martedì 4 gennaio 2011

" PER LE NOSTRE SORELLE EGIZIANE IMPRIGIONATE "

Calemia Shehata Zakher in attesa di al-Mu’tasim billah…


Camelia Shehata Zakher
 gennaio 3, 2011 di ummusama                                                          











La storia di Calemia Shehata Zakher sembrerà senza dubbio banale ai mass media del kufr, che infatti si sono ben guardati dal menzionarla, ma non lo è per la diretta interessata, né per tutti i suoi fratelli e sorelle musulmani.
Calemia Shehata Zakher è una giovane donna egiziana di 25 anni, nata in una famiglia copta, insegnante di scienze naturali a Almenya. Sposata con Tadros Samaan, prete copto della chiesa ortodossa, ha avuto da lui un figlio maschio.
Tutti i suoi conoscenti, sia cristiani che musulmani, la ricordano per la sua buona educazione e la sua decenza; una donna, insomma, apprezzata da tutti, una madre di famiglia esemplare.
Amava leggere e scoprire il mondo. Si interessò all’Islâm e al Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam), a partire da un sermone sulle sue qualità, udito durante la khutba di una preghiera del venerdì, che ella ascoltò dal tetto di casa sua. Cominciò così a porre domande ai suoi colleghi di lavoro, trascorse del tempo a dialogare sull’Islâm, fino al momento in cui la verità si impose, tanto le prove erano evidenti. D’altra parte, si cominciò a notare la sua attrazione verso l’hijâb, che ella considerava come un simbolo di dignità per la donna. Accettò infine l’Islâm, dichiarando: “Testimonio che non vi è altra divinità all’infuori di Allah, e che Muhammad è il Suo Messaggero”, la professione di fede. Una piccola festa fu organizzata per l’occasione.
Per un anno e mezzo, dopo la conversione, ella rifiutò di compiere il dovere coniugale. Il fatto di essere sposata ad un prete complicava la situazione, poiché ella sapeva bene di non essere il primo caso di cristiana copta convertita all’Islâm, e conosceva altrettanto bene cosa fosse successo alle altre sorelle. In Egitto, sono noti tre casi simili, mediatizzati, tra cui quello di Wafa’ Constantine. Tutte le sorelle sono ritenute “scomparse”, senza apparentemente lasciare alcuna traccia. In verità, esse sono state rapite e sono attualmente tenute prigioniere all’interno di monasteri, nel tentativo di obbligarle a rinnegare l’Islâm.
Tadros Samaan, il marito di Calemia, dopo aver aperto un conto bancario a nome di sua moglie, versò le somme accumulate in maniera truffaldina durante gli anni passati come prete della chiesa copta; nonostante questo comportamento indubbiamente indegno di un “uomo di Dio”, non perdeva occasione per criticare gli abiti decenti indossati dalla sua sposa, trattandola da idiota perché non somigliava alle mogli degli altri preti.
Gli insulti quotidiani erano intollerabili, ma il suo neonato la tratteneva dal fuggire dal focolare domestico. Quando il bambino compì i sei mesi, però, esattamente il 17 luglio 2010, Calemia decise di lasciare suo marito e dichiarò il suo Islâm. Lasciò a suo marito un messaggio scritto, dicendogli che sarebbe tornata da sua madre.
In Egitto, appena una donna cristiana scompare, subito i copti gridano allo scandalo, accusando di solito del rapimento un musulmano innamorato. Anche in tal caso, le reazioni non si fecero attendere. Il padre di Calemia accusò un tassista.
Calemia si rifugiò a casa di un anziano musulmano, Abu Muhammad, padre di una famiglia numerosa, conosciuto e rispettato nella regione. Egli la ospitò per tre o quattro giorni, per permetterle di dare il via alle procedure legali. Abu Muhammad si era assicurato della veridicità della sua conversione all’Islâm prima di alloggiarla; in effetti, ella conosceva a memoria quattro parti del Corano, sapeva compiere le abluzioni ed era sempre pronta per la salât, ancora prima che risuonasse l’azân (appello alla preghiera).
Un altro personaggio chiave della storia, Abu Yahya, era un musulmano che si occupava dei problemi dei convertiti, sottoponendoli ad un esame prima di consegnare loro un certificato di conversione, col suo timbro di testimone a Al-Azhar.
Abu Yahya sentì parlare della storia di Calemia dai poliziotti che lo contattarono a due riprese, dopo la scomparsa delle donna, per conoscere la sua situazione. Si mise anche a fare delle ricerche su internet, ascoltando i notiziari. Notò le manifestazioni dei cristiani in seguito alla sua sparizione.
