giovedì 6 agosto 2009

Parliamo dell'Iran.



E va bene! Parliamo dell'Iran!
di Aldo Vincent
20 giugno 2009


Mi stupisce ancora oggi la superficialità con cui si trattano le questioni di questo Paese.
Del Terzo Mondo.
Allora cominciamo a parlare del Primo.
Immaginatevi il raccordo anulare di Roma a sei corsie, tre in una direzione e tre nell’altra. Immaginatevi che ad ogni semaforo ci sia un vigile e ad ogni svincolo un Mercedes con due poliziotti stradali. Immaginate che ad ogni svincolo parta una strada a due corsie per ogni direzione per andare in centro attraversando parchi e giardini fioriti. Immaginate che dalla montagna sia stata dirottata l’acqua che costeggia le strade e le tiene pulite. Immaginate che ogni venerdì, i semafori i guardarail e i passaggi pedonali vengano lavati col sapone. Immaginate che se avete caldo potete andare a nord della città e pranzare in uno degli innumerevoli ristoranti costruiti sotto le cascate, al fresco.
Questa è Teheran.
Adesso immaginate di entrare nel caldo opprimente del mezzogiorno, in un autobus o in un taxi collettivo e immaginate che TUTTE le persone profumino di essenze alle rose o alle violette.
Immaginate le donne che lasciano uscire i capelli dai loro fuolards colorati, civettuole e bellissime. Donne che occupano senza differenze luoghi pubblici, uffici privati, sportelli bancari. Donne che rientrate in casa illuminano con la loro allegria la vita familiare.
Questi sono gli abitanti, nobili e fieri.
Sì, ho visto anch’io intere facciate di palazzi con la faccia dell’Imam o dei martiri della guerra. Poi sono tornato in Italia e in via Broletto a Milano c’era un palazzo in restauro e per coprire i tubi Innocenti c’era un pannello alto sei piani con la faccia di Armani. Perché Armani sì e Khomeini invece no?
Chissà.
Di notte quando passavo davanti al grande parco per andare in centro, c’era un’enorme aiuola che si illuminava con la scritta “Allah Akhbar” rossa.
La guardavo esterrefatto perché sembrava la scritta della cocacola al contrario.
Chissà perché un popolo che scrive che Dio è grande è assoggettato ad una teocrazia opprimente, mentre noi che inneggiamo al marchio di una multinazionale saremmo più liberi? Mah!
www.giornalismi.info/aldovincent
Pubblicato da Aldous a
10.22

