giovedì 23 settembre 2010

Una cerimonia ancestrale inaugura il summit dei popoli sul clima


La Venus di Willendorf
Da: greenreport Mercoledi,22/09/2010                                 
La Pacha Mama
La Conferencia Mundial de los Pueblos sobre el Cambio Climático y los Derechos de la Madre Tierra (Cmpcc) di Tiquipaya-Cochabamba, è stata inaugurata ieri da una cerimonia ancestrale (waj´ta, in lingua aymara) alla quale hanno partecipato degli amautas andini (sacerdoti) e rappresentanti dei popoli autoctoni di tutto il mondo. Ecco come la descrive Rubén Sandi sul bollettno della Conferenza curato dall'agenzia boliviana Abi: «Con l'uluare del pututus (strumento a fiato costruito con il corno di manzo), flauti di Pan, strumenti tipici delle Ande, con offerte tradizionali ed abiti multiculturali multicolori, gli amautas hanno chiesto permesso al "Padre Cosmos" e alla "MadreTierra" perchè sostengano le posizioni a favore della natura e dell'umanità». Gli sciamani hanno messo sull'offertorio feti di camelidi, fiori, dolci, lamine di stagno, piombo e bronzo, alcool, vino di coca, incenso, resine e rappresentazioni di animali e beni terreni, poi hanno appiccato il fuoco e hanno dato vita, accompagnati da gruppi di popoli autoctoni in abiti tradizionali, ad una processione lungo i 4 punti cardinali per dare la forza spirituale necessaria ai più di 20 mila rappresentanti dei popoli autoctoni, degli ambientalisti e dei movimenti sociali riuniti nello stadio di Tiquipaya. Dopo la ceremonia ancestrale hanno parlato i rappresentanti dei popoli indigeni dei 5 continenti, concordi sulla necessità di realizzare un organismo mondiale per la difesa dei diritti di Pachamama, la Madre Terra in aymara.
Poi ha preso la parola l'attesissimo ed applauditissimo presidente della Bolivia, Evo Morales, che in un discorso di un'ora ha ribadito: «La crisi climatica non è una causa ma un effetto del sistema capitalista» ed ha chiesto di «Produrre alimenti ecologici, in línea con la cultura alimentare dei popoli indigeni ancestrali e in contrapposizione all'industria degli alimenti transgenici e gonfiati a base di ormoni sintetici e chimici, come ad esempio la bibita gassata Coca Cola, uno degli emblemi del sistema capitalista».
Morales ha detto ai delegati della Cmpcc: «Dobbiamo mangiare quinoa», il grano andino che fruttifica nelle Ande sudamericane ad alto valore proteico e vitaminico, «Nelle ultime settimane abbiamo sentito dire alla Fao che la quinoa é il miglior alimento del mondo». Il presidente boliviano ha magnificato anche il valore curativo degli infusi vegetali con i quali gli indios delle Ande combattono le loro malattie: «I fratelli e le sorelle dell'oriente e dell'occidente, sanno esattamente come ci curiamo con il mates, con il cosiddetto mate di coca, di manzanilla, di wira wira, sono i mgliori medicamenti che hanno i popoli indígeni originari», poi ha chiesto di rifiutare i farmaci basati su principi attivi sintetici che stanno invadendo la cultura curativa nativa arrivando dall'Occidente, senza per questo opporsi alla medicina scientífica propiamente detta. «Quando ci fa male il capo che fa la medicina occidentale? Ci porta un Alkaseltzer (un analgesico e febbrifugo a base di acido acetilsalicilico) e questa medicina occidentale cura bene il dolore di testa, però genera un altro dolore allo stomaco. Questa medicina occidentale sistema una cosa, però ne rompe due nel nostro corpo umano», Morales ha anche denunciato l'effetto chimico delle bevande gassate che contengono sostanze chimiche persistenti e dannose: «C'è qualcosa che ha attirato la mia attenzione sulla Coca Cola, tutti, putroppo, beviamo Coca Cola, però vi racconto un aneddoto: quando si ottura il bagno (Wc), che cosa facciamo? Chiamiamo l'idraulico, un esperto per sturare il water. Se però l'idraulico, con i suoi diversi strumenti non può risolvere la situazione, ci chiede: «Dammi 5 bolivianos, 8 bolivianos". Perché? Per comprare la Coca Cola. Compra la Coca Cola e la versa nella tazza del water, passa qualche minuto e questa stasa la tazza del bagno».