Poi, Abu Muhammad contattò Abu Yahya perché lo aiutasse nelle procedure, affinché la conversione all’Islâm di Calemia fosse certificata a Al-Azhar. Quest’ultimo accettò e li invitò a casa sua. Il tragitto fu lungo da Almenya fino al Cairo; Abu Muhammad giunse in compagnia di Calemia alle sei del mattino. Abu Yahya ingiunse dapprima a Calemia di tornare a casa di suo marito, nel caso in cui si fosse trattato di una disputa coniugale o di un capriccio. Ella rifiutò categoricamente, insistendo sul fatto di essere musulmana da un anno e mezzo.
Una volta che le carte furono pronte, essi si recarono ad Al-Azhar. Consegnarono le carte all’impiegato dell’ufficio incaricato di accogliere i neo musulmani. Tutto si svolse normalmente fino al momento in cui l’impiegato intese il nome di Calemia; aprì all’improvviso un cassetto, traendone dei documenti, e chiedendole se si trattasse proprio di Calemia Shehata, insegnante di 25 anni. Alla risposta affermativa, l’ufficio si trovò nella confusione più totale: l’impiegato dichiarò che ella avrebbe dovuto tornare l’indomani per essere interrogata da preti cristiani, allo scopo di assicurarsi dell’assenza di costrizione o di pressione esercitate sulla giovane donna.
La cosa più strana fu che l’impiegato lasciò l’ufficio, tornando dopo qualche minuto, per annunciare l’assenza del responsabile che avrebbe potuto avallare il documento.
Abu Yahya non aveva notizie dell’ufficiale di polizia. Una volta a casa, riuscì a contattarlo. Gli ordini dell’ufficiale erano chiari: non muoversi dal suo domicilio e tornare ad Al-Azhar soltanto l’indomani, poiché 10 autobus pieni di cristiani stavano partendo da Almenya, per impedire a Calemia di dichiarare ufficialmente il suo Islâm.
L’indomani, ricevette una chiamata dall’ufficiale, che gli ordinava di recarsi ad Al-Azhar per completare la procedura. In quanto ad Abu Muhammad, tornò ad Almenya per recuperare del denaro in caso ve ne fosse bisogno.
Abu Yahya partì dunque con Calemia e contattò un amico perché fosse il secondo testimone; il certificato era pronto, non mancava altro che il sigillo. Arrivarono ad Al-Azhar, e si accorsero con stupore che le forze di sicurezza, attorniate da preti copti, chiedevano all’entrata un documento d’identità. Malgrado ciò, Abu Yahya riuscì a raggiungere l’ufficio, ma l’impiegato, riconosciutolo, gli chiuse la porta in faccia.
La situazione era chiara. L’Islâm di Calemia dava fastidio a qualcuno. I servizi di sicurezza aspettavano il momento propizio per entrare in azione. Abu Yahya restò qualche ora nel suo ufficio con Calemia, e al momento di rientrare propose all’avvocato della società, che era suo vicino di casa, di accompagnarlo. Fu l’occasione, per Calemia, di chiedergli di essere il suo legale per aiutarla ad ottenere la custodia del suo bambino.
Ad un passaggio a livello, l’automobile fu costretta a fermarsi; otto uomini la circondarono, uno degli assalitori cercò di far uscire Abu Yahya gridando: “Infine ti abbiamo preso, Hajj Abu Yahya!”.
Abu Yahya si difese distribuendo colpi agli assalitori, gridando loro di non prendere Calemia, sperando così di attirare l’attenzione dei passanti. Poi sentì la radio della polizia che ordinava di colpirlo fino a fargli perdere conoscenza, e tutto divenne chiaro. Gli aggressori non erano dei preti copti, ma dei poliziotti del taghut in borghese.
Calemia fu spinta a forza in un’altra auto, in lacrime chiese loro di avere pietà di Abu Yahya, che giaceva a terra in una pozza di sangue…
Da quella notte, non si hanno notizie di Calemia. In quanto ad Abu Yahya, fu ricoverato al pronto soccorso dell’ospitale per trauma cranico, poi fu detenuto in prigione per qualche giorno.
Abu Muhammad rivelò che Calemia lo chiamò per dirgli che era in buona salute, ma che avrebbe dovuto compiere la preghiera funebre su di lei.
fonte
Manifestazione per Calemia (settembre 2010):



Yâ’ Mu’tasima…
Pubblicato in Calemia Shehata Zakher, censura e disinformazione nei mass media del kufr, donne musulmane, egitto, Egitto: i Copti costringono le nostre sorelle convertite all’Islâm ad apostatare, islam-occidente, prigionieri fisabilillah, storie di credenti, storie di ritorni, torture, wafa constantine, ya mu'tasima!


