lunedì 7 settembre 2009

EBREI,NON SEMITI

Fasi espansive del Regno dei Cazari

"Ciò sembra indicare (...) che durante il Medioevo la maggioranza di coloro che professavano la fede ebraica erano cazari. Gran parte di questa maggioranza emigrò in Polonia, Lituania, Ungheria e nei Balcani, dove fondò quella comunità ebraica orientale che a sua volta divenne la maggioranza predominante dell'ebraismo mondiale"
(Arthur Koestler, La tredicesima tribù, Torino 2003, p. 119)



Nell'ultimo anno del governo nazionalcomunista romeno, in seguito alla costruzione di una diga di sbarramento sul fiume Küsmöd il villaggio transilvano di Bözödújfalu rimase sommerso e i suoi abitanti vennero dispersi. Gli antenati della popolazione di quel villaggio, cristiani unitari (ovvero "antitrinitari") fin verso la fine del XVI secolo, avevano adottato elementi d'origine giudaica e avevano assunto il nome di sabbatariani; nel 1869 si erano ufficialmente convertiti al giudaismo rabbinico e avevano costruito una sinagoga (1). Se gli Ebrei di Bözödújfalu erano stati il prodotto della lenta conversione di un'esigua minoranza di Székely (popolazione ungarofona di origine turcica insediatasi sui Carpazi orientali verso gl'inizi del sec. XI), gli Ebrei di un'altra cittadina transilvana, Sfântu Gheorghe (ungh. Sepsiszentgyörgy), affermano di discendere da mercanti turchi giudaizzati, i quali, trasferitisi in quel luogo per sottrarsi alla conquista russa, vi sarebbero rimasti anche dopo il 1360, quando Luigi I d'Ungheria ordinò l'espulsione degli Ebrei dai suoi territori (2). Sempre in Transilvania, tra i fiumi Mureş e Someş, la toponomastica ungherese annovera Kozárd e Kozárvár, due insediamenti che dovrebbero essere di fondazione cazara; ma toponimi del tipo Kozár e Kazár si trovano anche in diverse zone dell'Ungheria (3). Questi ed altri indizi hanno indotto molti studiosi a ritenere che l'elemento cazaro abbia rappresentato un importante ingrediente di quel miscuglio etnico che è la popolazione ebraica dell'Ungheria e della Transilvania: "tra gli Ebrei, quelli in cui è più forte la componente cazara [the most strongly Khazar] sono indubbiamente gli Ebrei ungheresi, discendenti degli ultimi Cazari che fuggirono in Ungheria tra il 1200 e il 1300, dove furono accolti dai loro antichi vassalli, i re ungheresi" (4).
Questo cenno ad un'antica condizione vassallatica dei progenitori degli Ungheresi si chiarisce alla luce delle vicende che precedettero l' "occupazione della patria" (honfoglalás), cioè l'insediamento dell'orda guidata da Árpád nel bacino carpato-danubiano. Gli antenati degli Ungari si erano allontanati dai territori dell'impero cazaro, compresi tra il Caspio, il Caucaso e il Mar Nero; aggirata la Palude Meotide (l'odierno Mar d'Azov), erano passati nella regione detta Lebedia, tra il Don e il Dnestr; poi, a causa della pressione esercitata su di loro da parte dei Peceneghi (un altro popolo turcico), si erano spostati verso sud-ovest prendendo stanza nella "Terra tra i fiumi" (Etelköz), cioè tra il Dnepr e il Basso Danubio. Attaccato da Peceneghi e Bulgari, nell'896 il popolo di Árpád dilagò nella pianura solcata dal Tibisco e dal Danubio.
I nuovi arrivati erano organizzati in una confederazione tribale chiamata On-Ogur ("Dieci Frecce"): oltre alle sette tribù ugriche, tra le quali primeggiava quella magyar di Árpád, la compagine comprendeva anche tre tribù turciche chiamate kabar. Sembra che l'etnonimo kabar significhi "ribelli", in quanto queste tribù si erano presumibilmente ribellate ai Cazari: "alcuni studiosi ipotizzano che la rivolta dei Cabari contro i Cazari fosse stata motivata dal filogiudaismo del re Obadia, ma non esiste nessuna prova definitiva che confermi questa opinione" (5). Altri ancora sostengono che una delle tribù cabare stanziatesi fra il Danubio e il Tibisco professasse il giudaismo (6).
Come in Ungheria e in Transilvania, così anche in Ucraina e in Polonia la toponomastica rivela antichi insediamenti cazari. "In Ucraina e in Polonia - scrive Koestler - esistono parecchi nomi di antiche località, che derivano da 'cazaro' o da 'zhid' (ebreo): Zydowo, Kozarzewek, Kozara, Kozarzow, Zhydowska Vola, Zydaticze ecc. Può darsi che questi fossero un tempo dei villaggi, o anche solo degli accampamenti temporaneamente occupati da comunità cazaro-ebraiche nel loro lungo cammino verso l'occidente. Nomi di località analoghi si possono anche trovare nei monti Carpazi e Tatra e nelle province orientali dell'Austria. Si ritiene che persino gli antichi cimiteri ebraici di Cracovia e di Sandomierz, chiamati entrambi 'Kaviory', possano essere di origine kabaro-cazara" (7).
Per quanto concerne in particolare l'Ucraina, ai dati della toponomastica si possono aggiungere quelli antroponimici: a Kiev e a Odessa è attestato il cognome ebraico Kazarinsky. La presenza dei Cazari in Ucraina risale all'VIII secolo, quando il khanato cazaro portò i suoi confini occidentali alla valle del Dnepr; fin dagli inizi del X secolo una consistente comunità di ebrei cazari si installò a Kiev. "Già dal tempo di Igor, - scrive Solzhenitsyn - la città bassa si chiamava Kozary; Igor vi ha trasferito nel 933 i prigionieri ebrei da Kertch, nel 965 sono venuti prigionieri ebrei dalla Crimea, nel 969 cazari da Itil e Semender, nel 989 da Chersoneso, nel 1017 da Tmutarakan. Studiosi più recenti confermano l'origine cazara dell' 'elemento ebreo' a Kiev nell'XI secolo" (8). Sempre a Kiev, non più tardi del 930, cioè quando la città si trovava ancora sotto il dominio dei Cazari, fu scritta in ebraico la Lettera kievana, che è il più antico documento cazaro di cui attualmente si disponga (9).
Più che legittima appare perciò la conclusione che da questi e da altri dati trae Kevin Alan Brook: "è altamente probabile che i moderni Ebrei dell'Ucraina (ed altri Ebrei aschenaziti) siano in una qualche misura i discendenti [have at least some ancestry] degli Ebrei originari della Rus' kievana, Cazari inclusi (...) Tradizioni orali del secolo XIX fanno ritenere che discendenti dei Cazari abbiano continuato a vivere in Ucraina fino a tempi recenti" (10).
D'altronde già Avrakham Garkavi aveva sostenuto, nell'Enciclopedia Giudaica pubblicata a San Pietroburgo negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione d'Ottobre, che l'ebraismo russo è stato formato da "ebrei provenienti dalle rive del Mar Nero e dal Caucaso", i quali adottarono lo yiddish solo nel XVII secolo.
Una posizione analoga è quella espressa da Peter Golden in relazione all'origine cazara degli Ebrei della Lituania e della Russia Bianca: "E' molto probabile che elementi cazari giudaizzati, specialmente quelli che si erano acculturati nelle città, abbiano contribuito alla formazione delle comunità ebraiche slavofone della Russia kievana, le quali vennero definitivamente assorbite da Ebrei di lingua yiddish che dalla Polonia e dall'Europa centrale entrarono in Ucraina e in Bielorussia" (11).