E' evidente che a Cochabamba siamo molto lontani dall'asettiche ed ipertecnologiche stanze della Cop 15 dell'Unfccc di Copenhagen e che Morales parla un linguaggio comprensibile a tutti, quasi per parabole moderne, aderente alla vita quotidiana dei popoli autoctoni, ma questo non gli ha impedito di criticare duramente la produzione di alimenti geneticamente manipolati e le sovvenzione che ricevono da alcuni governi europei e soprattutto degli Usa: «Usano combustibili e prodotti chimici per produrre Ogm, però risulta che gli Ogm dovrebbero servire per mangiare, ma non servono ad alimentarsi, questa è la profonda differenza cha abbiamo con l'Occidente e con i modelli sviluppisti o della modernizzazione. E' un affronto la produzione agroindustriale di tuberi che, prodotti in modo naturale in America latina, servirono a placare la fame in Europa nei secoli XVI e XVII. Bastano solo due esempi: la papa (patata, ndr) olandese e la papa originaria nativa. La patata olandese può produrre ogni tre mesi, quattro volte all'anno, questa patata olandese contiene sicuramente ormoni di pesce e le papas sono certamente,grandi e belle, però voglio dirvi che queste papas non sono per alimentarsi, mentre la papa originaria, come sanno i fratelli, chiamata papa imilla, la papa llokalla (in criollo) e molto saporita e molto nutriente».
Morales ha messo in guardia i delegati della Cmpcc anche sugli effetti negativi del consumo di carne di pollo sulla salute umana : «Quando parliamo di pollo, il pollo che mangiamo, è carico di ormoni femminili, per questo gli uomini quando mangiano questo pollo hanno deviazioni nel loro essere uomini». E Morales, un aymara di 50 anni con una folta e lucente capigliatura, sfotte gli occidentali: «Tra le altre carenze, c'è la calvizie precoce, così come le accelerazioni irregolari del metabolismo delle donne all'inizio della vita riproduttiva. La calvizie che ci sembra normale è una malattia in Europa, quasi tutti sono calvi, e questo è per le cose che mangiano, mentra tra i popoli indigeni non ci sono calvi, perchè noi mangiamo altre cose».
Morales, ha chiesto anche di evitare l'uso di contenitori di plastica, che diventano spazzatura e degradano l'ecosistema. Dopo aver presentato, a volte in tono scherzoso, le malattie provocate dall'ingestione di cibi Ogm, ha chiesto di riconoscere gli usi culturali e soggetti ai saperi ancestrali dei popoli autoctoni del pianeta, rappresentati dalla Cmpcc, «Che si materializzano nella popolazione subandina dei Tiquipaya» e ha concluso: «Siamo qui riuniti per recuperare, rivalorizzare l'esperienza dei movimenti sociali del mondo, ma soprattutto del movimento indigeno originario, come una vera alternativa ai modelli di sviluppo. Dato che vengo da questa importante area voglio prendere l'esperienza dei nostri antenati, la conoscenza, l'esperienza sulla vita e la terra, più conosciuta in Bolivia come Pachamama, o dagli scienziati, dagli storici, sociologi, antropologi, come il pianeta Terra. La filosofía che incarna la cultura della Pachamama si contrappone globalmente a quello che postula il sistema capitalista di arricchimento a tutti i costi. Quindi, giungo alla conclusione che il capitalismo rapina la Madre Terra per saccheggiare le sue risorse, per sfruttare i loro figli e figlie, per avvelenare i loro fiumi e laghi (...) Il capitalismo è il primo nemico dell'umanità. E il sinonimo dell'inazione, della disuguaglianza, della distruzione del pianeta terra. Invece, la dottrina ancestrale comunitaria dice che "l'uomo e la donna sono parte della terra, da lei veniamo ed a lei torniamo quando muoriamo, per questo non si può vendere la terra"».

