venerdì 26 giugno 2009

IL FIGLIO DELLO SCIÀ DELL'IRAN



Il figlio dello Scià dell'Iran Mohammad-Reza Pahlavi, espulso nel 1979, esorta Israele a sostenere i disordini post-elettorali in Iran, per far cadere il governo di Teheran.
PressTV 24 giugno 2009


Reza Pahlavi Maariv ha detto che Israele dovrebbe sostenere i recenti scontri in Iran dopo la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad a presidente del paese. La stessa esistenza del governo attuale dell’Iran potrebbe portare a un olocausto nucleare, ha detto l'ex principe ereditario, ma ha messo in guardia nei confronti di un attacco israeliano sul paese. Con l'accusa che l'Iran rappresenta una 'minaccia esistenziale' per Israele, Tel Aviv, l'unico possessore di testate nucleari in Medio Oriente, ha ripetutamente minacciato Teheran di un attacco militare al suo programma nucleare. Reza Pahlavi ha detto che qualsiasi attacco militare contro Teheran potrebbe spingere gli iraniani a stare dalla parte del governo, invece, e quindi manderebbe in frantumi le speranze di ogni ripresa dei legami tra Iran e Israele.Iran e Israele avevano stretti legami prima della rivoluzione islamica del 1979, che ha rovesciato la monarchia sostenuta dagli USA. I due tagliarono tutti i rapporti, in seguito alla rivoluzione, con l'Iran che rifiuta di riconoscere Israele come stato.I moti post-elettorale sono stati innescati dopo che il Ministro degli Interni ha dichiarato Mahmoud Ahmadinejad vincitore delle elezioni presidenziali. La capitale, Teheran, e altre città sono state teatro di illegali manifestazioni di protesta contro i risultati delle elezioni. Le manifestazioni hanno provocato disordini senza precedenti in Iran, nel corso degli ultimi nove giorni.La situazione tranquilla, tuttavia, è tornata a Teheran dopo che la polizia ha messo in guardia contro eventuali raduni illegali. Il Ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki e il portavoce del ministero degli Esteri Hassan Qashqavi, hanno criticato alcuni paesi occidentali per la loro ingerenza negli affari interni del paese. Funzionari iraniani hanno accusato i mass media degli Stati Uniti e della Gran Bretagna per aver provocato i recenti disordini post-elettorali in tutto il paese."Voice of America (VOA) e la British Broadcasting Corporation (BBC) sono canali statali e non privati. I loro bilanci sono ratificate dal Congresso degli Stati Uniti, così come dal Parlamento britannico. I due canali fungono da portavoce dei loro rispettivi governi", ha dichiarato Qashqavi. l’Iran dice che i due media hanno drammatizzato la situazione in Iran, fornendo una copertura degli sviluppi nel paese e provocando lo sviluppo delle violenze post-elettorali.Nel corso delle ultime settimane, gli Stati Uniti e un certo numero di paesi europei hanno espresso costernazione per gli ultimi processi politici nel paese. Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato gli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Repubblica Ceca e Canada, per metterli in guardia dall’interferire negli affari interni del paese.

AR/SC/DT

Traduzione di Alessandro Lattanzio.Alessandro Lattanzio, redattore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici, è autore di Terrorismo sintentico, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 2007, e di Dominio globale, Fuoco edizioni, Roma 2009. Anima, inoltre, i seguenti siti di informazione ed analisi:http://www.aurora03.da.ruhttp://www.bollettinoaurora.da.ru


Pubblicato su Eurasia, Rivista geopolitica.

