domenica 20 giugno 2010

La Politica americana con l'aiuto di Hollywood

Dal Washington consensus all’Hollywood consensus

Matteo Pistilli // 18 giugno 2010                                              

Conosciamo bene l’importanza che hanno sempre avuto i vecchi e nuovi mass media nella gestione anglo-americana del mondo. Sin dai tempi del colonialismo inglese infatti il ruolo della cultura dominante (e di massa) era fondamentale nel dare significati etici al dominio (missione di civiltà) e dopo, quando nel momento in cui l’impero inglese perdeva le proprie colonie, si mirò a creare un “impero della mente” (formula di Aldous Huxley) così da tentare di continuare a gestire il mondo tramite stati d’animo collettivi, quindi la cultura ed il potere finanziario…probabilmente con l’imperialismo americano in decadenza stiamo assistendo alla stessa operazione.
Oggi, dopo il crollo dell’Unione Sovietica degli anni novanta, passata la sbornia da “fine della storia”, la costruzione di vere e proprie credenze condivise dall’intera umanità è fondamentale per gli Usa, superpotenza che seguendo quello che considera il proprio “destino manifesto”, ha l’obiettivo di controllare e tutelare il mondo intero. Infatti se l’uso del “soft power” cinematografico e informativo è stato ben presente nelle ultime decine di anni, ora si sta assistendo ad un vero e proprio giro di vite, collegato alle nuove sfide poste in essere all’unipolarismo Usa e anche alle nuove possibilità che le nuove tecnologie, internet per prima, pone. E’ quindi evidente l’uso che si è fatto negli ultimi anni di piattaforme del web, caratterizzate dalla proprietà statunitense, come Facebook, Twitter, Youtube che sebbene siano coperte da un manto di democraticità, in realtà sono le maggiori protagoniste di un digital divide molto pericoloso, che riguarda non solo gli utenti che raggiungono internet, ma proprio il dominio dei siti internet planetari. E’ infatti poco etico che piattaforme informative come queste, siano diffuse in tutto il mondo, ma allo stesso tempo siano controllate e rispondano a regole etiche, ideologiche e ad interessi che sono caratterizzati da un’origine geografica e politica statunitense: non è un caso che molte cosiddette “rivoluzioni colorate” sponsorizzate da Washington siano teleguidate attraverso questi mezzi. Ed è quindi naturale che spesso alcuni Stati tentino di controllarne i contenuti, è semplicemente una forma di difesa verso lo strapotere Usa sui mass-media. Strapotere che si può rintracciare anche nella censura dei satelliti televisivi: quelli utilizzati maggiormente nella sfera d’influenza americana (nord-atlantica) oscurano infatti le televisioni non gradite (come per esempio alcune in lingua araba), così da controllare fermamente la pluralità dell’informazione. Tutto questa costruzione cinematografica della realtà ha come simbolo maggiore ovviamente Hollywood e la costruzione del consenso ad una specifica cultura attuata attraverso questo (da leggere i lavori di John Kleeves al riguardo). Quello che ci dovrebbe far pensare è che se i films girati in questo vero e proprio centro culturale globale sono solo il 5 o 6% del totale, i film americani proiettati nel mondo corrispondono invece al 50% del totale; se si tiene presente che le multinazionali dell’informazione che operano a livello globale non sono che quattro, il quadro comincia ad essere evidente.
Ma non ci vuole molto a rendersi conto di questo vero e proprio dominio “culturale” e dell’importanza che riveste il collegamento fra politica Usa e mass media per l’odierno dominio globale: solo negli ultimissimi giorni abbiamo assistito a scelte di “politica interna” americana che hanno dell’incredibile per chi, come noi, aspira al ritorno del Politico: per tentare di chiudere la falla petrolifera nel Golfo del Messico è stato chiamato niente meno che il regista di Titanic James Cameron, dopodichè è stato ascoltato l’attore Kevin Costner al congresso sullo stesso problema; per chiudere in bellezza si può citare la nomina dell’attore George Clooney a membro a vita del Council on Foreign Relations potentissimo think thank capace di influenzare, anzi di dettare, la politica estera degli stati Uniti, e che, detto per inciso, ospita anche Michael Douglas e Warren Beatty.
E’ per tutti questi motivi che provocatoriamente si può parlare di un passaggio dal Washington consensus all’Hollywood consensus: se il primo stava a significare le politiche comuni portate avanti da Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale concertate ovviamente col governo statunitense di Washington, dove hanno sede comune e dal quale quindi partivano le direttive politiche ed economiche dirette a tutto il globo, ora, con l’emergere di nuove potenze che mettono in discussione (per ora solo teoricamente) l’egemonia nord-americana su queste agenzie mondiali, il centro del sistema atlantico si sta definitamene spostando sul “soft power”, sul dominio del cuore e delle menti dei diversi popoli del pianeta ed è in questo senso possiamo parlare di Hollywood consensus. E’ infatti giunto il momento in cui quel dominio degli stati d’animo, torna ad essere l’unica azione che, grazie alla totale egemonia sui mezzi informativi, può ancora garantire l’attuale status quo unipolare e unilaterale, ma chiaramente al prezzo della diffusione di concetti falsati, stili di vita non adeguati ai vari popoli e conseguenti distorsioni etiche, culturali, comportamentali. La consapevolezza della situazione mondiale, continentale e nazionale è l’unico mezzo per opporsi ad un tale sterminato sistema di forze, per non cadere nei tranelli dell’informazione, troppo spesso accettata acriticamente, pilotata a fini strategici; fini deleteri per la libertà ed il benessere dell’Europa e dell’Asia (Eurasia), dell’Africa e dell’America Indiolatina.
Matteo Pistilli



sabato 12 giugno 2010

"Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo,ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato di Israele" Ariel Sharon,25 marzo 2001

Frasi celebri sioniste.
Ieri alle 13.30                                                                       


Ecco una lista delle "migliori" frasi pronunciate dai premier di quell'"unica democrazia del medioriente" che è Israele:

David Ben Gurion
Primo Ministro d’Israele, 1949 - 1954, 1955 - 1963
“Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti.”
-- David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985.
”Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba”.
-- David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.
“Ci sono stati l’anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro in questo cosa centravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?”
– Riportato da Nahum Goldmann in Le Paraddoxe Juif (The Jewish Paradox), pp. 121-122.
"I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba.”
-- David Ben Gurion, citato in The Jewish Paradox, di Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99.
"Tra di noi non possiamo ignorare la verità ... politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono … Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista gli vogliamo cacciare dal loro paese.”
-- David Ben Gurion, riportato a pp 91-2 di Fateful Triangle di Chomsky, che apparve in "Zionism and the Palestinians pp 141-2 di Simha Flapan che citava un discorso del 1938.
"Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione, a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele”.
-- David Ben-Gurion (Citato a pp 855-56 in Ben-Gurion di Shabtai Teveth).