Così come per noi mussulmani da Allah veniamo e ad Allah torniamo! (Nota di Janua Coeli)



martedì 21 settembre 2010

QUAESTIONES SICILIANAE.


                                                              


Che cos’è la Sicilia? Un’appendice insulare della penisola italiana? L’ombelico del Mediterraneo?Un ponte naturale tra l' Europa e l’Africa? Fra queste ed altre possibili rappresentazioni, quale è che meglio corrisponde alla sua visione della Sicilia come luogo della geografia culturale?
Sicuramente è un ponte naturale, ma non solo tra l’Europa e l’Africa. Grazie alla propria identità “trialettica”, infatti, ovvero essere partecipe di tre distinti destini culturali – uno volgente al nord, l’altro al sud, l’arco ionico ad est – la Sicilia si salda anche con l’Oriente del quale eredita il patrimonio spirituale e, con questo, una precisa antropologia: quel richiamo del sangue che fa di ogni siciliano un enigma. È nella specificità del siciliano l’essere attento al mistero, alla segretezza e all’omertà, che non è una deriva mafiosa bensì l’arte di “diventare uomo”. In Sicilia l’universalità è un istinto. Il paradigma per eccellenza resta quello di Federico II, il tedesco che volle farsi arabo per vivere in Sicilia.
Quale, fra tutte le eredità storiche stratificatesi sul territorio della Sicilia, ha agito più profondamente nella formazione dell’identità siciliana? La greca? La romana? La bizantina? L’araba? La normanna?
Leonardo Sciascia sosteneva, e non a torto, che tra tutti gli innesti, più di tutti è quello arabo che ha determinato la carta d’identità della Sicilia e per carta possiamo aggiungere anche quella geografica. Una semplice traslitterazione della toponomastica, infatti, dall’alfabeto latino a quello greco, non comporterebbe alcun cambiamento nella enunciazione dei nomi di città, contrade e valloni. Allo stesso modo con i cognomi delle persone. Nella stragrande maggioranza sono di derivazione araba. Ciò non significa che anche le altre eredità siano state cancellate, anzi, la miscela più affascinante s’è data con la doppia radice genitoriale arabo-normanna; ma se c’è un marchio che si è impresso nella viva carne della Sicilia quello è il marchio dell’Islam. È stato il lievito che la Sicilia non ha mai cancellato nella propria memoria se è vero che perfino il cattolicesimo popolare, nel rammemorare il martirio di Cristo, ha mutuato da Ashurà i riti della Passione. E l’identità svela il proprio debito alla paideia mussulmana anche nella vita quotidiana, nella elaborata estetica siciliana e perfino nei codici sociali. Basti ricordare che il S a b b e n e d i c a, ovvero, “la Benedizione di Dio su di voi”, tipico saluto siciliano, è la traduzione del Salam Aleikum.

INTERVISTA A PIETRANGELO BUTTAFUOCO*
di Claudio Mutti
Deve essere precisato che il testo da noi riportato è solo l'inizio di una intervista a Buttafuoco,il cui testo integrale si trova sul n.2/2010 di "Eurasia".