CRISI IRANIANA


Le manifestazioni "pacifiche" e "non violente" hanno causato, ad oggi, l'incendio di almeno 300 banche, il danneggiamento di 300 auto e 300 proprietà pubbliche, la distruzione di 700 costruzioni, l'incendio di diversi luoghi di culto, pompe di benzina, mezzi pubblici, l'assalto a postazioni di polizia, l'uccisione di diversi civili innocenti e di un numero imprecisato di basij. Il Governo ha quantificato i danni provocati dai "manifestanti pro-democrazia", finora, pari a circa 4 milioni di euro. Degna di nota in particolare la vicenda, totalmente ignorata da tutti i mass-media democratici, di due donne, madre e figlia, uccise dai "disobbedienti civili e pacifici" all'interno di un asilo nel quale prestavano servizio lunedì 15 giugno. Le due donne erano tra le sette vittime di quella giornata di tumulti annunciate in serata dai mass-media nostrani, per le quali Mousavi aveva indetto una manifestazione di lutto il giovedì successivo. I familiari delle due innocenti vittime hanno però svolto privatamente i riti funebri, rifiutando la strumentalizzazione politica del loro dolore e denunciando anzi la responsabilità di individui che, per rivendicare i loro presunti diritti negati, hanno intrapreso vie illegali che hanno creato insicurezza e disordine nella capitale. L'indirizzo al sito della notizia, purtroppo in persiano. A ciò va aggiunto che il capo della polizia di Tehran, Azizallah Rajabzadeh, ha dichiarato che nessun poliziotto ha sparato nei giorni scorsi contro i manifestanti, perchè essi non hanno alcuna autorizzazione in tal senso, il loro compito essendo limitato a cariche che impediscano manifestazioni illegali. "Sabotatori armati" sono stati inoltre accusati di aver sparato contro civili sabato scorso, e la polizia ha identificato ed arrestato almeno un uomo armato (nei giorni scorsi diverse perquisizioni avevano portato al rinvenimento di armi ed esplosivi in casa di membri legati ad un movimento controrivoluzionario). La tv iraniana in lingua persiana (IRINN), araba (Al-Alam) e inglese (Press Tv) ha inoltre trasmesso alcune intercettazioni telefoniche e confessioni di militanti dell'organizzazione terrorista "Mojahedin-e Khalq", infiltratisi dall'Iraq e dalla Gran Bretagna per provocare disordini e tafferugli nel paese.Curiosamente l'edizione de "Il Messaggero" di oggi, a pag. 3, riproduce, senza didascalia alcuna, la fotografia di uno dei manifestanti "pro-democrazia" che imbraccia 'pacificamente' un mitra....


Hosseyn Morelli Al-Awda-Italia 23 giugno 2009

Pubblicato su Eurasia splinder.com


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giovedì 25 giugno 2009

Comunicato ANSA 18 Giugno 2009




(ANSA) - ANKARA, 18 GIU -





Nonostante le pressioni interne e internazionali per una verifica della regolarita' del voto presidenziale in Iran, il premier turco Tayyip Erdogan si e' gia' congratulato con Mahmoud Ahmadinejad per la sua vittoria elettorale. Lo riferisce il quotidiano economico Referans.Secondo il giornale, il governo di Ankara aveva scommesso sulla vittoria del leader conservatore, con cui le relazioni diplomatiche in questi anni sono state molto intense. Inoltre, gli esperti turchi non crederebbero che l'accertamento di eventuali irregolarita' potra' cambiare l'esito del voto.

La mano tesa di Obama


La fantasia al potere: le invenzioni della propaganda occidentale contro la Repubblica Islamica dell’Iran :::: 24 Giugno 2009 :::: 10:38 T.U. :::: Analisi - Iran ::::
di Enrico Galoppini*