Tratto da corrieremetapolitico.blogspot.com

mercoledì 5 agosto 2009

Scheich Abd al-Hadi Aqhili




Ivan Agueli - John Gustaf Agueli



Nato il 24.5.1869 - Morto il 1.10.1917
Ivan Aguéli, conosciuto anche come Scheich Abd al-Hadi Aqhili, era originariamente un viaggiatore,ricercatore, pittore, autore svedese che si era convertito all'Islam.Egli è conosciuto come seguace di Ibn Arabi e pioniere per Renè Guènon. Ivan Aguéli è nato in un piccolo villaggio svedese di nome Sala (conosciuto come Città d'Argento) il 24.5.1869 come figlio di Johan Gabriel Agelii. Tra il 1879 ed il 1889 Aguéli studiò in Gotland e Stockholm, dove si svegliò il suo interesse per la Mistica (il tasawwuf). Così,tra l'altro, studiò gli scritti di di Emanuel Swedenborg.Nel 1889/1890 cambiò il suo nome "John" in Ivan, la forma slava di "John".Egli scriveva il suo Nome di quando in quando in alfabeto cirillico, così che l'influsso russo, sotto al quale si trovava, lo caratterizzava, ad esempio egli lesse molto di Ivan Turgenev. Nel 1890 andò a Parigi dove francesizzò il suo cognome in "Aguéli".In Parigi divenne uno scolaro di Émile Bernard, un amico intimo di Vincent van Gogh e Paul Gauguin. Prima di ritornare in Svezia, alla fine dell'anno visitò anche Londra, dove incontrò l'anarchico russo Pjotr Alexejewitsch Kropotkin. Ritornato in Svezia frequentò una Accademia d'Arte.Il suo confrontarsi con l'Islam avvenne contemporaneamente alla prima traduzione in svedese del Sacro Corano, nel 1892.Il suo amore per tutto ciò che era "orientale", risultò evidente nella sua vita. Durante una visita nell'esclusivo Cafes Du Nord in Stoccolma, ordinò ai suoi amici di sedersi sul pavimento, cosa che indusse alla meraviglia generale. Nel 1892 ritornò a Parigi dove frequentò circoli anarchici cosa che gli procurò persino quattro mesi di carcere.
In Parigi studiò ancor più il Sacro Corano e tentò di comprendere la lingua araba originale.Poco dopo il suo rilascio dal carcere nel 1895 viaggiò in Egitto e nel 1896 ritornò a Parigi. Tra il 1898 ed il 1899 si convertì allIslam e da allora si fece chiamare Abdulhadi.
Nel 1899 viaggiò a Colombo, dove si confrontò approfonditamente con l'Islam, tanto più che l'influsso dell'Islam da parte di società non arabe lo interessavano. A causa di problemi finanziari nel 1900 dovette ritornare a Parigi.Qui avvenne una delle cose più conosciute della sua vita, che lo rese conosciuto come protettore degli animali. Infatti durante un combattimento fra tori nell'Arena "des Pariser suburb of Deuil", sparò al Matador spagnolo e lo ferì. Nel corso del processo si rifiutò di scusarsi e ricevette solo una ammonizione. Nel 1902 viaggiò al Cairo e fu uno dei primi europei cui fu concesso di studiare alla Al Azhar-Universität. In questo tempo si interessò alla Schadhiliyya ed altri Ordini sufici (tariqa). Egli fu dallo Sceicco della Schadhiliyya di nome Ilaysch nominato "Rappresentante (muqaddim) per l'Europa". Nel 1910 egli conobbe ancora in Parigi René Guènon che influenzò sulle suescelte islamiche. Per altri fu Guènon ad essere responsabile della successiva fama di Aguéli. Durante la prima guerra mondiale a causa del suo anticolonialismo fu accuato dagli Inglesi di spionaggio a favore degli Osmani ed esiliato in Spagna, dove in precaria situazione finanziaria scrisse ai suoi vecchi amici in Svezia pregandoli di aiutarlo. Ma molti poichè si era convertito all'Islam si distanziarono da lui. Alla fine il 3.10.1917 il Principe Eugenio Bernadotte di Svezia gli spedì un sostegno di oltre 1000 pesetas spagnole. Il denaro non raggiunse Aguéli che il 1.10.1917 a causa di un incidente ferroviario morì nell'Ospedale de Llobregat poco fuori Barcellona.Il Principe ordinò di dare il denaro alla Madre che aveva usato tutto il suo danaro per il sostenimento del figlio. Il Principe, nel 1970 realizzò nella sua residenza in Waldemarsudde una mostra con circa 200 quadri di Aguéli.Aguéli fu inizialmente sepolto in Barcellona, ma nel 1981 venne trasportato in Svezia dove venne seppellito nella sua città natale Sala, nelle vicinanze della Kristina Kriche con tutti gli onori e riti islamici. In Sala fu creato un Museo solo per lui con la raccolta più ricca dei suoi quadri.
Il 20.5.2000 fu creata a suo nome una Piazza, un grande Monumento ed un Parco.
La strada in cui visse ricevette il suo nome. Egli ci lasciò anche numerosi scritti in diverse lingue.
Traduzione dal tedesco di Luciano Cabrini