sabato 18 settembre 2010

Invidiosi di Dio


Scritto da SILVIA VALERIO
4 settembre 2010



Lo so: la questione è aspra. C’è una donna che rischia di morire di una morte non certo dolce e ce n’è un’altra che è la consorte di uno degli uomini più potenti della terra, il presidente della Francia. La prima donna è Sakineh, accusata di omicidio e adulterio e perciò condannata alla lapidazione. Intorno, c’è lo sdegno del mondo occidentale, cui il giornale dell’area più rigorosa dell’islamismo iraniano ha dato uno schiaffo non da poco, definendo Carla Bruni (se possiamo prestare fede ai traduttori) “puttana italiana” e poi sentenziando che meriterebbe anche lei di morire per la condotta sentimentale non proprio limpida di cui si è illustrata. Lo so: correrò un rischio enorme a dire ciò che penso anche stavolta, ma non mi pare decente e giusto non farlo.
C’è un paese, nel mondo globalizzato e disumanato (dal consumismo, dal materialismo, dal poco onorevole gioco del “futti compagni”), che ancora palpita di spiritualità, di misticismo, di fervore per il divino, l’Iran.
Certo anche lì vi saranno sacche di corruzione, di indifferenza, di sciatteria interiore, di brutalità intemperante, ma la sua propensione, antimoderna, allo spirituale è innegabile, evidente. Soprattutto per contrasto. Guardate il nostro paese, dove una partoriente è appena rimasta vittima di una rissa tra medici. Guardate l’America, dove un’intera cittadina è stata tenuta all’oscuro della fuoriuscita di benzene dalla raffineria locale, fino a che una persona per famiglia si è ammalata. Guardatevi intorno, leggete tra le righe, ammettiamolo una buona volta che, tra corruzione, clientelismo, le mafie delle amicizie, delle raccomandazioni, tra padrini senza scrupoli e padroni senza qualità, non ce la passiamo troppo bene. Si è già esaurita l’eco delle risate con cui faccendieri ben ammanicati hanno salutato il terremoto in Abruzzo? La ‘battaglia della memoria’, a questo proposito, non è stata condotta con efficacia? Gli intellettuali zelanti avevano altro a cui pensare? Era troppo poco chic, troppo poco utile, troppo da vergognarsi come battaglia? Perché, in fondo, nessuno è perfetto?…
Ecco: questo è il punto. Qui si recita in continuazione questo mantra osceno, “nessuno è perfetto”, e si pretende che la norma ne tenga conto, che la legge ne sia rispettosa, che anche Dio si conformi, che smetta di essere perfetto, che sia discutibile, emendabile. In Iran no: non si sono ancora rassegnati. Hanno una norma che Dio ha dato loro e quella rispettano, e quella norma vuole che il pudore, la lealtà, la splendida differenza tra i viventi siano i cardini dell’esistenza. E della politica. Io non ho la grazia di credere in un Dio, non so come si fa, non ho avuto forse la fortuna di vivere in un mondo e in un tempo che me la ispirassero, ma riesco a immaginare che gioia profonda, inarrivabile sarebbe destinare la vita alla venerazione di un Dio, al rispetto dei suoi precetti, al ricordo della sua fulgida potenza, della sua totale e trepidante benevolenza. Come ci permettiamo noi occidentali di intrometterci nell’amore dell’Iran per il suo Dio? Come abbiamo potuto diventare così cinici, così cupi, così disumani da non tollerare che il mondo ospiti più nazioni concentrate intorno al proprio Dio? Come possiamo accettare che vengano messi sullo stesso piano i discorsi del Profeta Maometto e i sofismi di Bernard-Henri Lévy? Come possiamo bandire così violentemente la verità dai nostri cuori e dal nostro paese, rinunciando a dire che la condotta sentimentale della première dame di Francia è, quanto meno, discutibile? Come possiamo non poter sospettare ad alta voce che il suo per Sarkozy non sia esattamente ‘vero amore’? O sospettare lo stesso di una Elisabetta Tulliani? Come possiamo non ricordare che dove c’è l’adultero c’è la vittima dell’adulterio? Per dirla più volgarmente: dove c’è il cornificatore, c’è il cornificato? Vi piace tanto vivere nell’incertezza continua della fedeltà del vostro compagno, amico, consorte, presidente, capo? Non vi rendete conto che, di questo passo, rendiamo la lealtà una cosa fuori moda? La schiettezza un peccato di ingenuità? E che così agevoliamo l’ascesa dei più spregiudicati, di più meschini, dei più cinici e bari? Che così ridiamo ancora sulle spalle dei terremotati dell’Aquila, della partoriente di Messina mutilata dai capricci del personale medico, sui polmoni devastati dal benzene di quegli americani tenuti all’oscuro della fuoriuscita di sostanze tossiche?
Noi occidentali siamo diventati chiassosi da quando non sappiamo più ascoltare la musica delle sfere; siamo diventati ciarlieri, invadenti. Ora vorremmo fare irruzione in Iran e portare, insieme, la nostra più fortunata invenzione, la democrazia, e l’altra, di cui non ci vantiamo troppo, l’oblio. Vorremmo insegnare all’Iran a dimenticare il suo Dio, a perderlo per strada come è successo a noi con tutti gli dèi minori, gli dèi che presiedono all’etica, vorremmo che anche l’Iran non fosse perfetto. Siamo gelosi del suo amore per Allah, siamo invidiosi della grandezza di Allah. E cianciamo e cianciamo, per dimenticare anche questo: quanto siamo maligni, quanto siamo bari.
Pubblicato da Silvia Valerio sul suo Blog.


giovedì 16 settembre 2010

Rogo Corano - Discorso Ayatollah Khamenei: dietro al sipario c'è il sionismo. Attenti perche’ il Cristianesimo non c’entra nulla


 



                                                                      






 TEHERAN – Discorso importantissimo e completo, pronunciato lunedì sera dalla guida suprema iraniana sulla questione dei testi del Corano bruciati negli Usa.
pubblicata da Paola Folchi il giorno mercoledì 15 settembre 2010 alle ore 8.38



“In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
Disse il Signore Invincibile e Saggio
«Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi»(Corano, Sura al-Hijr, versetto 9/ndr)

O amato popolo dell’Iran! O grande Umma dell’Islam!