In questi giorni, a chi segue le notizie provenienti dall’Iran e cerca d’interpretare la portata degli eventi in corso, non sarà sfuggito il totale allineamento pro-“dimostranti” di tutte le opinioni ammesse dal sistema mediatico occidentale. Non solo quello “ufficiale” delle tv e dei giornali ad alta visibilità (garantita dal meccanismo delle rassegne stampa), ma anche di gran parte di quello per così dire “alternativo” dei siti e delle agenzie “pacifiste”. La voce unanime che accomuna tutti costoro è che le elezioni presidenziali iraniane sono state “falsate da brogli” e che gli iraniani vogliono “libertà e democrazia”. E tanto basterebbe per convincere un pubblico naturalmente distratto e non qualificato della bontà dei motivi per cui “gli iraniani” scendono in piazza per protestare contro “il regime”.Tra tutti i motivi messi in giro dalla macchina disinformativa ci ha colpito in particolare quello di chi è giunto – in una sede considerata “autorevole”, gestita da “accademici” - a definire "resistenza" un'organizzazione come quella dei “Mujahidin del Popolo” resasi responsabile di una catena ininterrotta di attentati in tutto l’Iran (v. il famoso "terrorismo" contro cui tutti dovremmo unirci). Forse costoro credono sia giunto il loro momento di gloria? Ci si può documentare facilmente sulle imprese di questa organizzazione e la scia di sangue che sin dall’inizio della Rivoluzione del ’79 ha colpito la Repubblica Islamica dell’Iran. Purtroppo per gli sponsor di questi "resistenti", accolti non molto tempo fa con grandi onori presso il Parlamento Europeo (!) dagli agenti che in quella sede ha il partito americano-sionista, la nuova "rivoluzione colorata" (di verde!) pare già abortita prima di condurre all'agognato abbattimento del "regime". Non ce la possono fare dall'esterno, militarmente, sia perché impantanati in Iraq e Afghanistan, sia perché l'Iran è inattaccabile, iperprotetto ed armato com’è fino ai denti, quindi hanno scelto di giocare la carta della sovversione interna, resa difficilissima però dall'assenza in loco delle ONG delle "rivoluzioni colorate" e delle tv private.La macchina della propaganda occidentale, come detto, va a tutto gas, sempre più patetica e dalla fervida immaginazione. Gli inviati-fotocopia che si dolevano di non poter più "informare" a causa della scadenza dei visti (hanno mai intervistato, questi "professionisti", un sostenitore di Ahmadinejad?) si sono ridotti a smanettare su Facebook e su qualche altro arnese simile alla ricerca dell’ultimo “video-verità”. S’è narrato d’un inesistente "attentato suicida" al mausoleo dell'Imam Khomeyni, sul quale ora, guarda caso, s’allunga postumo lo zolfo della “benevolenza” del Mossad nei mesi che precedettero la rivoluzione (“potevamo ucciderlo, ma non lo facemmo: ne siamo pentiti”, hanno messo in circolazione)... Si sparano cifre tonde di "martiri" senza uno straccio di prova: anche la "martire Neda" presto si rivelerà essere l'ennesima trovata mediatica da affiancare al mitico “cormorano iracheno” inzuppato di petrolio (del Mare del Nord). In apici di sbornia mediatica s’è gridato anche all’acido lanciato dagli elicotteri dei Basij!Le foto che circolano dalla rete anche nei tg dimostrano solo che c'è una “mobilitazione di piazza” dei sostenitori di Moussavi contro Ahmadinejad e quel che rappresenta, in politica interna ed estera. Dimostrano anche che c'è una "repressione". Ma la cosa finisce qui. Perché se i risultati delle elezioni sono veritieri (ed i "brogli" non possono essere dell'ordine dei 30 punti di scarto!), questa operazione si chiama "colpo di Stato". E come ad ogni latitudine le autorità non possono non intervenire per sedare ogni tentativo di questo tipo. Nel “democratico” Occidente, per molto meno, non succederebbe una carneficina (al di là del giudizio su quelle vicende, ci si ricordi di quel che accadde a margine del G8 di Genova)? Si assiste, inoltre, a tentativi di “colonialismo elettorale”; così, sulle prime, i “verdi” hanno sperato di far ripetere le elezioni alla presenza di "osservatori". Ma da quando un Paese sovrano accetta simili imposizioni? Ahmadinejad viene presentato sempre più come un "nuovo Hitler", mentre giganti eurasiatici del calibro di Turchia e Russia, a margine della riunione della Organizzazione della Conferenza di Shanghai gli riconoscono la rielezione (e poi sarebbero loro, due terzi d’Eurasia, che “si isolano”…). Un presidente che è amato dalle classi popolari perché incarna i valori della "tradizione", detestato dalle classi già agiate (simili a quelle mandate a ''spentolare' a Caracas nel 2002, aizzate dalla Cia e dalle tv private) che vorrebbero diventarlo sempre di più! Il Presidente iraniano – nella neolingua dei megafoni dell’informazione – sarebbe addirittura ‘reo' d'aver aumentato pensioni e stipendi, il che ha dato lo spunto, per i soliti in malafede, di dire che "è in campagna elettorale da 3 anni": insomma, non è importante cosa si fa, ma "chi fa cosa"!Quanto al posizionamento dell'Iran in politica estera, un'inversione di rotta farebbe molto comodo a Usa e soci. La linea seguita sin qui è quella giusta, compreso il "nucleare iraniano", che nasconde la vera posta in gioco, quella energetica (quindi, politica con la P maiuscola). Ecco cosa sono gli “studenti e gli operai” di cui vaneggiano vecchie ciabatte dell’”antimperialismo” totalmente a digiuno di geopolitica.Ma chiediamoci: perché tutta questa agitazione intorno all'Iran? Perché il risultato delle elezioni (alle quali ha partecipato l'85% degli aventi diritto, a differenza delle nostre elezioni, che ormai non entusiasmano più nessuno) dovrebbe essere "falsato"? Chi lo dice? Qualche istituto "indipendente"? E chi è che ha l'autorità per ficcare il naso in questo modo in casa d'altri? Noi lo sopporteremmo (in effetti lo facciamo, dal '45 in poi, passando per i "casi" Mattei, Moro, “misteri d’Italia”, servizi cosiddetti "deviati" e "terrorismo rosso” e “stragismo nero", Cermis, Mani Pulite, fino alle ultime uscite su "Papi&Noemi", e la cosa non ci fa molto onore come "popolo italiano"). Insomma, qual è il "problema" con l'Iran? Quale "pericolo" rappresenta per noi? Parliamone, magari in un confronto tra “punti di vista” divergenti così come piace alla retorica “democratica”, così vediamo di chiarire una cosa che altrimenti rischia di non assumere connotati chiari (le manfrine sui "diritti umani" lasciamole perdere, perché chi ne fa uno strumento di pressione in giro per il mondo è il primo che dovrebbe starsene zitto).La verità – oltre al dato geopolitico - è che non si vuol prendere atto da trent'anni che nel 1979 in Iran è avvenuto un evento di quelli che andrebbero studiati sui manuali di Storia, come l'89 della Rivoluzione francese o il '17 della Rivoluzione bolscevica, che a torto o a ragione sono considerate delle date-simbolo. Questo rifiuto di accettare che anche i non europei possano scrivere pagine di "storia universale" è uno dei tanti segni della boria della cosiddetta "civiltà occidentale" e dei suoi rappresentanti. Una cosa è certa: dall'esito di questa situazione in Iran dipenderà molto di quel che resta di speranza, per noi italiani ed europei, di affrancarsi dalla presa del dominio occidentale.