Golda Meir
Primo Ministro d’Israele, 1969 - 1974
"Non esiste una cosa come il popolo palestinese … Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il oro paese. Essi non esistono.”
--Golda Meir, dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969.
"Come possiamo restituire i territori occupati? Non c’è nessuno a cui restituirli.”
-- Golda Meir, 8 marzo 1969.
"A tutti quelli che parlano in favore di riportare indietro i rifugiati arabi devo anche dirgli come pensa di prendersi questa responsabilità, se è interessato allo stato d’Israele. E bene che le cose vengano dette chiaramente e liberamente: noi non lasceremo che questo accada.”
-- Golda Meir, 1961, in un discorso alla Knesset, riportato su Ner, ottobre 1961
"Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità.”
-- Golda Meir, Le Monde, 15 ottobre 1971

Yitzhak Rabin
Primo Ministro d’Israele, 1974 - 1977, 1992 - 1995
"Uscimmo fuori, Ben-Gurion ci accompagnava. Allon rifece la sua domanda, ‘Che cosa si doveva fare con la popolazione palestinese?’ Ben-Gurion ondeggiò la mano in un gesto che diceva ‘cacciateli fuori!”
-- Yitzhak Rabin,versione censurata delle memorie di Rabin, pubblicata sul New York Times, 23 ottobre 1979.
"[Israele vorrà] creare nel corso dei prossimi 10 o 20 anni le condizioni per attrarre naturalmente e volontariamente una migrazione dei rifugiati dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo arrivare ad un accordo con Re Hussein e non con Yasser Arafat."
-- Yitzhak Rabin (un "Principe di Pace" secondo Clinton), spiega il suo metodo di pulizia etnica dei territori occupati senza sollevare scalpore nel mondo. (Riportato da David Shipler sul The New York Times, 04/04/1983 citando i commenti di Meir Cohen al comitato affari esteri e difesa della Knesset del 16 marzo.)

Menachem Begin
Primo Ministro d’Israele, 1977 – 1983
"[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe.”
Discorso alla Knesset di Menachem Begin Primo Ministro israeliano, riportato da Amnon Kapeliouk, "Begin and the 'Beasts’," su New Statesman, 25 giugno 1982.
"La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta … Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà ricostruito per il popolo d’Israele. Tutta quanta. E per sempre.”
-- Menachem Begin, il giorno dopo il voto all’ONU sulla divisione della Palestina.

Yizhak Shamir
Primo Ministro d’Israele, 1983 - 1984, 1986 - 1992
"I vecchi dirigenti del nostro movimento ci hanno lasciato un chiaro messaggio di prendere Eretz Israel dal mare al fiume Giordano per le future generazioni, per un’aliya di massa (=immigrazione ebraica), e per il popolo ebraico, che tutto quanto sarà radunato in questo paese.”
-- Dichiarazione dell’ex primo Ministro Yitzhak Shamir al ricordo funebre dei primi dirigenti del Likud, novembre 1990. Servizio locale di Radio Gerusalemme.
"Determinare la terra d’Israele è l’essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. E’ semplice.”
- Yitzhak Shamir,su Maariv, 02/21/1997
"(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette... con le teste sfracellate contro i massi e le mura.”
-- Yitzhak Shamir a quel tempo Primo Ministro d’Israele in un discorso ai coloni ebrei, New York Times, 1 aprile 1988

Benjamin Netanyahu
Primo Ministro d’Israele, 1996 - 1999
"Israele avrebbe dovuto approfittare dell’attenzione del mondo sulla repressione delle dimostrazioni in Cina, quando l’attenzione del mondo era focalizzata su quel paese, per portare a termine una massiccia espulsione degli arabi dei territori."
-- Benyamin Netanyahu, allora vice ministro degli esteri, ex Primo Ministro d’Israele, in un discorso agli studenti della Bar Ilan University, dal giornale israeliano Hotam, 24 novembre 1989.


Ehud Barak
Primo Ministro d’Israele, 1999 - 2001
" I palestinesi sono come coccodrilli, più gli date carne, più ne vogliono”….
-- Ehud Barak, a quel tempo Primo Ministro d’Israele – 28 agosto 2000. Apparso su Jerusalem Post, 30 agosto, 2000
"Se pensassimo che invece di 200 vittime palestinesi, 2.000 morti metterebbero fine agli scontri in un colpo, dovremmo usare più forza....”
-- Il Primo Ministro israeliano Ehud Barak, citato dall’Associated Press, 16 novembre 2000.
"Sarei entrato in un’organizzazione terroristica.”
--risposta di Ehud Barak a Gideon Levy, giornalista del quotidiano Ha'aretzr, quando chiese a Barak che cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese.
Ariel Sharon
Primo Ministro d’Israele, 2001 – ad oggi
"E’ dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre.”
-- Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, parlando ad una riunione di militanti del partito di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.
"Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline (palestinesi) possibile in modo da allargare gli insediamenti (ebraici) perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro... Tutto quello che non prenderemo andrà a loro.”
-- Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.
“Ogni volta che facciamo qualcosa tu mi dici che l’America farà questo o quello…devo dirti qualcosa molto chiaramente: Non preoccuparti della pressione americana su Israele. Noi , il popolo ebraico, controlliamo l’America, e gli americani lo sanno.”
-- Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 31 ottobre 2001, risposta a Shimon Peres, come riportato in un programma della radio Kol Yisrael.
"Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele.”
-- Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 25 marzo 2001 citato dalla BBC News Ondine.