L’offesa folle e odiosa e ripugnante al nobile Corano che si è potuta verificare in America per via della sicurezza poliziesca regnante in quel paese è stato un incidente molto amaro che non può essere considerato solo come un’azione stupida di qualche elemento mercenario e privo di valore.
Si è trattato di una azione coordinata dai centri che a partire da anni fa’ hanno reso propria priorita’ la diffusione dell’islamofobia e dell’anti-islamismo ed hanno usato centinaia di metodi e migliaia di strumenti propagandistici e militari per lottare contro l’Islam ed il Corano.
Questo è un’altro anello della vergognosa catena che iniziò con il tradimento dell’apostata Salman Rushdie e che poi è andata avanti con l’azione del maligno vignettista danese e con decine di film di Hollywood e che oggi è giunta qui a questo repellente teatrino.
Dietro al sipario questa volta chi c’è?
“La riflessione su questo andamento maligno che in questi anni è stato accompagnato dalle operazioni criminali in Afghanistan e Iraq e Palestina e Libano e Pakistan non lascia dubbi sul fatto che la progettazione e l’attuazione di questi complotti viene effettuata dai capi del sistema imperialista e dai think-thank sionisti che hanno la maggiore influenza sul governo americano e i suoi organi di sicurezza e militari come avviene pure per il governo inglese e alcuni paesi europei.
Questi sono gli stessi che le ricerche indipendenti ritengono i veri responsabili dell’attacco alle torri nell’11 Settembre. Quella tragedia diede una scusa per l’attacco all’Afghanistan e all’Iraq all’allora presidente criminale dell’America e lui annunciò una crociata e in base alle notizie quella stessa persona ieri ha detto che con l’ingresso della Chiesa, quella crociata è ormai completa.
L’obbiettivo della recente azione repellente è coinvolgere la gente comune e la societa’ cristiana nella lotta contro l’Islam e i musulmani, azione che con l’intromissione della Chiesa, vuol essere fatta sembrare religiosa e che vuole distrarre i popoli musulmani dalle questioni e dagli sviluppi della situazione in Medioriente e nel mondo islamico.
Questa azione odiosa non è l’inizio di una corrente ma una fase di un processo a lungo termine orchestrato dal sionismo e dal regime americano. Oggi tutti i capi dell’imperialismo e le guide della rinnegazione del divino si sono schierate contro l’Islam.
L’Islam è la religione della liberta’ e della moralita’ ed il Corano, è il libro della Misericordia, della Saggezza e della Giustizia. Il dovere di tutti i difensori della liberta’ del mondo e di tutti i fedeli delle religioni abramitiche è di stare a fianco dei musulmani e di lottare contro la perfida politica dell’anti-islamismo.
I capi del regime americano non possono assolversi dal concorso in questo crimine con le loro dichiarazioni ingannevoli e prive di senso. Sono anni che tutte le sacralita’ e i diritti e la dignita’ di milioni di musulmani indifesi in Afghanistan e Pakistan, Iraq e Libano e Palestina vengono calpestati. Centinaia di migliaia di persone uccise, decine di migliaia di donne, uomini e bambini fatti prigionieri, torturati, rapiti e milioni di persone resi senzatetto o resi invalidi. Tutti questo per cosa? Con tutti questi dolori sopportati perchè nei media occidentali il musulmano è il simbolo della violenza e il Corano e l’Islam vengono presentati un pericolo per l’umanita’? Chi riesce a credere che in tutto questo incredibile complotto non ci sia l’intromissione delle lobby sioniste annidate all’interno del sistema governativo dell’America?



Fratelli e sorelle musulmani in Iran e in tutto il mondo!    