lunedì 3 agosto 2009

La falsa leggenda di Mohammed Sabaoui





Vi esorto calorosamente a pubblicare questo articolo sui vostri blog e mailing list. In queste ore sta circolando su internet la traduzione italiana di un testo francese attribuito ad un tale Mohammed Sabaoui, "sociologo dell'università cattolica di Lille". Nel testo in questione, il presunto sociologo - ovviamente un "musulmano fondamentalista" - fa affermazioni del tipo "La nostra invasione pacifica a livello europeo non è ancora arrivata al suo culmine. Noi intendiamo agire in tutti i paesi simultaneamente. Dal momento che ci liberate sempre maggiori spazi, sarebbe stupido, da parte nostra, non approfittarne. Noi saremo il vostro cavallo di Troia" oppure "Le leggi della vostra Repubblica non sono conformi a quelle del Corano e non devono essere imposte a dei musulmani, che non possono essere governati che dalla sharia. Noi dunque agiremo per prendere questo potere che ci è dovuto. Incominceremo da Roubaix, che attualmente è una città musulmana per oltre il 60%. (...) Dopo le negoziazioni con lo Stato e il Dipartimento, noi proclameremo Roubaix enclave musulmana indipendente e imporremo la sharia (legge di Dio) a tutti gli abitanti". Ora basterebbe avere un po' di buonsenso per fiutare la bufala da almeno 300 km di distanza. Si, certo: l'Occidente è civile, democratico, aperto al dialogo e garantisce la libertà di espressione. E gli occidentali sono - a detta degli islamofobi - tutti degli eunuchi che si preparano a pregare con il culo per aria cinque volte al giorno. Ma non si era ancora visto un sociologo musulmano fondamentalista che sbandiera i Protocolli dei Savi di Sion in salsa islamica da un'università cattolica. Francese, per di più. Quando si sa benissimo che i francesi sono tutto fuorché degli smollaccioni quando si tocca loro la République: hanno vietato il velo nei luoghi pubblici e hanno persino negato la cittadinanza ad una che aveva il burka perché “ha adottato, in nome di una pratica radicale della sua religione, un comportamento sociale incompatibile con i valori della società francese, con particolare riferimento all'uguaglianza dei sessi". Viene quindi naturale chiedersi come fa, di questi tempi, un musulmano fondamentalista a blaterare impunemente di enclave islamiche indipendenti da un'università cattolica? E in effetti a me il dubbio è venuto. Anche perché gli unici riferimenti al Sabaoui in rete sono quelli relativi alle sopra riportate affermazioni. Un po' strano per uno che lancia provocazioni col bazooka. E' così che ho scoperto che queste affermazioni non sono mai state proferite da Mohammed Sabaoui semplicemente perché non esiste nessun Mohammed Sabaoui. Lo dice un comunicato dell'Università di Lille - datato 22 aprile 2008 - che afferma che "L’Università Cattolica di Lille conferma che, dal 1996, data della prima diffusione di queste informazioni, questa persona non ha mai fatto parte degli effettivi dell'Università, né come studente, né come insegnante o membro del personale. Essa condanna vivamente le tesi sviluppate in questi messaggi e articoli, attribuiti a questa persona di cui l'esistenza ancora oggi non è stata provata". E in effetti Le Monde Diplomatique, in un editoriale di giugno 1997, parlava già di "falsificazione di un colloquio pubblicato nel "Paradoxe di Roubaix". Un volantino che turba affermando che "Roubaix, città musulmana con una maggioranza del 60%" diventerà un "enclave musulmana indipendente". L'autore del "Paradoxe di Roubaix", Philippe Aziz, aveva - già all'epoca - immediatamente smentito che il suo libro contenesse il succitato colloquio. Anzi, se volete proprio saperla tutta, secondo i quotidiani Le Monde, La Voix du Nord e Nord-Eclair, il libro stesso è una bufala: la percentuale che quantifica la presenza musulmana nella città di Roubaix al 60% non è basata su statistiche o ricerche ma è l'esito di una passeggiata durante la quale l'autore ha visto in giro "tantissimi musulmani". Ora, se i siti che hanno lanciato e diffuso la "bufala Sabaoui" in Italia, paventando persino il rischio di un'invasione islamica del Bel Paese, agiscono in buona fede, dovrebbero ritirarla immediatamente, pubblicare una rettifica sul loro sito ed inviarla a chiunque l'abbia da loro ripresa. Mi riferisco in particolare al sito Informazione Corretta, un sito di propaganda filo-israeliana, che ha pubblicato queste affermazioni con un'insistenza a dir poco curiosa: prima il 20 maggio 2008, e poi di nuovo il 28 luglio del 2009 e ancora una volta ieri. E, guarda caso, proprio in questi giorni si assiste ad un abnorme diffusione di questo testo nella rete italiana. Invierò ad Informazionecorretta il link al comunicato dell'Università di Lille e all'editoriale di Le Monde e chiederò la rettifica. Vi terrò informati sugli sviluppi. A proposito: l'Università di Lille ha promesso di querelare chiunque contribuirà alla diffusione di queste false informazioni. E infatti il sottoscritto provvederà volontariamente e personalmente a segnalare all'Università in questione chiunque, in Italia, si ostinerà a portare avanti questa opera di disinformazione, nonostante le segnalazioni comprovanti la loro falsità.