Tratto da Facebook riportato da Gabriele Repaci

domenica 6 giugno 2010

L'Ascolto profondo

Elogio dell'ascolto profondo
                                                                            

Che l'uomo occidentale moderno viva in condizioni alienate è generalmente e
superficialmente riconosciuto. In tempi in cui tutto viene ridotto a moda e a
consumo, anche il contestare, la volontà di evadere dalla prigione, il ricercare
autenticità e verità non fanno eccezione: tali istanze, debitamente banalizzate,
vengono assimilate nell'intruglio ipnotizzante che oggi i mass media
propongono –o meglio, impongono– come cultura. Per esempio, il movimento
degli hippie, che in sé conteneva una forte carica di purificazione dall'ipocrisia e
di aspirazione alla Realtà, è stato fatto passare per una mera questione di capelli,
vestiti, droghe o politica utopistica di bassa lega e in tal modo reso
insignificante. Non a caso, nella celebre summer of love del '68, a San Francisco,
gli hippie celebrarono il proprio funerale, rigettando l'etichetta che
l'establishment imponeva loro. Essi, avendo preso coscienza di essere già stati
ridotti a merce, diedero il via ad una silenziosa diaspora, invisibile agli occhi
degli ottenebrati che pretendono di possedere il segreto del mondo e del cuore
umano.
Oggi, dunque, tra le numerose tendenze di cui si cibano le masse, spicca il
conformismo dell'anticonformismo: il lamento reiterato viene accettato e persino
incoraggiato purché l’Intelligenza resti negletta, e non si risvegli l’uomo nobile,
il solo capace di estirpare alle radici il “male di vivere”. In ambito “alternativo”,
la propria appartenenza al movimento ecologico di sinistra o alla visione New
Age viene sbandierata ai quattro venti, ma le strutture mentali negative del
mondo che si pretende di contestare rimangono inalterate. Si parla di angeli, di
ecologia, di olismo, di tecnologie ecocompatibili, invece che di telenovelas o di
sport, si mangiano costosi cibi biologici invece che il solito scatolame inquinato,
si ascoltano melodie melense mescolate a suoni della natura, sincretismi caotici
di suoni etnici (world music) o persino bhajan e mantra hinduisti o buddhisti
manipolati elettronicamente (trance), invece delle pretenziose canzonette di
Sanremo o della più becera pop o disco music, ma la litigiosità, la vanità,
l’infantile tendenza ad assolutizzare la propria opinione-doxa, e l'insopprimibile
bisogno di rinchiudere l’Ineffabile in definizioni perdurano. Quanto sopra vale
anche per certe correnti contestative di segno opposto.
Occorre dirlo apertis verbis: qualunque cieca immedesimazione, foss’anche
nella bontà, nella giustizia o nella bellezza orizzontali, darà inevitabilmente la
stura a guai di ogni genere. Il saggio sa che è indispensabile fondarsi
sull’Insegnamento perenne, il quale invita a non identificarsi, a resistere, a
restare liberi come la vita stessa; ciò non equivale ad abbassarsi alla
pusillanimità di quelli che rifiutano le responsabilità che lo svadharma (il
dharma soggettivo) esige. La Tradizione educa a combattere senza odiare, ad
agire senza attaccamento –ovvero ad “agire senza agire” (wu-wei)–, ad «essere
nel mondo ma non del mondo». «[L’Anima] è al di sopra della legge, / Ma non
contro la legge»1, scrive Margherita Porete, illuminata francese arsa sul rogo
come eretica nel 1310, sintetizzando in poche parole la vera libertà spirituale.
Del resto, se proprio volessimo porci con onestà di fronte a noi stessi,
dovremmo ammettere che l'unica verità di cui si ha certezza è di essere l’Essere.
In che cosa poi tale identità consista, non lo si può esprimere: alla ragione è dato
soltanto indicare la Via, e non spiegarla. Folle è pretendere di ridurre in schemi
concettuali esaustivi il risveglio alla Realtà.
Da tali considerazioni si possono trarre alcuni spunti per tentare di comprendere
lo stato dell’ascolto profondo. Vivere o ascoltare profondamente non vuol dire
assumere atteggiamenti imitativi o cambiare semplicemente la scorza esterna, il
vestito, bensì attingere al suono-voce-soffio innato che in noi permane (nella
nullità abissale –abgrund, direbbe Eckhart– dell'individualità apparente) quando
tutte le sovrastrutture, sedimentatesi karmicamente, sono state riconosciute,
smascherate e risolte. La già citata Margherita Porete, nella sua opera Miroir des
simples ames, nota: «Quest’Anima, dice Amore, non compie più opere né per
Dio, né per sé, e neppure per il suo prossimo [...]; se vuole, le faccia Dio, che le
può fare; e se lui non vuole, a lei non importa né dell’uno né dell’altro: essa è
sempre in un unico stato». Le parole d’Amore, aggiunge, «sono difficili da
capire per chi non sa intenderne il senso profondo»; gli «smarriti», le «pecore»,
le «bestie» sono quelli che lasciano il grano e prendono la paglia.2 Immergersi
nella profondità significa pertanto svuotarsi (kénosis) d’ogni presunzione ed
attaccamento, rigettare le pretese dell’io individuale inesistente, e penetrare la
sinderesi in ogni sua accezione. Ciò vale in tutti gli aspetti della vita e in tutti i
campi del sapere o dell'arte, anche nella musica. Il suono che sgorga dal
profondo non può essere còlto se la mente duale, elaborante senza soluzione di
continuità le più svariate industriae ed accidentalità, occupa interamente il
campo della coscienza.
Bisogna, innanzitutto, imparare a non assecondare il consueto ribollire di
automatismi psicofisici, calmare i vortici (vritti) che agitano la sostanza mentale
(citta), smascherandone la transitorietà, e rilassarsi. Questo sacrum facere
implica un processo di chiarificazione, di autocontrollo inteso come svelamento
di un tesoro, non come privazione, e di accurata autoconoscenza psicologica; le
molte strade che lo caratterizzano –yoga, riflessione filosofica, studio,
solitudine, meditazione, contemplazione della Bellezza, arte, ecc.– sono in realtà
affluenti di un unico fiume, sfumature di un’unica Via, il Tao.
In pieno Kali-yuga, il sentiero stretto, in salita (apofatico) sembrerebbe
percorribile con maggiori difficoltà rispetto al passato; ma probabilmente ciò
non è del tutto vero: più larga è la schiena, più grande la faccia, recita un adagio
popolare che Georges Ohsawa (Nyoiti Sakurazawa), il padre della Macrobiotica,
menzionava spesso. In ogni caso, la vita quotidiana dell’uomo contemporaneo
ha raggiunto un livello talmente parossistico di identificazione nella
contingenza, da rendere oltremodo urgente sottrarsi al plagio di idee vuote quali
“sviluppo”, “evoluzione” o “progresso”. In ambito musicale alcuni volenterosi
continuano a percorrere la via della Conoscenza-Amore, sia creando musica
propedeutica al silenzio, sia imparando ad ascoltare con la massima attenzione,
dopo aver preparato le condizioni esteriori ed interiori adatte affinché l’essenza
sovramondana dei suoni diventi intelligibile. Zolla, nel suo saggio Comprendere
la liberazione in vita, ci offre un impeccabile elogio dello star desti: «La
possibilità di definire l’attenzione pura come essere consustanziale alla
coscienza di essere, rovescia nel non essere tutto ciò che attenzione pura non sia.
Soltanto essa è. Ogni fatto, atto o persona che non sia assorto in attenzione pura
non è, perché si proietta nel nulla...».3 Buddha e Gesù esortano entrambi a
vigilare, a passare svegli attraverso i cancelli del sonno-morte.
Secondo la Tradizione vedica, il suono più profondo e reale in assoluto è il
Pranava, la sacra sillaba OM; essa è composta dai suoni-lettere A, U ed M
indicanti, nell’essere individuale (jiva) come nell’essere universale (Ishvara), tre
precisi stati di coscienza –veglia, sonno con sogni, sonno profondo senza sogni–,
le tre qualità (guna) fondamentali del Principio manifestatore (tamas, rajas,
sattva), e infine i tre corpi rivestenti l’Atman-Brahman: denso, sottile e causale.
Tutti i suoni, i colori, le vibrazioni, i numeri, le idee sfociano nell'OM che a sua
volta, nella nasalizzazione della “M”, sfuma nell'Ineffabile (Nir-guna = senza
attributi).4
Il Penguin Dictionary of Indian Classical Music spiega: «Nella cosmologia
Hindu, Om è quel suono che si crede pervadere il silenzio dell’universo.
Rappresenta l’Assoluto ed è spesso chiamato nada-brahma. Se emesso dalla
voce umana, riassume la totalità delle vibrazioni percepite dall’orecchio e dai
sensi sottili dello spirito».
La dottrina di cui sopra, rintracciabile in diverse formulazioni presso tutte le
Tradizioni, è stata compresa da alcuni compositori contemporanei i quali,
mettendo a frutto, tra l’altro, le esperienze psichedeliche e spirituali degli anni
Sessanta e Settanta, hanno fatto del Pranava il perno intorno a cui ruota la loro
musica. In proposito, mi limito a citare come paradigmatico il brano “OM”, di
David Parsons, posto ad introduzione di Dancing to the flute, un bellissimo CD
dedicato alla musica classica, vocale e strumentale, del Nord India. Il mantra
intonato in questo brano è la Gayatri («Meditiamo su quella eccelsa luce del
divino Sole; illumini Egli la nostra mente»)5; esso è accompagnato da
conchiglie, campane, dal sarangi, uno strumento capace più di ogni altro di
imitare le sottigliezze della voce umana, e dalla tampura, la madre di tutti gli
strumenti indiani rappresentante la Shruti, la Gnosi direttamente udita, la Voce
dell’Eternità.
Nominando il Gayatri mantra –che si recita al sorgere del sole ed assume un
ancor più alto valore se il dvija (il due volte nato) lo salmodia a Kashi (Benares),
mentre il sole si innalza dalle acque della Ganga– non si può fare a meno di
rammentare i seguenti versi di Dante, riferiti a San Francesco d’Assisi: «Di
questa costa, là dov’ella frange / più sua rattezza, nacque al mondo un sole, /
come fa questo tal volta di Gange» (Paradiso XI, 49, 51). Vi è dunque una
stretta relazione tra la Gayatri e San Francesco, il cantore della bellezza della
Creazione-Manifestazione. Tale sorprendente coincidenza ci sembra rimandare a
quell’“Unità trascendente delle Religioni” alla quale Frithjof Schuon dedicò un
libro dal titolo omonimo.
È ovvio che la musica sacra, risultando fastidiosa agli ascoltatori profani, non
potrà mai riscuotere vasti consensi, né venire facilmente commercializzata. Ed è
altrettanto ovvio che chi si dedichi ad essa sarà necessariamente un devoto del
profondo. È opportuno, tuttavia, data la straordinaria abilità dei mass media a
banalizzare cose sublimi, vigilare affinché il profondo non venga scambiato con
l'imitazione parodistica di esso. Le vestigia che alla Presenza del Reale
conducono sono riconoscibili da quelli che la consapevolezza del sublime hanno
già in Sé. Perciò va ribadito che è da insensati tentare di sistematizzare
l’avvicinamento al Reale; un’insensatezza sino ad un certo punto proficua, forse
(Nagarjuna considerava la dottrina buddhista dell’abhidharma un «errore
utile»6). Chiedersi come mai alcuni lo realizzino e altri no è superfluo. Nella
Postfazione di Maurizio Barracano a Il suono filosofale -Musica e alchimia, di
Bruno Cerchio, si legge: «La ragione (lat. ratio da reor, "soppeso") così come il
pensare (lat. penso da pondus, "peso") non possono essere utilizzati per
conoscere la natura delle cose, la loro qualità, ma semmai per misurarne la
quantità».7
L’opera testé citata si rivolge ai lettori-ascoltatori che abbiano intuito in qualche
modo le potenzialtà trasmutatorie e sapienziali dell’arte in generale e in
particolare della musica, la forma artistica più diretta ed immediata.
Nell’Introduzione, l’Autore sottolinea la differenza tra la concezione moderna
dell’arte e la visione tradizionale o arcaica; quest’ultima, per essere rettamente
compresa, non va esaminata sotto gli aspetti storicistico, filosofico o esteticoedonistico,
bensì sub specie interioritatis. Il percorso lungo il quale si muove la
ricerca del Vero in sé è di tipo catabatico-anagogico ed è sostanzialmente
identico a quello dell’armonia musicale e delle sue divine proporzioni. «Se la
natura del mondo è musicale –nota Cerchio– e se le trasformazioni di questa
natura sono alchemiche, l’alchimia è musica e la musica è alchimia».8
Raro è incontrare persone con le quali condividere quantomeno l’aspirazione
alla profondità e tratti del percorso alchemico. Pullulano invece i fantasmi, gli
alienati e i “falsi profeti” (sedicenti scienziati, pseudo-guru, politici falsi o
incapaci, ecc.) intenti a giocare col fuoco sacro della vita. Non si tema dunque di
abbandonare le vie larghe, adatte alla canea. Meglio avere due o tre buoni amici,
piuttosto che intrattenere relazioni con frotte di plagiati presuntuosi. Ezra Pound
si addormentava quando i giornalisti lo intervistavano: le loro domande erano
troppo superficiali e noiose. L’ascolto profondo è affilato come la lama di una
spada: consuma i sostegni sensibili e lascia la coscienza priva di oggetto; si
fonda sul non-sapere ed è inaccessibile persino ai dotti; nessuna scienza, nessuna
tecnica, nessun corso, nessuna pseudo-iniziazione lo svelano. In quanto “io”
empirici non lo si può condividere con nessuno, non lo si può trattenere, né
suscitare. Locuzioni quali “attenzione senza oggetto”, “Coscienza cosmica”,
“Voce del Silenzio”, “Intelligenza del Cuore” o “Sommo Bene” rimandano tutte
ad un Unicum: l’“esperienza” dell’Ineffabile, mai iniziata, mai conclusa, più
vicina a noi del nostro stesso pensiero, più vicina del respiro. È in conseguenza
del suo nunc stans –per dirla con Boezio9–, che il disattento la trascura. Chi la
realizza è libero e sa la pace-shanti.
Giuseppe Gorlani
                                                                                                                                               