Pubblicato da Janua Coeli il 4.1.2011



















lunedì 27 dicembre 2010

Henry Corbin: l'Eurasia come concetto spirituale


Henri  Corbin


Dall'Irlanda al Giappone

"Eurasia, dall'Irlanda al Giappone" (1) è, per il ventenne Henry Corbin (1903-1978), un "concetto spirituale" (2) fornito di "particolare valore" (3), che, trascendendo il livello delle determinazioni geografiche e storiche, viene a costituire la "metafora dell'unità spirituale e culturale da ricomporre al termine dell'età cristiana ed in vista dell'oltrepassamento degli esiti di questa" (4). Tali sono, quanto meno, le conclusioni di uno studioso che nell'opera corbiniana ha evidenziato le indicazioni idonee a fondare "quella grande operazione di ermeneutica spirituale comparata, ch'è la Cerca d'una filosofia - anzi: d'una sapienza - eurasiatica" (5). In altri termini, la stessa categoria geofisica di "Eurasia" altro non sarebbe che la proiezione di una realtà geosofica connessa all'Unità originaria, poiché "l'Eurasia è, nella percezione interiore, nel paesaggio dell'anima o di Xvarnah ("Luce di Gloria", nel lessico mazdaico), la Cognitio Angelorum, l'operazione autologica dell'Anthropos Téleios; o anche, infine, l'unità fra Lumen Naturae e Lumen Gloriae. Di qui la possibilità d'accostare l'Eurasia interiore alla conoscenza immaginale della Terra come Angelo" (6).

È lo stesso Henry Corbin a rievocare l'esperienza visionaria del filosofo tedesco Gustav Theodor Fechner, che identificò con la figura di un Angelo il volto della Terra circonfuso di luce gloriosa, e a citare il passo concordante di un rituale avestico: "Noi celebriamo questa liturgia in onore della Terra che è un Angelo" (7). Infatti secondo la dottrina mazdaica la Terra viene percepita nella "persona" del suo Angelo, allorché l'anima, proiettando l'immagine di se stessa, instaura una Imago Terrae che la riflette. L'angelologia mazdaica traduce il mistero di questa proiezione nei termini seguenti: Spenta Armaiti, l'Arcangelo femminile dell'esistenza terrestre, è la madre di Daênâ, l'Angelo femminile che sostanzia l'Anima caelestis, il Corpo di Resurrezione. In tal modo, "la formulazione medesima della categoria geofisica di 'Eurasia' appartiene al processo della Palingenesi, ch'è la Resurrezione alla Luce della Transfigurazione" (8).

La geosofia mazdaica, intimamente connessa all'essenziale carattere sofianico di Spenta Armaiti, si riferisce in primo luogo ad una Terra celeste; applicata allo spazio terrestre, essa ci presenta un kyklos, un orbis, analogo a quello che Omero ha simboleggiato con lo Scudo di Achille e Virgilio con quello di Enea (9), ovvero, per restare in ambito iranico, a quell'attributo dell'Uomo Universale (insân-e kâmil) che è la Coppa di Jamshid. In tale raffigurazione, la Terra è circondata dall'Oceano cosmico ed è suddivisa in sette zone (keshvar) (10); al centro della zona centrale, chiamata Xvaniratha ("ruota luminosa"), "si trova Airyanem Vaejah (pahlavi Erân-Vêj), la culla o il germe degli Ariani (= Iranici). È là che furono creati i Kayanidi, gli eroi leggendari; è là che fu fondata la religione mazdea, da dove si diffuse negli altri keshvar; è là che nascerà l'ultimo dei Saoshyant che ridurrà all'impotenza Ahriman e porterà a compimento la resurrezione e l'esistenza ventura" (11). Situato al centro della superficie terrestre, l'Iran ci appare dunque come "cerniera, non solo geografica, ma anche e soprattutto spirituale" (12), dell'ecumene eurasiatica.