1. Raphael Patai, The Jews of Hungary: History, Culture, Psychology, Wayne State University Press, Detroit, 1996, pp. 157 e 159-160.
2. Kevin Alan Brook, The Jews of Khazaria, Rowman & Littlefield Publ., Lanham-Oxford, 2006, p. 169.
3. Hansgerd Göckenjan, Hilfsvölker und Grenzwächter im mittelalterlichen Ungarn, Franz Steiner, Wiesbaden, 1972, pp. 40-41.
4. Monroe Rosenthal - Isaac Mozeson, Wars of the Jews: A Military History from Biblical to Modern Times, Hippocrene Books, New York, 1990, p. 224.
5. K. A. Brook, The Jews of Khazaria, cit., p. 164.
6. István Herényi, A magyar törzsszövetség törzsei és törzsföi [Le tribù e i capi tribali dell'alleanza tribale magiara], "Századok", 116, 1 (1982), pp. 68-70.
7. Arthur Koestler, La tredicesima tribù. Storia dei cazari dal Medioevo all'Olocausto ebraico, UTET, Torino, 2003, p. 115. Cfr. K. A. Brook, The Jews of Khazaria, cit., p. 172.
8. Aleksandr Solgenitsin, Due secoli insieme. Ebrei e Russi prima della rivoluzione, Controcorrente, Napoli, 2007, vol. I, p. 15.
9. Norman Golb - Omeljan Pritsak, Khazarian Hebrew Documents of the Tenth Century, Cornell University Press, Ithaca, 1982.
10. K. A. Brook, The Jews of Khazaria, cit., p. 177.
11. Peter B. Golden, An Introduction to the History of the Turkic Peoples, Otto Harassowitz, Wiesbaden, 1992, pp. 243-244.


Scritto da Claudio Mutti il 18.07.2009.

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