Pubblicato da soloislam.blogspot.com il 31Luglio 2009




sabato 1 agosto 2009

Metafisica della Storia




Il gruppo nordico e la Tradizione della “Terra nascosta”.



Prima di affrontare il tema della “terra nascosta”, è necessario accennare al quadro geografico-temporale dell’Europa.
L'uomo di Cromagnon è alla base del gruppo “nordico” insieme alle sue “variazioni” Aurignac e Chancelade.La “Cultura Cromagnon” procede attraverso il Gravettiano e l’Aurignaziano ed avrà la sua massima fioritura con la “cultura maddaleniana”. Questa cultura scompare con il ritiro avanzato dei ghiacciai ma in effetti a scomparire sono solo le sue espressioni spirituali manifestatesi attraverso un’arte materiale quale appunto è l’”arte pittorica”. I suoi strumenti tecnici e materiali infatti sopravvivono ancora con gli Aziliani che come i Cromagnon non conoscevano o non facevano uso dell’Arco.Con il ritiro dei ghiacci si viene a formare più a nord una “cultura” detta maglemosiana che si estende dall’Inghilterra alla Russia e che copre il periodo 8000-6000 a.C. Un millennio dopo, quando la terraferma che univa l’Inghilterra al continente europeo è completamente sommersa dalle acque, la “cultura di Ertebolle” da cultura maglemosiana si caratterizza in modo proprio e si estende dall’Olanda alla Vistola, in Danimarca e Svezia a nord della linea Rotterdam-Magdeburgo-Varsavia.
La sua durata, spiritualmente parlando, raggiunge all’incirca il 4500 a.C, mentre quella materiale il 3400.
Nelle immense foreste dell’Europa continentale radi gruppi di cacciatori e pescatori mesolitici seguitano la loro vita,a noi totalmente sconosciuta, e saranno assorbiti o assimileranno agricoltori immigrati dalla penisola anatolica.
Infatti,intorno al 7000 a.C. si manifestano le prime culture prettamente agricole nel medio oriente che tra il 6000 ed il 5000 a.C. a causa di un aumento della popolazione o della necessità di coltivare nuovi territori, si spingono verso la penisola anatolica avviando un processo emigratorio che investirà l’Europa non solo dalla penisola anatolica ma anche dal nord Africa..
L’emigrazione anatolica si spinge non solo in Bulgaria e di là in Romania ed Ucraina, ma supera l’Egeo che non aveva ancora completamente raggiunto il livello attuale, colonizza la Grecia e la penisola balcanica raggiungendo da una parte la Polonia e la Germania , dall’altra alcuni territori della Francia ed attraverso l’Adriatico che non era ancora retrocesso sino alle attuali sponde investe l’Italia ponendo le basi della futura cultura Apenninica. Altri agricoltori, superando il Caucaso si spingeranno sino alla Cina..Verso il 4500 a.C. questo processo migratorio è praticamente giunto alla sua fine. Il centro maglemosiano si sposta così nelle zone più sicure intorno al Mar di Yolda che di lì a poco si sarebbe trasformato in Lago Ancylus. Da qui l’immediata importanza di Ertebolle che assurgerà a vero e proprio centro di identificazione dei “resti maglemosiani” con la definitiva separazione delle Isole britanniche dal continente e dalla Scandinavia.(4500°.C.).
L’unità ertebolliana sino a questo punto non ha subito alcun frantumamento, mentre è invece con il periodo TRB (Trichtenbecher) o cultura del bicchiere imbutiforme che appaiono le prime differenziazioni.. La Cultura TRB,suddivisa dagli archeologi in A,B,C,D, dura circa settecento anni, l’ultima parte la D è la più turbolenta e sarà questa che ci introdurrà direttamente nel tema da noi scelto.
Ma la causa vera di ogni turbamento è data dalla Cultura megalitica.
Il conflitto agricoltori-allevatori e cacciatori si era già manifestato nelle prime due fasi del TRB e si assesterà nella fase C, ma questo nuovo “equilibrio” si turba con l’arrivo della “cultura dei megaliti.