Note
1) Margherita Porete, Lo specchio delle anime semplici, Ed. San Paolo, Cinisello
     Balsamo, ‘94, p. 439.
2) Ibidem, pp. 309 e 319.
3) Elémire Zolla, La filosofia perenne, Mondadori, Milano, ‘99, p. 144.
4) Sul significato del Pranava e, più in generale, dei termini sanscriti, cfr.
    Glossario sanscrito, Ediz. Asram Vidya, Roma, ‘88.
5) Cfr. M. e J. Stutley, Dizionario dell’Induismo, Ubaldini Ed., Roma, ‘80.
6) Nagarjuna, Le stanze del cammino di mezzo, Ed. Boringhieri, Torino, ‘68,
    cap. I.
7) Bruno Cerchio, Il suono filosofale -Musica e alchimia, Libreria Musicale -
    Italiana Editrice, Lucca, ‘93, p. 134.
8) Ibidem, p. 8.
9) La sintetica espressione latina è citata da Mircea Eliade in una sua definizione
    del liberato in vita; e tale definizione viene riportata da Elémire Zolla in op. cit.,
    p. 137. Per un approfondimento del concetto di Liberazione nell’hinduismo, si
    consiglia la lettura di Vidyaranya, La Liberazione in vita -Jivanmuktiviveka, a c.
    di Roberto Donatoni, Adelphi, Milano, ‘95.

