giovedì 1 ottobre 2009

IL DISCORSO DI AHMENIDEJAD ALL'ONU


Fonte: http://www.corriere.it/romano/09-09-29/01.spm

"Riguardo all’ intervento di Ahmadinejad e Gheddafi all’ Onu, un lettore scrive che certi personaggi non dovrebbero essere autorizzati a servirsi del proprio seggio per minacciare e calunniare un altro Paese o per attaccare l’ Onu stessa (Corriere, 25 settembre). Io penso invece che per raggiungere la pace qualche volta bisogna dar voce anche al più atroce «nemico». D’ altro canto il muro contro muro non ha mai risolto nessun problema. In ogni caso non dobbiamo dimenticare che per combattere certi soprusi abbiamo un’ arma potentissima, che consiste nell’ abbandonare la piazza quando questi prendono la parola. Come hanno fatto i delegati del nostro Paese nell’ ultima riunione nel Palazzo di Vetro con il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Silvano Stoppa "

Caro Stoppa,
Ogni discussione sulle parole di Ahmadinejad all’ Onu dovrebbe cominciare dal testo del discorso.
L’ ho letto nella versione inglese e cerco di riassumerne, molto sommariamente, i punti essenziali. Ahmadinejad ha esordito con alcune riflessioni sul monoteismo, sul ruolo storico dei grandi profeti (Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Maometto) per la redenzione dell’ umanità, sull’ importanza delle fede e della spiritualità nelle relazioni internazionali.
Gli accenti ecumenici del discorso sarebbero piaciuti a Giovanni XXIII, il duro giudizio sull’ agnosticismo (una forma di relativismo) dovrebbe essere piaciuto a Benedetto XVI.
Ha detto che i maggiori pericoli, per l’ umanità sono le armi di distruzione di massa e il terrorismo, fra cui in particolare il terrorismo di Stato.
Ha ricordato che Saddam, durante la guerra contro l’ Iran, fu armato dall’ Occidente e impiegò armi chimiche.
Ha affermato che Al Qaeda nacque dal sostegno degli Usa ad alcuni gruppi della resistenza antisovietica e che l’ arsenale nucleare israeliano ha beneficiato della complicità americana.
Ha duramente descritto le vessazioni subite dai palestinesi nella loro terra.
Ha sostenuto che alcuni Paesi cercano d’ impedire ad altri il libero accesso alle tecnologie del progresso.
Ha rivendicato il carattere democratico dell’ Iran: un Paese in cui, dopo la rivoluzione, «si è votato 27 volte».
Ha auspicato un maggiore impegno dell’ Onu per il disarmo e ha chiesto all’ Aiea (Agenzia Internazionale per l’ Energia atomica) di promuovere l’ applicazione dell’ art. IV del Trattato di non proliferazione sul libero accesso dei Paesi firmatari alle tecnologie nucleari.
Ha ripetuto che l’ Iran non vuole armi nucleari, ma che potrebbe, se vi fosse costretto dalle circostanze, riconsiderare la sua politica.
Ha denunciato il «regime sionista di occupazione», ma non ha auspicato la distruzione di Israele e non ha negato la realtà del genocidio ebraico.
Ha dichiarato di essere pronto e negoziare. Alcune delle affermazioni di Ahmadinejad sono contestabili o grossolanamente esagerate.
Ma altre sono vere (la benevolenza degli Usa per l’ Iraq durante le guerra contro l’ Iran) o, come quelle sui palestinesi, riflettono i sentimenti e le convinzioni della grande maggioranza del mondo musulmano.
Le otto delegazioni che hanno abbandonato la sala (tra cui Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti) avrebbero fatto meglio ad ascoltarlo fino in fondo.
Certe forme di diplomazia spettacolo (come l’ interminabile discorso di Gheddafi all’ Onu) sono infantili, demagogiche e, in ultima analisi, inutili.
Sergio Romano, postato su Eurasia il 30 settembre 2009

martedì 22 settembre 2009

CRONACA DI UNA FITNAH ANNUNCIATA

Settembre 21, 2009 di ummusama
Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala waBarakatuHu
Vi invito inshaAllah a leggere questo interessante articolo, una parola di verità mashaAllah… dal blog
La Luce di Allah:




بسم الله الرحمان الرحيم
Assalamu aleykum wa rahmatullahi wa barakatuhu




E dopo una giornata di festa, eccoci qui, ritornati alla realtà della Terra in cui viviamo, tra insulti, aggressioni, abusi di ogni sorta: l’ultima e forse più grottesca provocazione è stata la gazzarra messa in opera oggi da una seguace di Oriana Fallaci desiderosa di avvelenare ancor di più il clima già irrespirabile in cui vive la Comunità islamica in Italia.
Questa cristiana, di cui non mi interessa pronunciarne il nome per non fargli inutile pubblicità, ha ritenuto di recarsi indisturbata accompagnata dai suoi accoliti di fronte al luogo in cui si celebrava oggi la preghiera dell’Eid al Fitr a Milano, ufficialmente per protestare contro l’uso del “burqa” da parte delle sorelle musulmane, in realtà per altri motivi, che la Procura della Repubblica di Roma accerterà nella Sede appropriata.
Fin qui a parer mio nessuna novità, visto il crescendo di intimidazioni e aggressioni mediatiche cui è sottoposta da anni la nostra Comunità non ha fatto altro che spianare la strada alla sceneggiata di questa donna desiderosa di racimolare qualche voto nell’Italia xenofoba di oggi.
La vera notizia a parer mio è un altra;
nei medesimi istanti in cui la cristiana tentava di imporre forzosamente la sua visione libertina del comportamento esteriore ad altre donne di diversa Fede, presso il Palasport di Sesto S. Giovanni accadeva qualcosa di diametralmente opposto, che tuttavia è collegato in modo evidente.
Mentre migliaia di musulmani si accingevano ad iniziare la Preghiera dell’Eid al Fitr, i Responsabili della Moschea di Sesto S. Giovanni all’insaputa di molti, facevano posizionare di fronte ai fedeli un nutrito gruppo di cristiani tra cui preti e politici locali, i quali uno alla volta recitavano un piccolo sermone buonista incentrato sul solito cocktail del dialogo interreligioso e della convivenza pacifica delle due religioni, obbligando di fatto alla fine della loro comparsata tutti i fedeli musulmani, tranne pochi (con certezza almeno due) ad osservare un minuto di silenzio per i soldati italiani morti a Kabul il 17 Settembre. Alla fine del minuto di silenzio tutti i musulmani battevano le mani in segno di solidarietà con i soldati uccisi nella cosiddetta “missione di pace” in Afghanistan.
Ebbene, tra la due storie c’è un link che non si può né si deve sottovalutare: allorquando i musulmani, come nel caso di Sesto S. Giovanni si mostrano accondiscendenti con coloro che negano Allah (SWT) e il Suo Messaggero (saws) questi ultimi sono disposti ad accettarli mostrandosi docili e tolleranti, a condizione che l’Islam professato dai credenti sia moderato e compatibile con la Società italiana che secondo questa gente avrebbe ancora profonde radici cristiane;
quando invece i musulmani, in questo caso i fratelli di Viale Jenner, si mostrano attaccati al Nobile Corano e alla Sunnah di Muhammad (saws) scatta immediatamente nei cristiani un sentimento di ripulsa, di risentimento e odio viscerale, così forti da evocare in loro il desiderio dello scontro di civiltà, visto che secondo loro noi rappresentiamo una Comunità violenta e retrograda.
La risposta a questa situazione non è affatto difficile, se finalmente avremo il coraggio di ricorrere alla Parola veridica di Allah (SWT) che dice:
“O voi che credete, non sceglietevi confidenti al di fuori dei vostri, farebbero di tutto per farvi perdere. Desidererebbero la vostra rovina; l’odio esce dalle loro bocche, ma quel che i loro petti celano è ancora peggio. Ecco che vi manifestiamo i segni, se potete comprenderli. Voi li amate, mentre loro non vi amano affatto. Mentre voi credete a tutta la Scrittura loro, quando vi incontrano, dicono: “Crediamo”; ma quando son soli, si mordono le dita rabbiosi contro di voi. Di’: “Morite nella vostra rabbia!”. In verità Allah conosce bene quello che è celato nei cuori. Se vi giunge un bene, se ne affliggono. Se un male vi colpisce, gioiscono. Se però sarete pazienti e devoti, i loro intrighi non vi procureranno alcun male. Allah abbraccia tutto quello che fanno” (Corano- Âl ‘Imrân, 118/120)
Quello che è accaduto oggi a Milano non è che la cartina di tornasole della nostra debolezza: più saremo lontani dal vero Tawhid, divisi tra noi e accondiscendenti con coloro che ci odiano, più essi reclameranno dai musulmani obbedienza e sottomissione, isolando i più devoti tra i credenti per creare divisione e panico nelle file dei musulmani.
Dice Allah (SWT): “O voi che credete, se obbedirete ad alcuni di coloro che hanno ricevuto la Scrittura, vi riporteranno alla miscredenza, dopo che avevate creduto” (Corano- Âl ‘Imrân,100)
Questa strategia è chiaramente alla portata del nostro intelletto: dai minbar di molte nostre moschee si ha paura di pronunciare le Verità che i musulmani dovrebbero ascoltare, e rapidamente si sta facendo strada l’idea di un Islam europeo, che parli la lingua italiana nei sermoni, che sia propenso a professare una Religione fin quando essa sarà servile agli interessi economici dell’Italia produttiva: in caso contrario, entrano in azione le fiaccolate dei leghisti, le raccolte firme dei comitati di quartiere, le interpellanze islamofobiche dei politici, e perché no, le aggressioni squadriste dei fascisti.
Pertanto, convinto più che mai che il male che subiamo non proviene da altro che dalle nostre opere, resta una speranza flebile ma ancora viva che mi spinge a chiedere ai miei fratelli e alle mie sorelle: ma cosa stiamo a fare ancora qui in Italia?
Sono fermamente convinto che la permanenza dei musulmani in questa Terra sia deleteria per la nostra Fede e per le nostre vite, e sono altrettanto certo che dovremmo rinunciare ad una porzione di dunya per guadagnarne una ben più benefica nell’Aqirah: per questo invito coloro che ne hanno la possibilità e la forza, di fare ritorno per Allah nella Terra dell’Islam, dove certo troveranno povertà, ostacoli e oppressione, ma forse anche la forza di ritrovare il proprio Islam e la dignità di essere fieri della loro nazione islamica.
E ricordo a tutti, me stesso per primo, la Parola veridica di Allah (SWT) che dice:
“Gli angeli, quando faranno morire coloro che furono ingiusti nei loro stessi confronti, diranno: “Qual era la vostra condizione?”. Risponderanno: “Siamo stati oppressi sulla terra”. (Allora gli angeli) diranno: “La terra di Allah non era abbastanza vasta da permettervi di emigrare?”. Ecco coloro che avranno l’Inferno per dimora. Qual tristo rifugio. Eccezion fatta per gli oppressi, uomini, donne e bambini sprovvisti di ogni mezzo, che non hanno trovato via alcuna…” (Corano-An-Nisa’, 97-98)
Quindi fratelli e sorelle, riflettiamo secondo la nostra Fede in Allah (SWT), in l’obbedienza al Profeta (saws), e in rispetto degli insegnamenti dei Pii Predecessori: ma se domani ci troveremo aggrediti da un’altra cristiana o dal leghista di turno, per favore non lamentiamoci.
Insha’Allah, spero che il messaggio sia arrivato forte e chiaro: che Allah l’Unico Ci perdoni e Ci guidi.
Assalamu aleykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

