lunedì 24 ottobre 2011

Sunday 23 october 2011 7 23 /10 /Ott /2011 16:14 Il testamento di Gheddafi

In nome di Dio Clemente e misericordioso                              

Questo è il mio testamento, di Mouammar Bin Mohammed Bin Abdessalam Bin Humaïd Bin Aboumeniar Bin du Naïl Al Fohsi Al Kadhafi.

Io testimonio che non vi è altro Dio che Allah e che Maometto è il suo Profeta

Le mie ultime volontà sono:
•Che io non sia lavato alla mia morte e che sia interrato secondo il rito Islamico ed i suoi insegnamenti, con i vestiti che portavo al momento della mia morte.
•Che sia interrato nel cimitero di Sirte, a lato della mia Famiglia e della mia Tribù
- Che i miei familiari siano ben trattati, soprattutto le donne ed i bambini.
- Che il Popolo Libico salvaguardi la propria identità, le sue realizzazioni, la sua storia e l’immagine degli antenati e dei suoi eroi, e che non sia attaccato in nell’essenza di Uomini Liberi.
•Che continui la resistenza a tutte le aggressioni straniere subite dalla Jamahiriya, oggi, domani e sempre.
•Che si convincano gli uomini liberi della Jamahiriya che noi avremo potuto realizzare, con la nostra causa, una vita migliore, stabile e sicura. Noi abbiamo avuto tante proposte in merito, ma noi abbiamo scelto d’essere al fronte per dovere ed onore.E anche se noi non vinciamo oggi, noi offriamo una lezione alle generazioni future perché esse possano vincere, poiché la Nazione ha scelto l’onore ed il vendersi sarebbe stato un tradimento che la Storia testimonierà e giudicherà
Che sia trasmesso il mio saluto ad ogni membro della mia famiglia ed ai fedeli della Jamahiriya, nonché ai fedeli che ovunque nel mondo ci hanno sostenuti con il loro cuore.
Che la pace sia con voi tutti.


Mouammar El Kadhafi
Sirte, 17/10/2011    Sirte                                                               


SIRTE
                                                                                  

sabato 22 ottobre 2011

GIAMAHIRIA



pubblicata da Fabio Falchi il giorno venerdì 21 ottobre 2011 alle ore 17.51.

Per una analisi storica e politica della Giamahiria vi sarà tempo. Quel che è certo è che nulla di simile ci si deve aspettare dalla stampa italiana: nessun tentativo di capire per quale motivo le "forze occidentali" abbiano aggredito uno Stato sovrano o perché gran parte del popolo libico non abbia appoggiato i cosiddetti "ribelli". Attenti ai particolari personali e pronti a diffondere qualsiasi bufala pur di fare notizia, ma senza disturbare il manovratore, per i gazzettieri non c'è colore che non sia una sfumatara di grigio : Gheddafi come Saddam o addirittura come Mussolini. La retorica della libertà, si sa, è una macchina semplificatrice, benché potente. D'altronde, quel che conta è che la libertà e la democrazia made in Hollywood facciano un buon incasso. Insomma, che la "fiction " sia produttiva. E che i "semplici" ci credano.
Nondimeno, è lecito e perfino necessario fare una - sia pur brevissima - considerazione sulla fine della "Repubblica delle masse" (che non necessiamente significa la fine della resistenza del popolo libico contro i "collaborazionisti di Bengasi"). Indipendentemente dal fatto che la Libia è uno Stato tribale, che presenta caratteristiche che lo distinguono nettamente da qualsiasi Paese europeo, è evidente che per giudicare la Giamahiria si deve tener conto che Gheddafi, allorché prese il potere nel lontano settembre 1969, si trovò di fronte al calssico problema di chi, per difendere i diritti del proprio popolo, deve combattere sia contro nemici interni, sia contro nemici esterni. Ovvero contro gli "agenti" del grande capitale e della potenza capitalistica predominante. Ed è ben difficile che si possano mutare i rapporti di potere esistenti con il "mercato democratico". La stessa socialdemocrazia scandinava, che pure pareva poggiare su basi storiche e culturali solidissime, appena cambiato il vento della storia è stata spazzata via come un castello di carte. Quindi, anche Gheddafi , a cui ovviamente si possono muovere non poche critiche, è logico che si sia dovuto confrontare con tale questione ed abbia cercato di risoverla secondo la tradizione culturale del suo popolo; ma è comunque indubbio che progressi sociali ed economici ci siano stati. Quanto alla accusa di aver finanziato il "terrorismo internazionale" , molto dipende da che cosa si intende per terrorismo, dato che gli angloamericani e gli israeliani, che pure praticano il terrorismo su scala globale, sembrano considerare terroristi tutti coloro che contrastano la loro politica di potenza. Paradossalmente, ma è un paradosso solo in apparenza, l'errore più grave di Gheddafi, come è stato osservato, è stato di aprire, in questi ultimi anni, il Paese all'Occidente, senza avere la capacità politica e militare per difendersi da un attacco degli "occidentali", tanto più previdibile, considerando anche il forte impegno della Libia in Africa, proprio quando il continente africano, anche a causa della presenza cinese, ha acquisito un ruolo geostrategico del tutto nuovo e di estrema inportanza, e quando il Leviatano, proprio perché ferito, è più che mai pericoloso e sembra puntare tutto sulla "geopolitica caos". Al riguardo, Giuseppe Germinaro, collaboratore del blog "Conflitti e strategie" ha scritto: "Resta una grande amarezza, ma la quasi certezza che l'attuale strategia americana sia molto rischiosa; troppi fronti aperti. Dovessero crearsi due/tre intoppi il castello vacillerebbe pericolosamente. Stiamo attenti all'Italia". E' un giudizio che non si può non condividere . E il riferimento al nostro Paese non è affatto retorico o esagerato. Vero che, se il lupo perde il pelo ma non il vizio, allora non può destare meraviglia che i nostri governanti, pur di salvare sé stessi, non abbiano esitato a stracciare il Trattato di Bengasi e a mordere la mano che avevano addirittura baciato. Ma a pagarne le conseguenze sarà il popolo italiano. Anzi, le sta già pagando. E si è solo all'inizio.
In ogni caso, non è possibile non provare nausea per gli articoli di coloro che ficcano le dita nel corpo insanguinato di Gheddafi e nei corpi della centinaia di migliaia di civili massacrati dagli americani e dai loro sicari in questi ultimi 20 anni. Ma sono proprio loro, i gazzettieri occidentali, a essere in una buca. E gli occhi dei bambini iracheni, dei bambini afghani, dei bambini palestinesi , dei bambini libici e di tutte le altre vittime del terrorismo occidentale, di cui sono complici, li guardano e continueranno a guardarli. Questa è la loro condanna. Non quella di Gheddafi, che nel momento più drammatico della storia del suo Paese era tornato ad essere il giovane ufficiale nasseriano che aveva messo fine alla monarchia di re Idris, ovvero ad un protettorato angloamericano, e che aveva saputo dar vita alla Giamahiria. Oggi invece la canaglia al servizio della "North Atalantic Terrorist Organization" festeggia. Tuttavia, il seme, se cade in terra buona, porta frutto e nulla è perduto, finché non tutto è perduto.

Fabio Falchi, http://www.cpeurasia.eu/                                                 







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