Il quadro in basso rappresenta "La Musica" di Klimt

venerdì 4 giugno 2010

UOMINI & MAIALI

UOMINI  e  MAIALI

Da: Gentes                                                                      

Leggo la “libera stampa”. Leggo e mi chiedo: “I politici, che dicono di rappresentarmi, sono uomini o maiali”? E non venite a dirmi che le mie sono “parole in libertà”. Perché vedo, attorno a me, mille stranezze. Vogliamo parlarne assieme?
Io non so se a me si addica l’etichetta di “antisemita” oppure di “antisionista” che taluni vorrebbero appiccicarmi addosso. Sono anzi convinto di non meritare nessuna delle due. E difatti io non nego il diritto degli Ebrei di “crearsi uno Stato in Palestina”. Forse che la storia dell’umanità non è fatta dai tanti Popoli che si sono insediati in determinati territori? Ecco: io non ho niente da ridire per il fatto che gli Ebrei hanno creato un loro stato in Palestina. Trovo, invece, da ridire sul fatto che, per creare un loro stato, hanno cacciato 800.000 Palestinesi dai paesi natali spogliandoli di tutto.
Era necessario cacciare 800.000 Palestinesi dai paesi natali spogliandoli di tutto? Se sì, mi si dovrebbe spiegare perché si strepita tanto contro le “leggi razziali fasciste” se, alla prima occasione, si vanno ad applicare le “leggi razziali israeliane”. Il “razzismo” è un male? Se sì, perché era male in Italia dove si presentava sotto forma di “discriminazione etnica” e diventa legittimo in Israele dove si presenta sotto forma di “discriminazione religiosa”?
Ecco: io vedo tanti politici concionare in Italia. E vedo degli “uomini” in coloro che condannano il “razzismo etnico” del Fascismo e il “razzismo religioso” di Israele; ma vedo dei “maiali” in coloro che strepitano e strillano contro il “razzismo fascista”, ma esaltano il “razzismo israeliano”.
Israele decide di “liberarsi di Gaza e dei suoi abitanti”. Prendiamo atto del “fatto” e sorvoliamo sulle motivazioni. Solo che, dopo avere ritirato l’esercito da Gaza, Israele ha steso un “cordone esterno” impedendo ai Palestinesi, rinchiusi entro quella enclave, di avere rapporti con il mondo. Su questo obietto: il diritto internazionale consentiva che Israele tenesse Gaza manu militari ma non consente che si ponga l’embargo attorno a Gaza. Questo è un principio elementare. Eppure tanti “maiali”, in Italia, giustificano il comportamento d’Israele.
Taluni, impietositi dalle condizioni di vita dei Palestinesi rinchiusi a Gaza, cercano di portare degli “aiuti umanitari”. Ma vengono aggrediti, in acque internazionali, dagli Israeliani che, coi soldati, aggrediscono dei civili, uccidendone alcuni, ferendone altri e deportando tutti in una prigione israeliana. Dove avrebbero dovuto essere processati per “essere entrati illegalmente in Israele”. Ma la cosa era troppo assurda (portati coattivamente in Israele e processati per ingresso illegale) ed hanno preferito espellerli senza processo.
Gli ultimi avvenimenti suscitano delle reazioni in tutto il mondo. E l’ONU decide una “commissione internazionale” per indagare sui fatti. Votano “Sì” 32 su 47; alcuni si astengono; USA, Italia ed Olanda votano contro. Ecco: mi offende Netanyahu che dichiara che “la nave abbordata in acque internazionali era una nave di terroristi” ed ascrivo queste sue parole a “fanatismo”.
Ma mi offende di più che l’Italia ha votato contro.Concludo, amaramente, che molti dei nostri politici sono dei “maiali”.
Di ipharra.over-blog.it                                                   

giovedì 3 giugno 2010

Il discorso del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sul massacro della Freedom Flotilla

. :::: Recep Tayyip Erdoğan :::: 3 giugno, 2010 ::::
                                                                                          