Muhammad Nur al Haqq

Deborah Muamera Callegari Hasanagic

Scritto da:
Luciano Abdel Nûr Cabrini


Deborah Muamera Hasanagic è una ragazza italiana nata a Trento, ora abita a Martignano sulle colline circostanti alla Città, educata cattolicamente ad un certo punto della sua vita inizia ad interessarsi dell'Islam ma solo quando conoscerà il bosniaco Hasanagic, un veterano della guerra serbo-bosniaca, si convertirà all'Islam! In modo intelligente dichiara che la sua conversione fu una vera e propria fuga verso l'Islam chiarendo così il suo rifiuto della vita moderna occidentale che per l'appunto la spinse a "rifugiarsi" con una fuga verso l'Islam presso il Cuore del Profeta(s.a.s.).Nella parte destra del suo Blog dove si presenta alla domanda "chi sono" essa scrive: "Un'italiana ritornata all'Islam" e questo non solo è vero, ma chiarisce anche che il livello di comprensione dell'Islam in questa Donna italiana è elevato! La Religione Primordiale, la Religione che Adamo, con la sua sola esistenza e prima che fosse indotto a peccare era l'Islam, la totale sottomissione al volere divino!Questo Amore verso l'Islam ha portato questa ragazza a partorire con estrema sofferenza due bimbi: Aisha e Nasrallah. Due parti eroici, come per l'appunto eroine erano ritenute presso gli Aztechi le madri che rischiavano e perdevano la Vita durante il parto!
Noi non possiamo far altro che consigliare la lettura del libretto della Sorella Muamera che ora oltre ad essere stato pubblicato in lingua italiana lo è anche in lingua bosniaca, avendone Muamera stessa curato la traduzione.
La sincerità del Cuore di questa ragazza italiana convertita ad una religione che non solo pretende una "ashadu", vale a dire una affermazione di fede nella Unicità di Allah e che Mohammed (s.a.s.) è il Suo Profeta, ma una "pratica" che muta il "ritmo" della nostra vita quotidiana sconvolgendo la "vita occidentale" ha spinto Muamera ad un attivismo tale da renderla guida trainante di una piccola comunità di Donne mussulmane e neomussalmane veramente pregevole.
Anche le TV hanno voluto conquistarsela anche se, a mio parere, senza un nascosto interesse politico cui vorrei che la Sorella del Trentino facesse attenzione.
Sostenete quindi questa Sorella, innanzi tutto acquistando e leggendo il suo libretto!
Editrice Nuovi Autori, 20123, Milano (MI),Via Gaudenzio Ferrari, n°14.
www.editricenuoviautori.it
È possibile direttamente dal Blog di Muamera prenotare il libro
htpp://muamera.blogspot.com