Ritengo necessario ricordare a tutti alcuni concetti:
Primo: Questo incidente e quelli avvenuti in passato dimostrano chiaramente che ciò che oggi viene aggredito dal sistema mondiale dell’imperialismo è il fulcro dell’Islam e del nobile Corano.
L’inimicizia esplicita degli imperialisti nei confronti della Repubblica Islamica è motivata dall’inimicizia esplicita dell’Iran con l’imperialismo; i nemici fingono di non avere problemi con l’Islam ed i musulmani ma ciò è una grande bugia ed un inganno satanico.
Loro sono nemici dell’Islam e di chiunque sia fedele agli insegnamenti di questa religione e di qualsiasi cosa che sia simbolo di questa religione.
Secondo: Questa serie di azioni odiose contro l’Iran ed i musulmani è motivata dal fatto che l’Islam in questi ultimi decenni è stato sempre più luminoso ed ha appassionato sempre i più i cuori della gente nel mondo islamico e persino in Occidente. E ciò perchè la Umma islamica è più sveglia di sempre e i popoli islamici hanno deciso di strappare le catene di due secoli di colonialismo che li affliggono.
L’incidente dell’offesa al Corano ed al profeta con tutto il suo sapore amaro contiene anche una buona novella, il sole splendente del Corano brillera’ sempre piu’.
Terzo: Tutti dobbiamo sapere che l’incidente recente non c’entra nulla con la Chiesa e con i cristiani e il teatrino di qualche stupido reverendo mercenario non va confuso con il Cristianesimo e il clero di questa fede.
Noi musulmani non faremo mai nulla di simile con le sacralita’ delle altre religioni. La guerra a tutto campo tra musulmani e cristiani è volere dei nemici e di uomini folli. Il Corano ci insegna di fare il contrario e di non offendere.
Quarto: Oggi tutti i musulmani ritengono il governo americano e i suoi politici i responsabili di questo incidente. Se il governo americano è veramente sincero nel dire di non aver avuto alcun ruolo in questo incidente deve dimostrarlo con l’arresto e il processo dei responsabili di questa azione che hanno offeso i sentimenti di 1 miliardo e mezzo di musulmani di tutto il mondo.



Pace sui servi benefattori di Allah
Seyyed Ali Khamenei
22 Shahrivar 1389(13 Settembre 2010/ndr)

PRESO DA http://www.facebook.com/#!/note.php?note_id=437718983983&id=1174873512
http://italian.irib.ir/notizie/islamoccidente/item/84995-ayatollah-khamenei-dietro-al-sipario-c%C3%A8-il-sionismo
pubblicato da muamer hasanagic muamer 15/set/2010






















domenica 12 settembre 2010

LE ORIGINI SUFICHE DEL GRAAL



Farid alDìn Attar, è uno dei più grandi maestri
del sufismo che visse nel
Khorasàn tra il XII e il XIII secolo.
A lui si deve il libro “ Il detto degli uccelli “. Si                         
tratta di un libro di iniziazione sufi,
che trae ispirazione direttamente dal Santo
Corano ( An-Naml : 22,25 ).