Oggi non voglio rivolgermi solo al mio amato popolo ma a tutta l’umanità.
Desidero appellarmi alla coscienza, ai cuori e alle menti di tutta l’umanità, vorrei condividere con coraggio le mie sensazioni.
Ieri, nel buio più profondo della notte, si sono verificati due sanguinosi attacchi.
Il primo è stato l’attentato terroristico contro le nostre truppe di stanza alla base navale Iskenderun. In questo malvagio e feroce attentato, sei dei nostri soldati sono morti, e ora sono diventati martiri. Sette sono rimasti feriti.
Il secondo, all’alba nelle acque del Mediterraneo, il cuore dell’umanità ha ricevuto una delle ferite più gravi che essa abbia mai conosciuto nella storia. Le navi cariche di aiuti, provenienti da cuori umanitari, queste navi che stavano facendo affluire aiuti sono state ostacolate con le armi, dalla violenza e dalla tirannide.
Coloro che con pietà, compassione ed umanità hanno rifornito queste navi, non sono riusciti a raggiungere la loro destinazione, perchè contro di loro si è dato sfogo ad una carneficina.
Ieri, dando inizio alle operazioni di mattina, elementi armati dell’Esercito israeliano hanno fermato gli aiuti umanitari, provenienti da più di 32 paesi ed inviati al popolo di Gaza, con 600 persone a bordo della Free Gaza Flotilla, in acque internazionali, ed in modo assolutamente illegale hanno attaccato spargendo il sangue di innocenti esseri umani.
Dopo questo violento attacco, sfociato in morti e feriti, gli israeliani hanno preso il controllo e sequestrate le navi cariche di aiuti umanitari. Di questo attacco bestiale contro quelle donne, quei giovani e quegli esponenti religiosi che la nave stava trasportando, esprimo ancora una volta la mia ferma e forte condanna.
L’ho dichiarato in Cile. Qui lo ribadisco un’altra volta. Il sanguinoso massacro commesso da Israele contro le navi che portavano aiuti umanitari a Gaza, è una strage che merita qualsiasi tipo di maledizione e condanna. Questa è chiaramente una violazione della legge internazionale, un attacco al cuore dell’umanità e alla pace mondiale, e dico al cuore dell’umanità perché su quelle navi vi erano persone di tutte le nazionalità e religioni.
Solo persone, che stavano portando aiuti umanitari a coloro che stanno subendo un embargo, la popolazione di Gaza. Le navi, prima che partissero, avevano apertamente dichiarato al mondo intero il loro carico, le loro intenzioni, la loro missione. Come testimoni di questo soccorso evidentemente umanitario da parte del mondo e del nostro paese, anche 60 giornalisti sono saliti a bordo delle navi. In acque internazionali, in mare aperto, è avvenuto questo attacco armato contro 600 persone e 6 navi che stavano trasportando aiuti a persone oppresse, affamate e alle quali sono state distrutte le case—si tratta chiaramente di un attacco che va contro i principi basilari delle Nazioni Unite.
Le navi salpate, che sia dalla Turchia o da altri paesi, erano state completamente rifornite per realizzare un proposito umanitario, essendo cariche di soccorsi. Secondo regole di traffico navale, le navi erano state rigorosamente controllate. Inoltre, a bordo non vi erano altro che civili e volontari. Le navi battevano bandiera bianca. Nonostante tutte quelle condizioni, le navi hanno subito un’aggressione armata.
Come sapete, al momento eravamo in visita in America Latina come da programma. A causa di quest’orrendo attacco terroristico avvenuto in Hatay e dell’aggressione illegale di Israele contro le navi degli aiuti umanitari, abbiamo dovuto abbreviare la nostra agenda in Cile per tornare subito in patria. Abbiamo seguito attentamente gli eventi sin dall’inizio. Abbiamo adottato le misure necessarie, insieme ai nostri amici in Turchia.
Ieri mattina, alle 6 e 30, il deputato Bulent Arınc, insieme ai rispettivi ministri e rappresentanti amministrativi, ha organizzato un meeting sul da farsi in cui abbiamo ponderato la questione sotto ogni punto di vista. Il nostro Ministero degli Esteri, i nostri servizi d’intelligence, le rispettive dirigenze e forze armate hanno seguito gli eventi molto attentamente.
Il nostro Ministro degli Esteri e quello della Difesa, parlando al telefono con il Ministro della Difesa israeliano, hanno espresso con forza la nostra reazione e il nostro disappunto. Ed io, insieme ai miei ministri, valutando gli eventi tutta la notte, sono rimasto ininterrottamente in contatto con la Turchia. D’altra parte, ho stabilito contatti con la comunità internazionale e per ora questo modo di agire va avanti.
In tale contesto, ho disposto sul tavolo qualsiasi cosa sia necessaria per agire in tutte le dimensioni di questa situazione. Ho adottato urgentemente tutte le misure necessarie. Le Repubblica turca sta ricorrendo a tutte le possibilità, tra quelle messe a disposizione dalla legge internazionale e dalla diplomazia. E la Turchia continuerà a ricorrervi. In quest’ottica, l’ambasciatore turco a Tel Aviv è stato richiamato. Tre operazioni militari congiunte che erano in agenda sono state annullate. Il nostro Ministro degli Esteri è andato a New York e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato convocato per una sessione urgente ed è stato assicurato che questo meeting straordinario ed urgente si terrà.
Il Consiglio di Sicurezza ONU ha rilasciato una dichiarazione che condanna Israele. In questa si è richiamata l’attenzione sulla necessità di aprire un’inchiesta, di rilasciareimmediatamente i civili e i feriti. Le partite della nostra squadra giovanile di calcio sono state annullate. Il Consiglio della NATO è stato convocato per un meeting straordinario. Inoltre, l’Organizzazione della Conferenza Islamica, la Lega Araba, l’Unione Europea e tutti i rispettivi rappresentanti istituzionali sono stati contattati, le istituzioni internazionali sono state richiamate in servizio. L’Organizzazione della Conferenza Islamica terrà un incontro lunedì.
Inoltre, è stato fatto ogni sforzo per assistere i feriti e portarli in Turchia, e da parte nostra è stato preso ogni provvedimento. Israele, impedendo alla comunità internazionale, sin dall’inizio dell’incidente, di avere informazioni, ora deve informare l’opinione pubblica mondiale in modo veritiero e non deve astenersi dal cooperare a livello internazionale. Israele deve capire la gravità della situazione e smettere di commettere simili e sbagliate azioni. A questo punto il comportamento d’Israele è sotto gli occhi di tutti e l’opinione pubblica si sta facendo una sua idea. Coloro che hanno preso parte a questo sforzo sono in contatto e stanno agendo di comune accordo con quei paesi i cui cittadini hanno preso parte alla flotilla.
Le navi battono bandiere turche, greche e delle isole Comore, ci sono persone provenienti da 32 paesi. Mi aspetto che anche quei paesi esprimano le necessarie rimostranze. Pertanto, dico ancora una volta che Israele deve immediatamente togliere l’inumano embargo inflitto a Gaza. Israele non deve impedire che gli aiuti umanitari giungano a destinazione.
Cari compagni, come sapete noi portiamo avanti, in collaborazione con la Spagna, il lavoro dell’Alleanza delle Civiltà. Il nostro fine e la nostra missione è rafforzare la convinzione che diverse religioni, differenti culture e civiltà possano coesistere pacificamente una accanto all’altra. E’ una battaglia portata avanti affinché, piuttosto che odio ed ostilità, l’amore possa trionfare.