La spinta dinamica della cultura mediterranea di Almeria radicata nella Spagna è all’origine del fatto.
Qui si era sviluppata,specialmente all’origine,nel Portogallo la “civiltà megalitica”,trasferitasi nella Francia centro meridionale,dove subisce una prima diversificazione, si espande in Irlanda,sulle coste della Britannia occidentale,Scozia del Nord,Olanda, Germania settentrionale,Danimarca e Svezia.
Non si tratta,come fa giustamente notare il Childe nel suo Origini dell’Europa, di una invasione etnica ma di una vera e propria “azione missionaria” che però turba la compagine nordica del TRB al punto che alcuni gruppi si allontaneranno uscendo dai confini della loro cultura portandosi nell’Austria meridionale,in Svizzera ,sul Danubio e nel Belgio ed anche a Windmillhill in Britannia,a nostro parere è la zona olandese che dà origine a questa prima “migrazione” nordica e con essi anche i Danubiani della zona che numerosi si insediano nella Champagne e nella Francia Nord-Orientale, questi “Champagne” sono gerarchicamente dominati da una aristocrazia megalitica che presto conquista ed invade etnicamente il bacino parigino dando vita insieme allo Champagne alla cultura Seine-Oise-Marna (SOM), questa cultura è fortemente bellicosa e fanaticamente religiosa in senso “megalitico” e a nostro avviso illumina di molto anche l’attività religiosa di tutta quanta la “cultura megalitica”.Ma abbandoniamo qui il racconto degli sviluppi ulteriori di questa cultura (SOM) e ritorniamo nella zona nordica.
Il Centro ertebolliano può essere considerato come la sostituzione del Centro perduto maddaleniano, è possibile che in Ertebolle il ricordo sfumato di questo periodo favoloso fosse messo in relazione ad uno dei Centri riferibili a Thule, anzi , la “Terra di Ertebolle” probabilmente fu considerata come una restaurazione “polare” del Centro perduto atlantideo maddaleniano.Ciò è testimoniato dai Veda, che come ci riferisce il Guènon :”Bisogna distinguere la Tula atlantica (...) dalla Tula iperborea; in realtà è quest’ultima che rappresenta il Centro primo e supremo per l’intero Manvantara attuale; essa fu l’”isola sacra” per eccellenza, e la sua posizione, all’origine, era letteralmente polare. Tutte le altre “isole sacre”, designate dovunque con nomi dal significato identico, furono solo delle immagini della Tula iperborea;.....”. È il caso appunto di Ertebolle che di fatto poteva quasi essere considerata un’”isola” con alle spalle i ghiacciai in ritirata e tutt’intorno il mare.La pace interrotta dall’arrivo degli agricoltori danubiani e poi dai “megaliti” ha posto in crisi l’equilibrio fra Casta Sacerdotale e Guerriera.
Va forse riportato a questo periodo il mutamento da “Terra del Cinghiale” Varahi in “Terra dell’Orso” Boreo, che è l’equivalente del sanscrito Varaha, termine usato dalla Casta dei Guerrieri durante il suo predominio cui pose fine Parashu-Rama, il sesto Avatara.. Dopo la vittoria del sesto Avatara l’ordine venne ristabilito ma la “Terra” divenne una “Terra desolata”, la Profezia di una nuova “Terra nascosta”, gravida del futuro “Bambino” che sarebbe sorto per restaurare l’Età dell’Oro, fu la causa della esplosione dell’area nordica che porterà alla prima grande migrazione dei futuri popoli indoeuropei. Abbiamo usato il termine Profezia in quanto che un Avatara è un Profeta che rappresenta, o meglio, incarna un aspetto del Divino operante nel mondo degli uomini, ed abbiamo usato il termine “gravida” in quanto che in essa,la Terra, è “latente” la forza spirituale che gli uomini devono saper “ex-trahere”e ciò non è solo il compito del Guerriero, ma anche e sovratutto del Sacerdote. Nell’Aitareya Brahmana, VIII.27, il Sacerdote brahmano, il Purohita , dice al Re:” Io sono Quello, tu sei Questo, io sono il Cielo,tu sei la Terra etc.....”, dove il Re nei confronti del Sacerdote rappresenta la parte femminile.