Quando un sufi dice di parlare il linguaggio degli
uccelli, si tratta dei concetti di
quella cerchia di sufi emblematizzati da trenta
uccelli (si morg) che vanno
alla ricerca del mitico Simorg o Simurgh (araba
fenice, o santo Graal).
Ma torniamo all’opera di Attar
Il motivo di tanto interesse poetico nel viaggio
degli uccelli è che tali animali rappresentano il
simbolo dell'anima che, impigliata nei legacci del
corpo, anela il ritorno all'Unità originale. E il
linguaggio degli uccelli è la lingua esoterica per
eccellenza, alla quale lo stesso Corano,come
dicevo, dedica una citazione mettendola sulla
bocca di Salomone (sura XXVII).
Nel Poema di Attar, si narra di un folto gruppo
di uccelli ai quali l'upupa, che per la sua cresta                                     
sembra cinta di corona nobile, si rivolge
esortandoli a raggiungere Simurgh, il loro mitico
re, che dimora in terre lontane e sconosciute.
Nel Corano, ancora, l'upupa è messaggera di
Salomone presso la regina di Saba e non può
sfuggire l'analogia con la guida di Dante,
Virgilio, nel suo viaggio ultraterreno. Trattandosi
di un viaggio sconosciuto e misterioso non può
essere compiuto senza qualcuno che conosca la
strada. Gli uccelli incarnano gli attributi della
personalità umana e ciascuno di loro, infatti,
muove obiezioni all'invito dell'upupa, trova
scuse e pretesti per mostrarsi esitante.
L'upupa risponde con pazienza alle loro spesso
ipocrite argomentazioni. Alla fine lo stormo
partirà ma, altro simbolismo, solo trenta uccelli
su centomila arriveranno alla meta. Simurgh
significa 'trenta uccell' e raggiungere Simurgh si
configura, quindi, come l'approdo allo specchio
della verità essenziale dei trenta superstiti.
Il viaggio si conclude con la scoperta della
identità e unità dell'anima con il Principio
Universale
Il ritorno all'origine comporta quindi una strage
di egoismi e falsi attributi umani. Il viaggio si
realizza, come l'upupa aveva annunciato e
descritto, attraversando sette ardue valli, e ciò
che sopravvive deve annichilirsi per poter
rinascere ad una vera Coscienza. Le valli,
simbolo delle tappe dell'evoluzione interiore,
sono quelle della Ricerca, dell'Amore, della
Conoscenza, del Distacco, dell'Unificazione,
dello Stupore, della Povertà. I dialoghi sono
inframmezzati da racconti aneddotici che
rinforzano il carattere didascalico e sapienziale
del poema.
Riporto brevemente qualche passo solo per dare
una idea del suo tenore.
Parla l'upupa:                                                                                      
"Amici uccelli, in verità io sono il messaggero
del divino, l'inviato dell'invisibile…io ebbi
udienza un giorno da Salomone e per questo
divenni eminente tra i suoi sudditi…noi abbiamo
un re senza rivali che vive oltre la montagna di
Qaf. Il suo nome è Simurgh ed è il sovrano di
tutti gli uccelli. Egli ci è vicino ma noi siamo ad
una distanza infinita da lui… La sua dimora è
protetta da gloria inviolata. Il suo nome non è
accessibile a ogni lingua… Se vi avrò come
compagni sarete a corte i più intimi confidenti
del re. Liberatevi dalla vostra miope
presunzione! Chi mette in gioco la vita per lui si
libera da se stesso, sulla via dell'amato egli va al
di là del bene e del male. Abbandonate la vostra
vita e iniziate il cammino, avvicinatevi a quella
corte a passo di danza!
I pretesti di tutti gli uccelli:
Noi che siamo una turba di deboli e inetti, privi
di penne e di ali e di corpo e di spirito, come
potremo giungere sino al nobile Simurgh se non
in virtù di un miracolo? Quale relazione può
esistere tra noi e lui? Se davvero esistesse un
rapporto tra noi, non dovremmo forse desiderare
di cercarlo? Egli è come Salomone, noi siamo
miserabili formiche: considera attentamente il
suo rango e commisuralo al nostro. Una formica
precipitata nel fondo di un pozzo può forse
giungere a Simurgh contando sulle sue forze? E
perché mai un principe dovrebbe divenire amico
di un miserabile?
L'upupa così rispose.
O inconcludenti! Da cuori a tal punto inariditi
come potrà stillare autentico amore? Miserabili
creature, fino a quando durerà la vostra ignavia?
Passione e aridità non possono coesistere e
chiunque aprì gli occhi all'amore andò a giocarsi
la vita a passo di danza.
Ecco, le immagini del Popolo Migratore,
mostrano che questi antichi poeti, sapevano
osservare la Natura molto bene, al punto da
trarne simbologie universali. Sapevano molto
bene che il cuore umano, in quanto contenente
un atomo di assoluto, va osservato come