La raffigurazione mazdaica, successivamente rielaborata, entrò a far parte del retaggio culturale che l'Iran trasmise all'Islam. Nel Kitâb al-Tafhîm di Abû Rayhân Mohammad ibn Ahmad Bîrûnî (362/973 - 421/1030) (13) si trova uno schema in cui il cerchio centrale, l'Iran, è circondato da altri sei cerchi, tangenti fra loro, che corrispondono ad altrettante regioni: India, Arabia ed Abissinia, Siria ed Egitto, area slavo-bizantina, Turkestan, Cina e Tibet.

Oriente e Occidente

OCCIDENTE  ED  ORIENTE

Secondo la prospettiva islamica, al centro del mondo terrestre si trova la Ka‘ba, il più antico fra i templi di Dio, sorto inizialmente all'epoca di Adamo, poi edificato da Abramo nella sua forma attuale. Sulla pianta e sulla struttura di questo santuario primordiale e centrale meditò Qâzî Sa‘îd Qommî (1042/1633 - 1103/1691-'92) nel primo capitolo del Kitâb asrâr al-Hajj ("Libro dei sensi esoterici del Pellegrinaggio"), che costituisce l'oggetto di un approfondito studio di Henry Corbin (14). "Il principio - spiega quest'ultimo - è sempre lo stesso: le forme di luce (sowar nûrîya), le figure superiori, sono 'impresse' nelle realtà di quaggiù, che le riflettono come specchi (notiamo che, da un punto di vista geometrico, queste considerazioni sarebbero valide anche per la forma del tempio greco)" (15). Ora, sul piano superiore delle realtà archetipiche vi sono quattro "limiti metafisici" (16), due dei quali (l'Intelligenza universale e l'Anima universale) si trovano ad oriente della Realtà ideale, mentre gli altri due (Natura universale e Materia universale) si trovano ad occidente. In virtù della legge delle corrispondenze, gli angoli della Ka‘ba terrena si trovano disposti secondo un ordine analogo: "due di questi angoli sono a oriente, cioè quello in cui è incastonata la Pietra Nera (l'angolo iracheno) e quello yemenita; gli altri due sono a occidente e sono l'angolo occidentale e il siriano" (17). Sono questi i due orienti (mashriqayni) e i due occidenti (maghribayni) ai quali fa allusione il versetto 17 della Sura del Misericordioso, puntualmente citata da Corbin.
                                                                                                                                                        
Il versetto coranico ne richiama un altro, quello che inizia con le parole: "A Dio appartengono l'Oriente e l'Occidente" (Sura della Vacca, 115). "Gottes ist der Orient! - Gottes ist der Okzident!": così ce lo restituisce Wolfgang Goethe, del quale Corbin ci mostra in più di un'occasione la convergenza con la sapienza islamica. Ma la coppia "Oriente-Occidente" ritorna nel Versetto della Luce, parzialmente riportato in epigrafe al primo capitolo dello studio su L'uomo di luce del sufismo iraniano: "... una lampada che brucia con l'olio d'un ulivo che non è né dell'Oriente né dell'Occidente, che s'infiamma senza che il fuoco neppure la tocchi... Ed è luce su luce".

Tra l'oriente e l'occidente, come tra il settentrione e il mezzogiorno, corrono linee ideali da cui dipende non solo l'orientamento geografico, ma anche le categorie antropologiche. Nella prospettiva del simbolismo spirituale, queste direzioni orizzontali assumono un senso in base al modo in cui l'essere umano vive la dimensione verticale della sua presenza nello spazio e nel tempo; ed è un orientamento di questo genere a costituire uno dei temi principali del sufismo iraniano. "Si tratta (...) della Ricerca di un Oriente di cui ci viene detto, o di cui si comprende all'istante, che non è situato né situabile sulle nostre carte geografiche. Questo Oriente non è compreso in alcuno dei sette climi (i keshvar); è infatti l'ottavo clima. E la direzione in cui questo 'ottavo clima' va cercato non è quella orizzontale ma quella verticale. Questo Oriente mistico sovrasensibile, luogo dell'Origine e del Ritorno, oggetto della Ricerca eterna, è al polo celeste; esso è il Polo, un estremo nord così estremo da essere la soglia della dimensione 'al di là' " (18). La geografia sacra dell'Iran fa corrispondere questo Polo celeste alla montagna cosmica di Qâf, là dove inizia quel mondo di Hûrqalyâ che è illuminato dal sole di mezzanotte. È il paese degli Iperborei (19), i quali "simboleggiano l'uomo la cui anima ha raggiunto una completezza e un'armonia tali da essere priva di negatività e di ombra, anima che non è né dell'oriente né dell'occidente" (20).