Ed è proprio questa femminilità spirituale che lega il Re alla Terra e spiega la sua funzione di difesa e di dispensatore delle leggi divine (o celesti).
Questo desiderio di giungere alla “nuova terra”, “liberata”, induce i gruppi che sbarcheranno sulle coste meridionali del Baltico a chiamare la nuova terra con il termine Lat-via, Let-via , la terra in cui è latente l’arrivo del Salvatore.Ma non per tutti i gruppi questa è la “realtà”: la ricerca prosegue, nuovi orrizzonti vengono esplorati, dal punto di vista archeologico due rami di uno stesso movimento migratorio assumono nel nostro contesto una vera importanza: la cultura delle Anfore globulari, nelle loro migrazioni verso sud-est e verso l’occidente.In questi due gruppi si suddivide anche la Casta sacerdotale, quella dei futuri Druidi e quella dei Brahamani. I primi, non superando le Anfore globulari i territori posti tra l’Elba ed il Weser saranno poi il motore trainante dei proto-celti, mentre i Brahmani dopo la sosta nel bacino del Terek,si scinderanno durante le fasi della seconda grande migrazione. La Cujavia, un ansa della Vistola, centro di espansione delle Anfore globulari, ha dato alla luce un’urna funeraria sulla quale è rappresentato un essere umano in posizione yoga la cui testa è rappresentata da un Sole.Ciò ci dimostra l’esistenza in via orale,della Dottrina dei Cakra e delle pratiche yogiche.All’interno di questo movimento culturale, da qualche parte,in una zona periferica, venivano create le basi del futuro popolo dei Latini.Sarà esso a realizzare quasi duemila anni dopo il Sogno o la Profezia del Regno della Pace.
È con la “rivoluzione” della Cultura dei campi d’urne che si accende la seconda grande migrazione, e nel mezzo di questa i Latini ,insieme ad altri,legati da una Lega sacra, da rapporti famigliari e di alleanze, giungeranno nel Latium,dove vive nascosto Saturno, tutti conoscono i legami tra Sat-Yuga, l’età dell’oro e Sat-urnus, ma la lega sacra degli Albani non riesce a mantenere il suo ruolo propulsore, con la prevaricazione di Aemulo, gran parte delle famiglie sacerdotali albane, lasciano il Centro e si dirigono verso Roma,un luogo che la Scienza della Geografia sacra, ha indicato, infatti Roma è il Raum (Spazio Sacro) entro il quale con i sette colli sono rappresentate le sette terre,così come lo è la Terra Santa che comprende i “sette popoli di Canahan” e i “sette re di Edom” che corrispondono ai “sette re di Roma”.In più il numero sette si riferisce anche ai “sette continenti”, i sette Dwipa che appaiono uno alla volta ad ogni inizio di un Manvantara.Nel suo libricino i “Simboli” il Burckhardt ci segnala nel capitolo che si riferisce alla Gerusalemme celeste ed il Paradiso di Vaikuntha, che come la Gerusalemme celeste, la dimora di Vaikuntha possiede dodici porte ed al Centro si erge l’Albero della Vita,e dodici sono gli uccelli visti da Romolo e l’Albero della Vita può essere paragonato al “ficus Ruminal”. Il sacrificio del Patriziato romano per la realizzazione del Mistero di Roma non fu invano:
il Soffio divino che pervase il Mondo per rivificare l’Unicità divina Primordiale e causò il monoteismo abramitico, quello solare di Eknaton, il faraone eretico, ora attraverso Roma ha diffuso il monoteismo cristiano, e mentre i Longobardi entravano in Italia, in Arabia si accendeva un’altra Luce che in soli ottanta anni avrebbe creato le basi di un Impero che per un certo periodo avrebbe mantenuto la Pax dai confini della Cina sino alla Spagna.
Ma oggi sembra che siamo giunti allo scontro finale, che la prossima restaurazione sarà quella definitiva, quella non più preparatoria per un’altra avventura spirituale ma la Restaurazione dell’Età dell’Oro,l’inizio di un nuovo Manvantara.
E Dio ne sa più di noi!