fenomeno naturale.
Il viaggio è una prova davvero dura", dice la
voce narrante mentre le immagini mostrano
scene di abbattimenti da cacciatori e carcasse
scheletrite nel deserto. Le danze rituali delle gru
e degli altri uccelli riempiono i luoghi delle loro
soste, lungo le rotte del viaggio, come chi si sia
affidato alla forza naturale dell'amore. La
classica formazione di volo a cuspide delle oche,
che l'operatore riesce a farci seguire come se
fossimo uno di loro, toglie ben poco alla fatica
meccanica del viaggio ma dona tutto dal lato
essenziale dell'energia solidale del gruppo che
avanza verso una meta di un altro continente.
Quando al fine le oche ritornano al luogo da
dove sono partite la voce narrante dichiara: "La
promessa del ritorno è stata mantenuta". Non
tutte sono tornate. Forse sono più di trenta su
centomila e viene spontaneo chiedersi se noi,
esseri evoluti, siamo in grado di riconoscere e
mantenere le promesse verso il nostro destino,
affrontando decimazione e morte simbolica.
Attar vuole ricordare a tutte le genti delle epoche
susseguenti che l'uomo ha un destino naturale
più arduo, percepibile solo con il cuore, che non
può non affrontare.
Le sue promesse sono state pronunciate in altri
luoghi.
Il popolo dell'uomo ha itinerari lungo altri
mondi.
Il popolo dell'uomo vola con le ali del cuore.
La meta del suo ritorno è tra le stelle.
Chi ha avuto la fortuna di leggere il capolavoro
di Wofram von Eschenbach, non può fare a
meno di
non collegare Simurgh con Anfortas : anche se in
maniera non del tutto identica, la matrice è più
che
evidente, oltre che all’esoterista, anche ad un
attento osservatore.
Ma permettetemi di parlare ancora del poema di
Attar, pieno di immagini su fiche che riempiono
le sue pagine con aneddoti di antichi saggi,
includendo altresì il famoso Khidr, la guida
nascosta dei sufi.
Gli uccelli, che rappresentano l’umanità,
vengono raggruppati da un’upupa, il sufi, che
propone loro di partire alla ricerca del loro
misterioso re. Questi, come abbiamo detto si
chiama Simurgh e vive sulla montagna di Qaf ( e
qui possiamo fare riferimento a Montsalvage di
Wolfram V.E. nel Parzival ).
Ogni uccello, dopo l’iniziale accettazione del
sapere dell’esistenza del re, inizia ad avanzare le
proprie scuse perché lo esonerino dal prendere
parte al viaggio per cercare il re nascosto.
L’upupa, dopo aver ascoltato le lamentele di
tutti, replica con una favola che illustra come sia
inutile preferire quello che si ha o si può avere a
quello che si dovrebbe avere.
Tornando quindi alle radici del Graal, oltre a
quanto abbiamo detto finora, non va dimenticato
il fratello di Parzival, che suo padre ebbe in
Oriente…né va dimenticato altresì che nell’opera
di Wolfram, il Graal è una pietra, che le frequenti
traduzioni chiamano ( in modo storpiato ) “ lapsit
exillis “. E’ in virtù di questa pietra che la fenice
si riduce in cenere, ma dalla cenere rinasce alla
vita; è grazie a questa pietra che la fenice si
trasforma per riapparire in tutto il suo splendore,
più bella che mai….”Questa pietra ( dice
Wolfram ) dà all’uomo una tale forza che le sue
ossa e la sua carne ritrovano subito la loro
giovinezza : Viene anche chiamata Graal “ .
Non posso fare a meno perciò, di proporvi questi
passi così attinenti a quanto abbiamo detto, tratti
appunto dal Parzival di 
Wolfram Von Eschenbach :

“ Vive là una schiera armata,
vi dirò del loro cibo.
E' una pietra che li nutre,
di una specie molto pura.
Se voi nulla ne sapete                                                   
vi dirò come si chiama:
è il suo nome lapsit exillis.
Per virtù di quella pietra
la fenice si distrugge
e rinasce dalle ceneri.
Così muta la fenice
e risplende molto chiara
ed è più bella di prima.
Non c'è un uomo sì malato
che un dì guardi quella pietra
e che muoia in sette giorni.
Per lui resta fermo il tempo,
il suo aspetto più non cambia,
e se guarda quella pietra,
fosse anche per due secoli,
poi rimane esteriormente
come era in gioventù,
solo che incanutisce.
Questo avviene a donne e a uomini.
Quella pietra dona all'uomo
una forza così grande
che il suo corpo resta giovane.
E' una pietra il Santo Graal:
vi discende un messaggero
che le dà virtù sublime.
Ecc…

Qui è facilmente ipotizzabile che la definizione
originaria fosse “ lapis e coelis “, cioè “ pietra
caduta dal cielo “, secondo un’etimologia
riconducibile alla tradizione della Cabala e della
Mecca.

di Mario Madia - tratto dal N° 6 di Lex Aurea



Powered By Blogger