Ishrâq, nome verbale che in arabo designa l'irraggiare del sole dal punto in cui esso sorge, è un termine peculiare della sapienza islamica dell'Iran. Ishrâqîyûn o Mashriqîyûn ("Orientali") sono i sapienti della Persia antica, chiamati così "non certo soltanto per la loro localizzazione geografica, ma perché la loro conoscenza era orientale, nel senso che si fondava sulla rivelazione interiore (kashf) e sulla visione mistica (moshâhadat)" (21). Tuttavia il significato dell'Oriente come Oriente illuminativo, direzione che conduce al Polo spirituale, non è un concetto che caratterizzi in maniera esclusiva il pensiero tradizionale dell'Iran. "Questo orientamento era già dato ai misti dell'orfismo. Lo troviamo nel poema di Parmenide dove, guidato dalle figlie del Sole, il poeta intraprende un viaggio verso l'Oriente. Il senso delle due direzioni, destra e sinistra, Oriente e Occidente del Cosmo, è fondamentale nella gnosi valentiniana. (...) Ibn 'Arabî (1240) innalza a simbolo la propria partenza per l'Oriente; del viaggio che dall'Andalusia lo porta sino alla Mecca e a Gerusalemme egli fa il proprio Isrâ’, omologandolo a un'ekstasis che ripete l'ascensione del Profeta di Cielo in Cielo, sino al 'Loto del limite'. Qui l'Oriente geografico e 'letterale' diviene simbolo dell'Oriente 'reale', ovvero del polo celeste" (22).

La Kaaba in Makka
Umbilicus Terrae                                                          

Nella geografia sacra risultante dalle esplorazioni spirituali di Henry Corbin, il termine occidentale dell'Eurasia è rappresentato dalle isole britanniche. Qui i fedeli della chiesa celtica primitiva venivano designati in irlandese come céle Dé: denominazione che, resa con Amici Dei, "si ritrova nella gnosi islamica (Awliyâ’ Allâh) e nella mistica renana (Gottesfreunde)" (23). Questi Coli Dei, "stabilitisi in Inghilterra a York, in Scozia a Iona, nel Galles, in Irlanda, (...) avevano come simbolo preferito la colomba, simbolo femminile dello Spirito Santo. In questa linea non ci si stupirà di scoprire che la loro tradizione è mescolata al druidismo, e che la loro letteratura abbraccia anche i poemi di Taliesin. Così, anche l'epopea della Tavola Rotonda e la ricerca del santo Graal sono state riferite ai riti dei Coli Dei" (24). A questa stessa fratellanza spirituale viene ricondotta l'esistenza del santuario di Kilwinning, sulla montagna di Heredom, da dove si irradiò quell'Ordine regale al quale il re Robert I Bruce avrebbe affiliato i Templari, realizzando la convergenza di celtismo e templarismo.

All'altra estremità dell'Eurasia si estende la Cina, "l'estremo limite del mondo umano, del mondo cioè che può essere esplorato dall'uomo in normali condizioni di coscienza" (25). Influssi taoisti si sarebbero d'altronde esercitati sulla ierocosmologia del sufismo centroasiatico e su alcune tecniche di recitazione del dhikr adottate dalla scuola di Najm Kobrâ (26). Fra i templi che sorgono ai confini della Cina ce n'è uno, descritto nel X secolo dallo storico arabo Mas‘ûdî (27), che nella sua struttura obbedisce al paradigma architettonico dei templi sabei; lo stesso Mas‘ûdî aveva visto quello di Harrân (l'antica Carrhae), sulla soglia del quale aveva potuto leggere l'epigrafe di sapore platonico "Chi conosce se stesso è deificato" (Man 'arafa nafsahu ta'allaha). "Iscrizione di sapore platonico" (28), certo, in cui "il termine tecnico arabo è l'equivalente della theôsis dei mistici bizantini" (29); ma anche esplicazione del precetto delfico, che sarà definitivamente convalidato dal hadîth qudsî "Chi conosce se stesso conosce il suo Signore" (Man 'arafa nafsahu 'arafa rabbahu). D'altronde gli ermetisti sabei di Harrân apporteranno in dote all'Islam la loro eredità, derivante da un'antica sapienza siriaca o sirobabilonese reinterpretata alla luce del neoplatonismo.