Luciano Harun Abdel Nûr Cabrini

venerdì 31 luglio 2009

Crisi finanziaria,febbre suina,guerra





Come la follia diventa sistema di governo del mondo.
di Stefano Comi




C’era una volta in un paese lontano, lontano, lontano,
una casetta piccola piccola piccola
su una collina verde, verde, verde, una casetta piccola, piccola, piccola, abitata da un vecchietto con una barba bianca, bianca, bianca.
Vicino alla casa c’era un modesto pozzo d’acqua e un piccolo orto che il vecchio eremita annaffiava ogni sera dopo aver munto l’unica capra che gli faceva compagnia.
L’eremita passava le sue lunghe giornate sonnecchiando fra un lavoretto e l’altro perché la sua baracca di legno e fango non gli cascasse addosso e la notte, dopo le abluzioni, vegliava in meditazione e preghiera ringraziando Dio di tanta misericordia e battendosi il petto chiedendo perdono di tutte le sue debolezze.
Una volta alla settimana scendeva a valle al mercato per scambiare il suo poco formaggio di capra in cambio di un pezzo di corda, qualche chiodo e un po’ di farina e questa era tutta la sua vita.
Una notte, mentre pregava assorto, l’Angelo del Signore lo sfiorò con la punta delle ali.
“Eccomi Signore” rispose l’eremita “sono pronto, spalanca pura la porta del tuo Regno, qui non ho nulla da fare, lasciami entrare nella Gloria dei tuoi Angeli e dei tuoi Santi perché anch’io possa ammirare la Tua Potenza e la tua Maestá!”
“Apri gli occhi” disse l’Angelo “ la tua Ora non è ancora giunta. Domani a quest’ora l’Angelo della Vendetta scenderà questa collina diretto a valle e la sua nuvola avvelenerà i pozzi di questa popolazione incredula e di dura cervice. Ma tu sei entrato nella Grazia del Signore e Lui ti risparmierà. Uccidi dunque la tua capra e cospargi di sangue la pietra del pozzo cosí che l’Angelo della Vendetta passi oltre”.
E cosí fece rinchiudendosi poi in casa assorto nella recitazione dei Sacri Versi.
Passó l’Angelo e avvelenò tutti i pozzi, tranne quello segnato col sangue di capro.
Il giorno successivo, giorno di mercato, l’eremita scese a valle nella speranza di vendere la carne del suo capro in cambio di un agnello che poi avrebbe cresciuto sulla sua collina.
Spalancó incredulo gli occhi e rimase sbigottito nel constatare che tutti gli abitanti della valle che a quell’ora avevano giá bevuto in abbondanza dell’acqua dei loro pozzi erano completamente impazziti. Tutti. Il fatto piú incredibile era che, dal momento che proprio tutti erano impazziti, nessuno sembrava rendersene conto. Nessuno. Tranne lui.
Provó a rivolgere la parola al mercante, al mugnaio, al ciabattino, tutti amici suoi. Provó a confrontarli con le evidenti prove di follia del vinaio, del cerusico, dell’usuraio … ma niente da fare. Tutti erano pazzi allo stesso modo e le sue parole cadevano nel vuoto, anzi, alle sue insistenze la folla cominció a reagire in malo modo e ben presto si rese conto che non ci sarebbe stata per lui nessuna possibilitá di rinsavire tutta quella moltitudine.
Decise cosí che si sarebbe tenuta la sua saggezza e conoscenza per sei giorni la settimana e che, nel giorno di mercato, avrebbe parlato e agito come un pazzo cosí da non dare nell’occhio nel momento in cui avrebbe scambiato i suoi pomodori con qualche pezza di stoffa per rammendare la sua tunica.