Purtroppo, devo dirlo, l’incidente accaduto ieri, dal punto di vista della civilizzazione e della cultura globale dell’umanità, ha segnato un punto nerissimo. Dal punto di vista della storia dell’umanità, questa vicenda è stata registrata come una grave vergogna. Attaccare con armi navi cariche di aiuti umanitari, massacrare gente innocente, minacciare civili come fossero terroristi, è una grande sconfitta sotto questo aspetto. Un atto odiosamente feroce e vigliacco, frutto di sprezzante e sconsiderata presunzione. [20 secondi di applausi].
Lo sappiamo, la guerra come la pace ha le sue leggi. In guerra non si attaccano i bambini, in guerra non si attaccano le donne e gli anziani, in guerra non si attaccano i civili o gli esponenti religiosi, in guerra non si attaccano coloro che sventolano la bandiera bianca, non si attaccano dottori e soccorritori; non in tempo di guerra ma in tempo di pace, chi commette queste cose non solo viola la legge ma allo stesso tempo calpesta coi propri piedi l’umanità, non ne fa più parte.
Tiranni, malfattori e persino pirati hanno particolari sensibilità, seguono particolari codici morali. Coloro che non seguono una morale o un’etica, coloro che agiscono con nessuna sensibilità, definirli tiranni, malfattori o pirati sarebbe perfino un complimento. Di fatto, assalendo un’imbarcazione con volontari provenienti da 32 paesi, Israele ha sfidato il mondo. La pace mondiale è stata ferita gravemente. Questo sfrontato, irresponsabile e sconsiderato governo che non riconosce alcuna legge e calpesta qualsiasi tipo di virtù umanitaria, questo attacco del governo Israeliano deve essere punito in qualunque modo.
Da un governo, che ha fatto del mentire la sua politica di stato e che non si vergogna per il crimine che commette, non ci si può aspettare che apra un’inchiesta e la comunità internazionale deve indagare su questo incidente in tutte le sue dimensioni e fornire un verdetto.
La Turchia non si accontenterà di restare a guardare di fronte a quanto accaduto. La Turchia non è uno stato giovane e senza radici. Non è uno stato tribale! Sarebbe meglio che nessuno tentasse di scherzare con questa nazione per metterne alla prova la sua pazienza. Per quanto preziosa possa essere l’amicizia della Turchia, non è nulla in confronto alla sua inimicizia.
Perdere i rapporti e l’amicizia della Turchia è di per sè un prezzo da pagare. Noi abbiamo sempre avuto una storica amicizia e collaborazione con il popolo israeliano ed ebraico. Quindi penso veramente che quegli israeliani che hanno visto con le lacrime agli occhi questo attacco sanguinoso e che lo condannano severamente, comprendono molto bene che questo incidente non giova alla dignità umana, quanto sia un grande sbaglio e quanto rappresenti un colpo durissimo per l’amicizia dei due paesi.
La questione non riguarda il rapporto tra Turchia ed Israele. Il punto è l’attuale sregolatezza d’Israele e il riconoscere le pratiche disumane dell’attuale governo, il suo ricorrere alla violenza, allo spargimento di sangue, il suo mostrare atteggiamenti che minacciano la pace.
In Medioriente, la Turchia si è da sempre schierata con la pace. Ha contribuito alla stabilità e alla sicurezza della regione. Nel recente passato, anche la Turchia ha contribuito alla normalizzazione delle relazioni di Israele con la Palestina, la Siria ed il Libano. Adesso Israele si mette in mostra prendendo il più importante difensore nella regione e ponendosi da avversario ad esso. Da adesso in poi, Israele deve abbandonare la sconsideratezza che mostra giustificando in nome della sicurezza l’ingiustizia commessa, bollando le critiche come antisemitismo.
Esiste un’idea israeliana in cui la violenza rappresenta la sua politica, Israele considera legittimo il poter opprimere, tirannizzare, martoriare e non esita a spargere sangue. Adesso le azioni illegali d’Israele non possono più essere coperte, esser intenzionalmente rappresentate in modo erroneo e venir ignorate. E’ giunto il momento che la comunità internazionale dica BASTA!
Ho appena parlato con il Segretario Generale dell’ONU. Anche lui sta venendo a New York. E questa sera alle 20, il Presidente Obama ha detto che parlerà anche con lui. In questa sede dichiaro che parlerò con loro proprio di queste questioni.
Indubbiamente, i metodi aggressivi di Israele traggono origine dal potere che ricevono altrove. A questo punto, come Turchia la nostra precisione è chiara. E ieri dal Cile ho parlato con un rappresentante di uno stato membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la signora Merkel. Oggi ho parlato con altri rappresentanti. Ho discusso con il nuovo Primo Ministro inglese, anche lui ha chiamato e anch’io gli parlerò, l’ho chiamato prima e abbiamo parlato, oggi discuteremo queste cose di nuovo. E parleremo anche con gli altri.
Non possiamo permettere che Israele gestica da solo quel che ha combinato. Non possiamo dire al governo israeliano di poter fare cosa vogliono. Tutto ha un prezzo. E questo governo dovrà pagarlo.
A causa di questo genere di pensiero che non rispetta la vita umana, del fatto che gli israeliani trovano impossibile rispettare alcun diritto e alcuna legge, noi non possiamo assumere un atteggiamento pacifico, cari amici. E’ impossibile accettare questo genere di pensiero che non tiene conto dell’essere umano e non rispetta i diritti umani.
Uno Stato che tiene conto della sicurezza dei propri cittadini non può conseguirla con azioni che portano odio e inimicizia dal mondo intero.
Un’amministrazione che non considera gli altri, eccetto i propri cittadini, come esseri umani non può essere interessata a ciò che viene definita pace.
Israele ha dissipato uno alla volta i propri schermi protettivi, perdendo uno dopo l’altro i propri alleati, isolandosi. L’amministrazione israeliana, provocando rancori e odio in Medioriente, sta facendo saltare in aria la pace della regione, poichè l’instabilità sta aumentando, il contenuto del vaso di Pandora dilaga come iodio.
La comunità internazionale deve immediatamente prendere provvedimenti.
Qui voglio appellarmi anche al popolo israeliano. Noi siamo sempre stati contro l’antisemitismo. Abbiamo alzato la nostra voce contro l’ingiustizia perpetrata contro il popolo ebraico. Abbiamo contribuito affichè il popolo israeliano possa vivere in pace ed in sicurezza in Medioriente. Ora, come popolo israeliano, tocca a voi mostrare uguale atteggiamento umano e sensibile, dicendo “Basta commettere queste crudeltà”.
La politica di violenza mostrata dalla coalizione di governo, in violazione di ogni tipo di diritto e di legge, sta totalmente mettendo da parte gli interessi di Israele. Sta chiaramente mettendo a rishio la vostra pace e sicurezza. A causa dell’atteggiamento aggressivo del vostro governo, lo Stato d’Israele assume una posizione di pirateria, ricorrendo al banditismo.
