi? Mah!
www.giornalismi.info/aldovincent
Pubblicato da Aldous a
10.22

Tratto da corrieremetapolitico.blogspot.com

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