*Enrico Galoppini, saggista e traduttore dall'arabo, diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato nell’ambito di progetti internazionali (ad es. in Yemen) ed ha insegnato per alcuni anni Storia dei Paesi islamici presso le Università di Torino e di Enna. È nel comitato di redazione della rivista di Studi geopolitici “Eurasia” (www.eurasia-rivista.org). Particolarmente interessato agli aspetti religioso e storico-politico del mondo arabo-islamico, alla storia del colonialismo, all'attualità politica internazionale, ma anche ai viaggi e a fenomeni di costume, collabora o ha collaborato a riviste e quotidiani tra cui "LiMes", "Imperi", "Eurasia", "Levante", "La Porta d'Oriente", "Kervàn", "Africana", "Meridione. Sud e Nord del mondo", "Diorama Letterario", "Italicum", "Rinascita". Tra le sue pubblicazioni: "Il Fascismo e l'Islàm" (Edizioni All'Insegna del Veltro, Parma 2001), Islamofobia (Edizioni All'Insegna del Veltro, Parma 2008).


Pubblicato su "Eurasia", Rivista di Geopolitica



MoviSol - Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà Newsletter gratuita n. 26/2009


L'Impero Britannico è stato colto con le mani nel sacco, mentre i suoi agenti si adoperavano per trasformare in una sanguinosa "rivoluzione" le proteste (legittime) contro il risultato delle elezioni presidenziali iraniane del 12 giugno. A seguito di numerosi giorni di protesta da parte dei sostenitori del candidato Mir Hossein Mousavi, ufficialmente sconfitto dal presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad, il leader religioso supremo Ayatollah Ali Khamenei si è rivolto alla nazione nel discorso del venerdì, il 19 giugno, in cui ha chiesto a tutti i partiti di disciplinarsi, sospendere le proteste e ricorrere alle vie legali per contestare i risultati. Khamenei ha colto l'opportunità per attaccare il nemico storico dell'Iran, la Gran Bretagna, come il "male supremo" tra le nazioni. Ha ammonito che gli agenti dell'impero sono intenzionati a fare ciò che hanno fatto in Georgia, Ucraina e altri paesi, e cioè manipolare la frustrazione giovanile con canali elettronici per farla insorgere contro i governi delle proprie nazioni. I giorni successivi hanno mostrato l'emergere proprio di una tale forza. Mentre svanivano le manifestazioni di massa pacifiche, nelle strade di Teheran comparivano squadre di violenti. Piccoli gruppi di non oltre 100 persone hanno cominciato a bruciare automobili e autobus e hanno attaccato i presidii della milizia Basaji. Domenica 21 giugno, il governo iraniano ha rincarato la dose contro i britannici. Il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki ha sollevato tre capi d'accusa contro il governo di Sua Maestà: 1. Addestramento dei terroristi. 2. Ingerenza nella destabilizzazione in corso a seguito delle elezioni. 3. Diffusione di disinformazione, e 4. Continuazione del ruolo storico di principale nemico della nazione iraniana e dei suoi vicini, compreso il ruolo svolto nel convincere gli USA a invadere l'Iraq con falsi pretesti e nell'aumentare la produzione di droga nei territori afgani controllati dalla Gran Bretagna. Mottaki ha lanciato le sue accuse ad un briefing per diplomatici stranieri tenutosi al ministero degli Esteri. Il giorno precedente, il ministero della sicurezza iraniano aveva annunciato di aver identificato e arrestato un vasto numero di membri dell'Organizzazione Mujaheddin Khalq (MKO), coinvolti nei disordini della capitale. Secondo i funzionari della sicurezza, così come riferito dal canale televisivo iraniano Press TV, i membri arrestati hanno confessato di essere stati addestrati nei campi iracheni di Ashraf per creare caos post-elettorale a Teheran, e di aver ricevuto indicazioni dalla direzione del MKO a Londra. La televisione nazionale iraniana ha trasmesso i nastri di una conversazione telefonica tra una donna a Londra e alcuni degli arrestati, in cui la donna impartiva ordini su dove, come e quando attaccare i bersagli. Domenica, a poche ore dal discorso di Mottaki, le autorità iraniane hanno chiesto al corrispondente della BBC John Leyne di lasciare il paese entro 24 ore. In effetti, la BBC ha organizzato la sua pagina web sull'Iran come war room. I facinorosi hanno usato il sito della BBC per mandare coordinate su dove e quando eseguire gli assalti, e per ricevere istruzioni.