lunedì 21 settembre 2009

Sposa di un prigioniero fisabilillah

Giugno 24, 2009 di ummusama
بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo


UNA SORELLA, MOGLIE DI UN FRATELLO RECLUSO, RACCONTA…

La lode appartiene ad Allàh e la pace e la benedizione sull’Inviato di Allàh .
Non so da dove iniziare: ad Allàh presento i miei lamenti, piango solo davanti ad Allàh -l’Unico- per la mia disgrazia e il mio dolore.Vorrei parlare con i musulmani perché facciano qualcosa…anche il duà’ per la liberazione dei nostri fratelli detenuti.Mio marito fu arrestato anni fa con l’accusa di essere musulmano e non seppimo nulla di lui finché ci giunse voce che si trovasse presso il carcere di Al-Wàdi Al-Jadìd: fummo contentissimi io ed il mio piccolo bimbo, nato dopo che suo padre fu rinchiuso in galera.Allora il mio bambino parlava e chiedeva di suo padre: «Dov’è andato?», gli rispondevo: «Tornerà domani, inshallah!»… e quando arriva questo ‘domani’ e cosa significa ‘domani’? Lo chiedeva sempre ed io ricacciavo le mie lacrime, così non chiedeva: «Perché piangi?», le trattenevo temendo le sue domande…Quante feste ed occasioni passarono ed il mio piccolo chiedeva di suo padre: «Torna con il vestito nuovo per la festa? – come gli dissi all’aid scorso – …, e arriva il prossimo aid con il mio giocattolo?»…«Perché non fa la rottura del digiuno con noi?»…domande senza risposta, tutti i giorni…ed il mio bambino non si stancava di chiedere ed io non mi infastidivo delle sue domande!!!Andammo a chiedere dove si trova Al-Wàdi Al-Jadìd e venimmo a sapere che è nel sud dell’Egitto.Ci preparammo al viaggio per visitarlo, portammo cibo e vestiti per mio marito, e prendemmo un taxi insieme con altri familiari e parenti di detenuti con mio marito per la stessa accusa.Portai il mio piccolo, perché vedesse suo padre.Arrivammo il giorno successivo, dopo un faticoso viaggio nel deserto, in un posto isolato dove si trova il triste carcere…Dormimmo per strada, poi, arrivati alla porta del carcere, ci chiesero di registrare i nostri nomi e ci fecero aspettare la risposta.Dopo una lunga attesa…alla fine, con la massima freddezza ed indifferenza, ci risposero: «Le visite fra due mesi».Ci presero tristezza e malinconia, addolorati per l’ingiustizia e l’ostentazione di forza…Trascorsero i due mesi, rifacemmo lo stesso viaggio verso lo stesso triste carcere: tre giorni tra l’andata ed il ritorno, in più quasi 300 sterline egiziane [circa 80 dollari] come spese di viaggio…Solo Allàh sa quante sorelle non possono permettersi, per la povertà nella quale vivono, una visita per poter vedere i mariti in prigione, accusati d’Islàm. Chi è così benestante fra queste famiglie da potersi permettere una tale cifra per ogni visita???Solo Allàh sa quanto abbiamo bisogno di questo denaro per pagare l’affitto, oltre alle spese per il cibo, quelle della vita, le medicine,…Grazie ad Allàh -l’Altissimo- che rese facile il nostro viaggio, malgrado le difficoltà…Partimmo nel giorno stabilito ed attendemmo a lungo…seduti per terra che ci permettessero di entrare.Nel frattempo, vedemmo ambulanze entrare nel carcere ed uscirne velocemente.Venimmo poi a sapere che più di 300 fratelli furono trasportati all’ospedale per le precarie condizioni di salute e la diffusione della tubercolosi.Su alcune di queste ambulanze i cadaveri dei fratelli, o fratelli in fin di vita: non sarebbero così morti in prigione [per non attirare alcuna attenzione].I nostri cuori tremavano e speravamo di entrare subito per tranquillizzarci sulla sorte di mio marito e dei suoi fratelli [nell'Islàm].Infine, ci chiamarono ed entrammo.Oh! Non avessi visto…Oh! Fossi morta prima di vedere mio marito castigato ed umiliato…Immaginate! Vidi mio marito entrare nella stanza delle visite piegato su quattro [zampe] come gli animali…Immaginate! La migliore gioventù musulmana condotta da uno spregevole informatore che ordina di camminare come gli animali.I parenti dei carcerati non si poterono trattenere: scoppiavano a piangere, urlavano e vidi, con i miei occhi, il fratello di un detenuto, arrivato da lontano, svenire vedendolo in quelle condizioni. Al ritorno, quest’uomo pianse tutto il tempo…Come si può immaginare la donna che vede il proprio marito arrivare da lei a piedi nudi, con i vestiti da recluso ed i segni delle torture sul suo corpo e non lo vede da anni?!!!E poi, potete immaginare i sentimenti del mio bambino al vedere suo padre in quello stato?!!!Che umiliazione! Cosa ci può essere, oltre a questo, di così offensivo per la dignità dell’uomo?!!!Malgrado tutto ciò, mio marito ed i suoi compagni si trattennero, mostrando il sorriso dello sgozzato: non si erano sottomessi a quei tiranni.Dopo cinque minuti di questa nefasta visita, sentimmo, come uno shaytàn, il suono della sirena avviata dall’informatore.All’improvviso, non vidi più né mio marito, né i suoi compagni di prigionia..perplessità tra i parenti dei detenuti…dov’erano spariti? Dov’erano andati? La terra li aveva inghiottiti?!!!Allungammo i nostri colli per vedere cosa succedeva, e così li vedemmo, mio marito e gli altri fratelli, piegati camminare come le bestie, rientrare, come ne erano usciti, nelle segrete: sentivamo le loro urla e le voci dei criminali che li insultavano nel modo più volgare, ben consapevoli che noi li sentivamo…Uscimmo, noi parenti dei prigionieri, tutti sconvolti…, tutti piangenti…, tutti guardavamo il cielo…Sentii l’anziano padre di un detenuto dire, piangendo: «O signore! Ci basti Tu per gli ingiusti, O Signore!», lo ripeté molte volte, ad alta voce e tutti gli altri [parenti], confusi, dissero: «Fino a quando? O nostro Signore. Fino a quando?».Mio marito e la migliore gioventù d’Egitto in galera per essere torturati ed uccisi…perché tutto questo terribile silenzio della Ummah musulmana? Magari sei morta?? O sei persa?!I vostri fratelli muoiono nelle carceri dei tiranni…CHI LI SALVA? CHI LI LIBERA?O Allàh! Sai che sono una donna debole, che il mio bambino soffre la mancanza di suo padre..O Allàh! Mio marito ed i suoi fratelli [musulmani] muoiono nelle galere di Husni Mubàrak…O Allàh! Gli uomini musulmani li hanno abbandonati…O Allàh! Non c’è forza né potenza se non in Te!O Allàh! Gli uomini musulmani non sono venuti a salvare i loro fratelli, né a liberarli…O Allàh! Facci vedere un Tuo segno per liberare mio marito ed i suoi fratelli!
Confidiamo in Allàh , Egli è il Miglior Garante.

Da: Majallat al-Minhàj, n.2Traduzione a cura di ISLÀMIQRA’

IslàmIqra’ è il sito gestito da Khadijah e Kassim Britel, leggete e diffondete la loro storia, sostenete la campagna per la liberazione del fratello, e soprattutto non dimenticate questa famiglia nei vostri du’a…

domenica 20 settembre 2009

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