Quei governanti sconsiderati, pensano di governare uno stato con le bugie, l’inganno, lo spargimento di sangue, con l’aggressività, la pirateria, il terrorismo, il massacro di persone innocenti. Ma quei politici sconsiderati prima di tutto danneggiano Israele ed il suo popolo. Voi, prima di ogni altra cosa, dovete dire basta a tutto questo. A proposito, ringrazio la comunità ebraica turca che ha espresso la sua giusta e sincera reazione a questo accadimento. I nostri cittadini ebrei, quali membri del popolo turco, hanno difeso e continuano a difendere fino all’estremo la giusta posizione della Turchia.
Che qualcuno giudichi con odio i nostri cittadini ebrei o di trattarli in una maniera particolare non è accettabile, non può esserlo e mai dovrebbe esserlo.
Cari fretelli e sorelle, oggi è un nuovo giorno. Oggi è un nuovo inizio. Niente sarà più come prima, ciò appare ovvio. Uno Stato aggressivo che liberamente uccide e massacra, non può giustificarsi di fronte all’umanità senza provar rimorso, senza che sia chiamato a rispondere, non può essere accettato dalla comunità internazionale.
Quelle navi erano tutte navi di compassione. E il loro carico era il cuore dell’umanità. A 72 miglia dalle proprie acque, completamente in acque internazionali, Israele ha messo in atto un’operazione contro una nave, una nave di civili e non militare, non è nemmeno consentito fare una cosa del genere. Fare un’operazione militare contro una nave civile, perfino l’arresto dei suoi passeggeri, è già di per sè un crimine. Attaccare persone innocenti, spargere sangue e massacrare è chiaramente un atto di terrorismo di stato.
Loro negano e dicono di esser stati attaccati, che gli hanno sparato contro. Siamo stufi delle vostre menzogne, siamo stufi. Siate sinceri, siate onesti.
Le navi catturate devono essere rilasciate immediatamente, insieme allo staff e ai volontari. Insieme agli attivisti e ai membri del Parlamento europeo, ai 60 giornalisti, insieme a quella donna che era a bordo con il figlioletto di 1 anno, il piccolo Kaan; nessuno ha il diritto di presentare queste navi come se avessero tutt’altre intenzioni, propositi o fini fuorchè consegnare aiuti umanitari. Questo attacco ha dimostrato ancora una volta la disumana oppressione e crudeltà che Israele infligge da anni ai Palestinesi e a Gaza.
L’ho detto precedentemente. I governanti israeliani, a cui abbiamo detto in faccia quanto bene sanno come uccidere, hanno mostrato ancora una volta al mondo quanto siano bravi a compiere massacri. Indulgenza, mettere le manette perfino ad innocenti persone gravemente ferite a cui hanno sparato. Diamine! Come si può giustificare questo? Steso sulla barella, ferito, e voi gli mettete le manette! Si può spiegare questo con i diritti umani e i valori universali? Non è più possibile dire al mondo quanto queste fossero manifestazioni di umanità.
Tutte le persone, nel mondo, condannano questa evidente crudeltà, lo so. Ma condannare e basta non è più sufficiente, dobbiamo ottenere risultati. A tutti coloro che nel mondo hanno a cuore la giustizia, dovreste sapere che un giorno sarà la giustizia a trionfare e non il potere, è questo che voglio.
La Turchia sfrutterà tutte le opportunità che la legge internazionale consente. A questo punto ci muoveremo di comune accordo con la comunità internazionale. Desidero che tutta l’umanità concentri la propria attenzione su questa questione. Con la sua politica dello spargimento di sangue, Israele non può legittimare con nessuna scusa questo omicidio illegale e sanguinoso, non può giustificarlo.
Israele non ha alcun valido motivo, nessuna scusa da offrire per lavare le sue mani insanguinate. La questione, il caso provocato dal sanguinoso attacco nel Mediterraneo, non è un problema tra due paesi ma un problema per il mondo intero. Ritengo che nessun paese che tiene conto di valori umani e virtù, che nessuna istituzione internazionale resterà solo a guardare di fronte ad un delitto di simili dimensioni.
Da adesso in poi, chiunque chiuda i propri occhi di fronte alle sanguinose aggressioni israeliane, chiunque le ignori, farebbe bene a sapere di essere complice di questi crimini. E’ chiaro che la questione non riguarda il diritto di difendersi dal terrorismo, non si tratta di lotta al terrorismo, la questione è che il tentativo di compiere un massacro contro una città, contro tutte le persone di una città in modo da sterminarle completamente, è stato dimostrato ancora una volta da questo ultimo incidente accaduto.
Voi scaricate bombe su queste persone, sperimentate il fosforo su di esse, bombardate ospedali, moschee, attaccate scuole, bombardate parchigiochi, prendete di mira perfino gli uffici ONU, e come se queste azioni illegali non bastassero, tagliete pure ogni tipo di rifornimenti a questa gente.
E dopo tutto questo, non tratterrete i soccorritori che hanno provato a consegnare cibo, medicine e materiali edili a questa gente, per sentire la vostra barbarie disumana.
Chiunque altro può perdonare ed indulgere a questa illegalità. Lo dico apertamente e lo sottolineo, Israele potrà anche sostenerlo ingannevolmente ma non dovrebbe commettere l’errore di paragonare la Turchia ad altri. Un simile errore avrà un alto prezzo da pagare.
Israele, che ha sparato su innocenza e pietà, con questo delitto commesso in mare aperto, ha scelto l’isolamento dal monto intero. Ha scelto di isolarsi.
Lo ripeto ancora una volta. Se tutti rimangono zitti, se tutti chiudono gli occhi, se tutti voltano le spalle, noi, come Turchia, non volteremo le spalle alla Palestina, ai palestinesi e a Gaza. Noi non chiuderemo i nostri occhi! Non smetteremo di piangere per la Palestina!!!
Miei cari fratelli e sorelle, la nostra nazione deve essere risoluta. La nostra gente deve avere la dignità che si conviene alla Turchia. La porteremo nei nostri cuori. Tutti insieme cureremo le ferite dei nostri feriti.
Apprendiamo con soddisfazione che in ogni angolo di Turchia la nostra gente sta seguendo la vicenda attentamente e con grande sensibilità, sta mostrando le sue reazioni democraticamente e legalmente. E’ opportuno che la nostra gente si esprima. Credo che tutti i nostri cittadini manterranno la loro determinazione, e agiranno con dignità e buon senso. Tutti dovrebbero saperlo ed starne certi, le navi cariche di amore e d’amicizia provenienti dal cuore dell’umanità, un giorno supereranno ogni ostacolo e barriera, giungendo a destinazione.
A coloro che sostengono questa disumana ed illegale operazione;
Tanto voi sostenete l’illegalità, quanto noi sosteniamo le leggi.
Tanto voi sostenete le operazioni sanguinose, l’aggressività, il terrore, altrettanto faremo noi con la giustizia.
Tanto voi siete contro i civili, gli oppressi di Gaza e la Palestina, quanto noi stiamo a loro vicini, sostenendo i civili, gli innocenti, i palestinesi e la gente di Gaza.
Siamo onorati di avere questo status che la storia ci conferisce, ne andiamo fieri, e inoltre, d’ora in poi, continueremo ad agire seguendo la missione che la nostra storia, la nostra civiltà e la tradizione del nostro Stato ci hanno conferito.

                                                                                                
1 giugno 2010
Traduzione a cura di Diego Traversa per www.palestinethinktank.com ewww.gulagnik.wordpress.com

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