IRAN: Londra nel mirino. Accusata di essere dietro le violenze:::: 22 Giugno 2009 :::: 6:10 T.U. :::: Analisi :::: di Leila Mazboudi*
La storia si ripete, è quello che i dirigenti iraniani sembrano imparare in seguito al movimento di protesta contro la rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad. Ed è la Gran Bretagna che sempre di più si trova nel loro mirino, sospettata di aver ripreso, come in passato, il suo ruolo di perturbatore in Iran, e di essere dietro le violenze scoppiate nelle strade di Teheran. Il primo ad avere suonato l'allarme contro Londra è stato il numero uno, la Guida suprema Sayed Ali Khamenei: "I diplomatici di diversi paesi occidentali, che finora ci hanno parlato con il linguaggio diplomatico hanno dimostrato il loro vero volto, in primo luogo il governo britannico", ha proclamato nel suo discorso di venerdì sulle elezioni presidenziali iraniane, mentre la folla ha gridato "Abbasso la Gran Bretagna". Questa domenica, anche il presidente eletto, Mahmoud Ahmadinejad ha fatto riferimento all’ingerenza inglese e statunitense: "Non entrerete nella cerchia di amici della nazione iraniana tenendo proponimenti frettolosi. Per questo motivo, vi chiedo interrompere la vostra ingerenza." ha scritto sul suo sito web. In precedenza, il ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, era andato ben oltre, accusando Londra di aver cospirato contro le elezioni presidenziali. Nel corso di un incontro con i diplomatici, citato dal canale satellitare in lingua inglese "Press TV", aveva osservato che "è da due anni che Londra prepara un siluro contro le elezioni presidenziali iraniane:" Abbiamo notato un afflusso (dalla Gran Bretagna) prima delle elezioni", ha affermato, riferendosi alla presenza di "elementi legati ai servizio segreti britannici". La Gran Bretagna "voleva che nessuno si recasse al voto", "questa era la linea dei media britannici", ha aggiunto. Infatti, questi media hanno, fin dalle prime ore, e senza prove, adottato il punto di vista dei perdenti alle presidenziali, contestando l'esattezza delle cifre ufficiali e pubblicandole prematuramente. Da questo momento viene alla luce tutta l'ampiezza dell’ingerenza britannica, che, quindi, non era limitato ai soli mezzi di informazione. Un ruolo importante è stato assunto nelle recenti dimostrazioni dai membri dell’ “Organizzazione dei Mujahidin del popolo”, vietata in Iran, che sono stati arrestati dai servizi di sicurezza.Secondo il ministero in questione, essi hanno confessato di essere stati addestrati da soldati britannici di stanza in Iraq. Nel corso degli ultimi due anni, diverse reti terroristiche, con l'obiettivo di creare disordini in Iran, erano state smantellate in molte province iraniane, nella provincia araba di Al-Ahwaz, e in quella turcomanna del Balochistan. Essi hanno inoltre confessato di aver legami con il Regno Unito. L'avversione di Londra contro Teheran non è un segreto per nessuno, a causa della vittoria della rivoluzione di Imam Khomeini, il quale è riuscito a detronizzare uno degli alleati pro-occidentali più vicini a Londra (ed anche a Washington). Data la storia di interferenza e cospirazioni pianificate da parte dei vari governi di sua maestà "in questa regione come altrove nel mondo, le accuse iraniane contro l'ex Impero del Sol Levante, sono più plausibili che i dinieghi del segretario degli Esteri britannico, David Miliband, per il quale "il Regno Unito è irremovibile sul fatto che sia il popolo iraniano a scegliere il proprio governo e le autorità iraniane a garantire l'imparzialità dei risultati (elezioni presidenziali) e proteggere i loro concittadini."Nel 1953, è stato il Regno Unito che ha indotto gli Stati Uniti arovesciare il governo popolare di Mossadegh. Aveva deciso di nazionalizzare il settore petrolifero iraniano. Ahmadineajd è stato molto più audace.