Non è una favola, purtroppo. È la realtá del mondo nel quale ci troviamo a vivere. Un mondo nel quale abbiamo sostituito all’amore a alla famiglia la pornografia e il meretricio, alla solidarietá l’usura, al commercio la guerra. Un mondo dove la furbizia e la malizia sono diventate virtù e la sinceritá e l’onestá una vergogna. La modestia fa ridere e l’ostentazione è onore. Non importa come, ma i soldi che guadagniamo devono essere tanti, maledetti e subito. Chi rimane per strada è un fallito e non merita attenzioni. È questa la logica che ha spinto avventurieri della finanza nelle speculazioni piú azzardate e immorali e che alla fine hanno trascinato gli istituti finanziari di mezzo mondo al tracollo. La brillante idea di alimentare ovini e bovini con gli scarti della macellazione delle carni ha scatenato il fenomeno noto come “mucca pazza” e alla base dell’influenza suina (che ora, per non mettere in pericolo l’industria del prosciutto si chiama “nuova influenza”) pare ci siano gli enormi allevamenti di maiali messicani al di fuori di ogni norma di igiene e di buon senso. La corsa alle ultime fonti di petrolio e al monopolio della sua distribuzione è responsabile delle ultime guerre. Follia, follia, follia. Ma è malattia cosí comune che le avventure di un mediocre politico circondato dalle sue cortigiane e meretrici fanno al massimo sorridere anziché indignarci. Le migliaia di famiglie derubate dai loro risparmi non sono nemmeno notizia al margine della crisi finanziaria e le responsabilitá (!) di medici, tecnici e controllori dell’industria alimentare vengono taciute. Indignazione della pubblica opinione? Aspetta e spera! Siamo impegnati al conto delle veline, alla classifica della formula uno e alle avventure di un re che preferisce ballare sotto le stelle anziché assumersi le responsabilitá del popolo che il destino gli ha assegnato. La Religione l’abbiamo bollata come oppio dei popoli e ci raduniamo a milioni quando divi e dive pompati dagli stupefacenti si riuniscono a dare spettacolo della propria miseria morale e spirituale. La follia minore è quella di una gioventù dedita all’abuso dell’alcol e alla promiscuità nelle notti d’estate nella cosiddetta movida. E allora con chi prendersela? Il Dio, al quale non vogliamo credere, non ha nemmeno bisogno di inviare il Suo Angelo della Vendetta. La fossa verso la quale ci dirigiamo a passo di corsa ce la siamo scavata da soli quando abbiamo giustificato ogni comportamento abnorme in nome della libertá individuale.
Allora abbiamo almeno il coraggio e la dignitá della compostezza e risparmiamoci invettive e anatemi contro il destino avverso e la mala sorte.
Chi è causa del suo male …
Postato in:
Dunya, Spirit
Postato il 29 Luglio 2009 su www.ilderviscio.wordpress.com
Riportato su "januacoeli" il 31 Luglio 2009
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