Equidistante dalla Scozia e dalla Cina è Al-Quds, "la città santa" per antonomasia. Nel luogo da cui ebbe inizio l'Assunzione del Messo di Dio - secondo Corbin un vero e proprio Umbilicus Terrae - "assume una funzione omologa a quella della Ka‘ba" (30) la Cupola della Roccia (Qubbat al-Sakhrat). Tale edificio, correntemente chiamato Moschea di Omar, "forma un ottagono regolare sormontato da una cupola: esso fu il prototipo delle chiese templari costruite in Europa, mentre la cupola era il simbolo dell'Ordine e figurava sul sigillo del Grande Maestro" (31). Questo intreccio di linee spirituali diverse fa di Gerusalemme il simbolico condominio microcosmico in cui si rispecchia la molteplicità tradizionale del macrocosmo eurasiatico, quella molteplicità di forme che Henry Corbin ci presenta nella sua essenziale unità.

La contrapposizione radicale fra Gerusalemme ed Atene, identificate come poli emblematici rispettivamente del monoteismo e del politeismo, è il punto in cui convergono tra loro gli zeloti delle presunte "radici giudaico-cristiane" dell'Europa e certi fautori di un malinteso "paganesimo" greco. Sostenere una posizione di questo genere, che vorrebbe ridurre ad uno schemino ideologico una relazione ben più profonda, complessa e articolata di quanto non immaginino "giudeo-cristiani" e "neopagani", significa ignorare come la più rigorosa dottrina metafisica dell'Unità (il Tawhîd integrale della metafisica islamica) non escluda affatto la molteplicità connessa alla gerarchia dei Nomi divini. Tra coloro che lo hanno compreso perfettamente vi è proprio Henry Corbin, il quale, stabilendo un ideale "parallelismo tra Ibn ‘Arabî da una parte (...) e Proclo dall'altra" (32) e richiamandosi al commento dello Scolarca di Atene al Parmenide platonico, rievoca l'incontro dei fisici della Scuola Ionica coi metafisici della Scuola Italica, convenuti gli uni e gli altri nella città-simbolo di Atene per partecipare alle Panatenaiche. "Celebrare queste feste - egli scrive - significa trovare nella Scuola Attica di Socrate e di Platone la mediazione capace di elevare i due estremi ad un livello superiore" (33).

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1. Henry Corbin, La Philosophie comparée, Paris 1923, p. 62.

2. Henry Corbin, La Philosophie comparée, cit., ibidem.

3. Henry Corbin, La Philosophie comparée, cit., ibidem.

4. Glauco Giuliano, Nitartha. Saggi per un pensiero eurasiatico, La Finestra, Lavis 2004, p. 14.

5. Glauco Giuliano, Nitartha, cit., p. 221.

6. Glauco Giuliano, Nitartha, cit., p. 16.

7. Sîrôza, ventesimo giorno, cit. in: Henry Corbin, Corpo spirituale e Terra celeste. Dall'Iran mazdeo all'Iran sciita, Adelphi, Milano 1986, p. 35.

8. Glauco Giuliano, Nitartha, cit., p. 16, n. 25.

9. Iliade, XVIII, 478-608; Eneide, VIII, 626-728.

10. La divisione settenaria dello spazio terrestre ritorna in altre culture tradizionali: cfr. Claudio Mutti, Gentes. Popoli, territori, miti, Effepi, Genova 2010, pp. 19-20.

11. Henry Corbin, Corpo spirituale e Terra celeste, cit., pp. 47-48.

12. Glauco Giuliano, Nitartha, cit., p. 22.

13. Henry Corbin, Storia della filosofia islamica, Adelphi, Milano 1989, pp. 153-155.

14. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, Boringhieri, Torino 1983, pp. 79-138. Su Qâzî Sa'îd Qommî, cfr. Henry Corbin, Storia della filosofia islamica, cit., pp. 343-344.

15. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., pp. 88-89.

16. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., p. 89.

17. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., p. 90.

18. Henry Corbin, L'uomo di luce nel sufismo iraniano, Edizioni Mediterranee, Roma 1988, p. 8.

19. Sull'Iperborea e su analoghe rappresentazioni tradizionali della settentrionale "terra di luce", cfr. Claudio Mutti, op. cit., pp. 15-23.

20. Henry Corbin, L'uomo di luce nel sufismo iraniano, cit., p. 48.

21. Henry Corbin, Storia della filosofia islamica, cit., p. 211.

22. Henry Corbin, L'uomo di luce nel sufismo iraniano, cit., pp. 66-67.

23. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., p. 282 n. 217.

24. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., pp. 231-232.

25. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., p. 11.

26. Henry Corbin, L'uomo di luce nel sufismo iraniano, cit., pp. 64 e 87.

27. Mas'ûdî, Les prairies d'or, ed. e trad. Barbier de Maynard, Paris 1914, vol. IV, p. 52.

28. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., p. 12.

29. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., p. 52, n. 7.

30. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., p. 240.

31. Henry Corbin, L'immagine del Tempio, cit., p. 224.

32. Henry Corbin, Il paradosso del monoteismo, Marietti, Casale Monferrato 1986, p. 8.

33. Henry Corbin, Il paradosso del monoteismo, cit., p. 13.

Inserita il 21/12/2010 alle 19:06:08  in http://wwwclaudiomutti.com/

Pubblicato da wwwjanuacoeli blogspot.com il 27.12.2010



































































sabato 25 dicembre 2010

UNA FAMIGLIA ONOREVOLE

Friday, 17 December 2010
Un Miracolo...ed un umano nacque                                               
Una Famiglia Onorevole

La famiglia di Gesù è la famiglia di ‘Imran. Fu una famiglia scelta da Allah:

“In verità, Allah ha eletto Adamo e Noè e la famiglia di Abramo e la famiglia di Imrân, al di sopra del resto del creato (genere umano e jinn del tempo), [in quanto] discendenti gli uni degli altri. Allah è audiente, sapiente.” (Corano 3:33-34)

Una madre onorevole affidata ad Allah
Quando la madre di Maria, la moglie di ‘Imran, era incinta, ella fece un voto:
“Quando la moglie di Imrân disse: “Mio Signore , ho consacrato a Te, e solo a Te, quello che è nel mio ventre. Accettalo da parte mia. In verità Tu sei Colui Che tutto ascolta e conosce!”. Poi, dopo aver partorito, disse: “Mio Signore, ecco che ho partorito una femmina”: ma Allah sapeva meglio di lei quello che aveva partorito. “Il maschio non è certo simile alla femmina! L'ho chiamata Maria e pongo lei e la sua discendenza sotto la Tua protezione, contro Satana il lapidato.” (Corano 3:35-36)
Allah accettò la sua invocazione, e nacque Maria, la quale fu affidata alle cure del Profeta Zaccaria, come Allah, il più Lodato, aveva decretato:
“L'accolse il suo Signore (Allah) di accoglienza bella, e la fece crescere della migliore crescita. L'affidò a Zaccaria e ogni volta che egli entrava nel santuario trovava cibo presso di lei. Disse: “O Maria, da dove proviene questo?”. Disse: “Da parte di Allah”. In verità Allah dà a chi vuole senza contare. “ (Corano 3:37)
Allah la scelse fra tutte le donne del suo tempo:
“E quando gli angeli dissero: “In verità, o Maria, Allah ti ha eletta; ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo.” (Corano 3:42)
La Buona Novella
Gli angeli portarono a Maria la buona novella della nascita di una “Parola” da Allah. La Parola era Sii! Ed egli fu! Gesù, figlio di Maria:
“Quando gli angeli dissero: “O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti”. (Corano 3:45-46)
La “Parola” non è Dio, ma una Parola da Dio, pronunciata da Lui; è la Parola “Sii” ed egli fu! Cioè Gesù è una creazione per Ordine di Allah: Sii! Ciò significa che non è parte di Allah. Egli, il Piu’ Lodato, non si divide in nessuna cosa e nessun essere.
Gesù: Nessun padre umano!
Adamo: Nessun padre né madre!
Una creazione miracolosa

Maria ricevette la notizia. E pose la domanda:
“Ella disse: “Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?”. Disse: “È così che Allah crea ciò che vuole: "quando decide una cosa dice solo Sii", ed essa è.”(Corano 3:47)
Una nascita tanto miracolosa non ne fa il “figlio di Dio”. Adamo non aveva né padre né madre. Dunque, dovremmo dargli una “Divinità Speciale”? Nessuno lo afferma. Ci dovrebbe far riflettere cosa Allah disse nei riguardi di Adamo e Gesù, che la pace sia su entrambi:
“In verità, per Allah Gesù è simile ad Adamo, che Egli creò dalla polvere, poi disse: “Sii”, ed egli fu. [Questa è] la verità [che proviene] dal tuo Signore.” (Corano 3:59-60)
Ed Allah non procrea. Egli, L’Eccelso, dice nel Corano (19: 88-95)
“Dicono: “Allah Si è preso un figlio .” “Avete detto qualcosa di mostruoso."
"Manca poco che si spacchino i cieli, si apra la terra e cadano a pezzi le montagne”,
“perché attribuiscono un figlio al Compassionevole.”
“Non si addice al Compassionevole, prenderSi un figlio.”
“Tutte le creature dei cieli e della terra si presentano come servi al Compassionevole.”ّ“Egli li ha contati e tiene il conto,”
“e nel Giorno della Resurrezione ognuno si presenterà da solo, davanti a Lui.”