martedì 23 giugno 2009

Il Consiglio dei Guardiani



Il Consiglio dei Guardiani dell’Iran sul voto presidenziale:::: 23 Giugno 2009 :::: 8:52 T.U. ::


Il Consiglio dei Guardiani dell’Iran ha suggerito che il numero di voti raccolti in 50 città supera il numero di persone che possono beneficiare del diritto di voto in queste zone.Il portavoce del Consiglio Abbas-Ali Kadkhodaei, che è intervenuto sul Canale 2 della Televisione della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIB), Domenica, ha fatto osservazioni in risposta alle denunce presentate da Mohsen Rezaei - un candidato sconfitto alle elezioni presidenziali del 12 giugno."Le statistiche fornite dai candidati, che affermano che oltre il 100% degli aventi diritto al voto hanno espresso uno scrutinio in 80-170 città, non sono precise - l'incidente è avvenuto solo in 50 città", ha detto Kadkhodaei.Kadkhodaei ha inoltre spiegato che l'affluenza alle urne oltre il 100%, in alcune città, è un fenomeno normale, perché non vi è alcuna limitazione per le persone aventi diritto, di votare alle elezioni presidenziali in un'altra città o provincia, in cui viaggiano spesso.Secondo il portavoce del Consiglio dei Guardiani, aree per le vacanze e luoghi come i distretti uno e tre di Teheran non sono separabili.Il portavoce, tuttavia, ha affermato che, sebbene i voti interessati da questo tipo di problema potrebbero essere più di 3 milioni*, essi non pregiudicano l'esito delle elezioni.Egli, tuttavia, ha aggiunto che il Consiglio può, su richiesta dei candidati, ricontare i voti delle urne interessate e determinare "se l'eventuale cambiamento nel riconteggio sia decisivo per i risultati delle elezioni", ha riferito a Khabar online.Tre dei quattro candidati contestano le elezioni presidenziali dello scorso Venerdì, lamentando brogli, una volta che il Ministero degli Interni ha annunciato i risultati - in base al quale il presidente Mahmoud Ahmadinejad è stato dichiarato vincitore con quasi due terzi dei voti.Rezaei, insieme con Mir-Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, hanno segnalato più di 646 'irregolarità' nel processo elettorale e hanno presentato le loro denunce all'organo responsabile per la supervisione delle elezioni – il Consiglio dei Guardiani.Mousavi e Karroubi hanno invitato Venerdì il Consiglio ad annullare il voto e a tenere nuove elezioni. Ciò mentre il Presidente Ahmadinejad e il suo ministro degli Interni, Sadeq Mahsouli, hanno respinto qualsiasi possibilità di frode, affermando che le elezioni sono state libere ed eque.

*Cioè che i tre milioni di voti non sono in più o sono falsi, ma semplicemente espressi da elettori non residenti, come permette la legge elettorale iraniana, (non contestata da nessuno dei candidati, finora). NdT


Pubblicato su Eurasia, Rivista di Geopolitica

Traduzione di Alessandro Lattanzi:



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