La Concezione

Maria concepì miracolosamente Gesù, e partorì un maschio sotto un albero di palma:
“(O Muhammed) Ricorda (la storia di) Maria nel Libro (cioè il Corano), quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente.” (Corano 19:16)
"Tese una cortina tra sé e gli altri. Noi Le inviammo il Nostro Spirito (angelo Gabriele), che assunse le sembianze di un uomo perfetto.” (Corano 19:17)
“Disse [Maria]: “Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole (cioè Allah, se sei [di Lui] timorato!”. (Corano 19:18)
“Rispose: “Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro”. (Corano 19:19)
“Disse: “Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?”. (Corano 19:20)
“Rispose: “È così. Il tuo Signore ha detto: "Ciò è facile per Me (Allah); Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra (Allah). È cosa (già) stabilita (da Allah)”. (Corano 19:21)
“Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano (cioè la valle di Betlemme a circa 4-6 miglia da Gerusalemme).”(Corano 19:22)
“I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: “Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!”. (Corano 19:23)
“Fu chiamata da sotto (dal bambino Gesù o da Gabriele): “Non ti affliggere, ché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi;” (Corano 19:24)
“scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi.” (Corano 19:25)
“Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, di': "Ho fatto un voto al Compassionevole (Allah) e oggi non parlerò a nessuno”. (Corano 19:26)
Poi porto’ il bambino Gesù alla sua gente. Essi non credevano ai propri occhi:
“Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: “O Maria, hai commesso un abominio!” (Corano 19:27)
“O sorella di Aronne , tuo padre non era un empio, né tua madre una libertina.”(Corano 19:28)
“Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: “Come potremmo parlare con un infante nella culla?”,(Corano 19:29)
“[Ma Gesù] disse: “In verità, sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un Profeta.” (Corano 19:30)
“Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l'orazione e la decima finché avrò vita,” (Corano 19:31)
“e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento, né miserabile.” (Corano 19:32)
"Pace su di me, il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò (dopo la sua discesa sulla terra precedente al Giorno del Giudizio) e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita (cioè la resurrezione dalla sua tomba nel Giorno del Giudizio) ”. (Corano 19:33)
Allah accentua la realtà di Gesù per tutti coloro i quali nutrono dubbi sullo stesso o sul suo Messaggio:
“Questo è Gesù, figlio di Maria, parola di verità della quale essi dubitano.” (Corano 19:34)
“Non si addice ad Allah prendersi un figlio . Gloria a Lui! Quando decide qualcosa dice: “Sii!” ed essa è.” (Corano 19:35)
A Gesù fu fatta una rivelazione (cioè i Vangeli originali) fortificata da miracoli. La gente a quel tempo credeva profondamente nei miracoli. La manifestazione dei miracoli per mano di Gesù aveva come scopo quello di portare la gente a credere che egli fosse veramente il Messaggero di Allah.
“E Allah gli insegnerà il Libro e Al-Hikmah , la Torâh e il Vangelo.” (Corano 3:48)
“E ne farà un (Gesù) messaggero per i figli di Israele [che dirà loro]: In verità, vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Allah, diventa un uccello. E per volontà di Allah , guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto. E vi informo di quel che mangiate e di quel che accumulate nelle vostre case. Certamente in ciò vi è un segno se siete credenti!” (Corano 3:49)
“[Sono stato mandato] a confermarvi la Torâh che mi ha preceduto e a rendervi lecito qualcosa che vi era stata vietata. Sono venuto a voi con un segno da parte del vostro Signore. Temete dunque Allah e obbeditemi.” (Corano 3:50)
Ed un messaggio chiaro:
“In verità, Allah è il mio e vostro Signore. AdorateLo dunque: "ecco la retta via"”. (Corano 3:51)

Tradotto da Cinzia Amatullah dal testo
Some Sincere Advice To Every Christian Dr. Saleh As-Saleh
versione integrale in italiano presto disponibile su aims-co-uk
Posted by C. for friendlysisterhood at 15:00

Pubblicato su http://www.januacoeli/ blogspot.com il 25.12.2010

AN-NUR: ISRAELE CHE UCCIDE CON I SOLDI DEI CONTRIBUENTI AMERICANI. SVEGLIATEVI!!!!

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